Anna Grimaldi muore a 17 anni dopo essere stata investita sulle strisce. CNDDU: “La prevenzione non attenda una tragedia”
La morte della giovane Anna Grimaldi riporta al centro la sicurezza stradale e la prevenzione, con un ruolo fondamentale della scuola nell’educazione alla prudenza, alla responsabilità...

Diciassette anni, una strada attraversata sulle strisce pedonali e poi giorni di ricovero all’ospedale Cardarelli. Anna Grimaldi non ce l’ha fatta. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime il proprio cordoglio alla famiglia, agli amici e ai compagni di scuola della giovane investita lo scorso 6 settembre nella zona di Capodichino, a Napoli.
Una morte davanti alla quale, precisa il CNDDU, occorre innanzitutto rispettare il dolore di chi oggi piange Anna. Ma quanto accaduto riporta inevitabilmente l’attenzione sulla sicurezza di chi si muove a piedi nelle nostre città. “Senza entrare nel merito delle responsabilità relative al caso specifico, la cui definizione compete alle autorità preposte, quanto accaduto richiama l’attenzione sulla particolare vulnerabilità di chi si muove a piedi e sull’esigenza di garantire condizioni di maggiore sicurezza in prossimità degli attraversamenti pedonali”. Le regole ci sono. Prudenza, attenzione e velocità adeguata sono obblighi di chi guida. Ma, sottolinea il Coordinamento, una norma scritta non basta se non diventa un comportamento che accompagna ogni momento trascorso al volante. “Condurre un veicolo significa assumere decisioni continue che incidono non soltanto sulla propria incolumità, ma anche su quella delle persone che si incontrano lungo il percorso”.
Ed è prima ancora di prendere una patente che si può cominciare a lavorare su questa consapevolezza. Per il CNDDU la scuola può avere un ruolo importante, a condizione che l’educazione stradale non compaia soltanto dopo l’ennesimo incidente. “La scuola può contribuire in maniera significativa a questo processo, inserendo l’educazione stradale in un percorso formativo continuativo e non limitato a iniziative occasionali promosse in seguito a eventi tragici”. Educare alla strada, del resto, non significa parlare soltanto ai futuri automobilisti. I ragazzi la vivono molto prima di guidare, come pedoni, passeggeri e ciclisti, ed è già in queste esperienze che possono imparare a riconoscere un rischio e a muoversi responsabilmente nello spazio pubblico.
Ma sarebbe sbagliato, secondo il Coordinamento, lasciare tutto sulle spalle dei singoli. Attraversamenti visibili, illuminazione, manutenzione delle strade, organizzazione della viabilità e controlli fanno parte della stessa prevenzione. “La prevenzione, tuttavia, non può dipendere esclusivamente dalle condotte individuali. La sicurezza degli attraversamenti è legata anche alla visibilità della segnaletica, all’illuminazione, alla manutenzione delle strade, alla configurazione della viabilità e all’efficacia dei controlli”. Poi il comunicato torna ad Anna. E lo fa con una frase che forse racchiude il senso più doloroso di questa riflessione: “La morte di Anna rende dolorosamente evidente quanto sia importante agire prima che una situazione di pericolo produca conseguenze irreversibili”. Dentro una perdita così grande c’è anche una decisione che il CNDDU chiede di accogliere senza retorica. La famiglia di Anna ha autorizzato la donazione dei suoi organi. “È una decisione maturata in una condizione di sofferenza estrema, attraverso la quale altre persone potranno ricevere una concreta possibilità di cura e di vita”.
Il Coordinamento sceglie di fermarsi davanti all’intimità di questo gesto, ricordando che “merita di essere ricordato senza enfasi, preservandone il valore e l’intimità”. E chiede che anche la storia di Anna non scompaia quando si spegnerà l’attenzione della cronaca. “La vicenda di Anna non dovrebbe esaurirsi nel tempo inevitabilmente breve della cronaca”. Per il CNDDU significa continuare a lavorare sulla sicurezza dei pedoni, rendere più sicuri i punti maggiormente esposti delle città e dare all’educazione stradale uno spazio stabile nella formazione dei ragazzi. Prima che sia un’altra tragedia a ricordarci quanto conta.
di La Redazione
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