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Alunna di 11 anni con disabilità sarebbe stata umiliata e ripresa in classe, poi il ricovero in ospedale. CNDDU: “La prevenzione non può iniziare dopo il danno”

2 ore fa
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Il CNDDU richiama la scuola alla prevenzione e alla tutela dei minori, sottolineando la necessità di rafforzare vigilanza, formazione e...

"Il CNDDU esprime profonda preoccupazione per la vicenda, riportata dagli organi di stampa, relativa a un’alunna di undici anni con disabilità frequentante un istituto comprensivo del Salento, che sarebbe stata esposta, durante l’attività didattica, a comportamenti umilianti da parte di due docenti, anche in presenza dei compagni.

Secondo quanto riferito, la minore sarebbe stata inoltre ripresa con un telefono cellulare mentre manifestava evidenti difficoltà nello svolgimento delle attività assegnate. Il disagio vissuto dalla bambina sarebbe culminato in un grave malore, seguito da svenimento e trasporto in ospedale. Le circostanze sono oggetto di accertamento e ogni valutazione sulle eventuali responsabilità individuali compete alle autorità preposte, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento e della presunzione di innocenza. I fatti contestati risalirebbero al periodo compreso tra febbraio e maggio 2026. La denuncia presentata dai genitori ha dato origine agli accertamenti, nell’ambito dei quali risultano indagate due docenti.

La necessaria prudenza rispetto a fatti ancora sottoposti a verifica non impedisce, tuttavia, di interrogarsi sulle responsabilità educative e organizzative che la scuola assume nei confronti degli alunni affidati alla sua vigilanza, soprattutto quando siano presenti condizioni di particolare vulnerabilità.


La normativa in materia di inclusione scolastica, a partire dalla legge n. 104 del 1992 e dal decreto legislativo n. 66 del 2017, affida all’intera istituzione scolastica il compito di predisporre condizioni adeguate alla partecipazione dell’alunno con disabilità. La difficoltà incontrata durante un’attività didattica deve pertanto costituire il punto di partenza per un intervento professionale appropriato e non trasformarsi in motivo di esposizione, mortificazione o isolamento all’interno della classe.

L’eventuale utilizzo di un dispositivo personale per riprendere una minore durante l’attività scolastica pone, inoltre, una delicata questione di protezione dei dati personali, ancora più rilevante quando dalle immagini possano emergere informazioni relative alla condizione individuale dell’alunna. La disponibilità immediata degli strumenti digitali non attenua la responsabilità connessa al loro utilizzo e richiede, nel contesto scolastico, particolare consapevolezza e prudenza.


La vicenda richiama soprattutto la necessità di rafforzare la prevenzione. Sensibilizzare il personale scolastico non significa moltiplicare iniziative occasionali dopo episodi che suscitano attenzione mediatica, ma consolidare una cultura professionale capace di riconoscere tempestivamente comportamenti e dinamiche relazionali che, se reiterati, possono compromettere la serenità dell’alunno e il suo rapporto con la scuola. Anche il linguaggio utilizzato dall’adulto, il modo in cui viene corretto un errore o resa visibile una difficoltà davanti ai compagni possono incidere profondamente sulla percezione di sé del minore e sul clima dell’intera classe.


La sensibilizzazione deve riguardare anche la capacità di riconoscere i segnali di disagio. Cambiamenti improvvisi nel comportamento, timore della frequenza, chiusura relazionale o manifestazioni ricorrenti di malessere non autorizzano conclusioni immediate, ma non dovrebbero essere sottovalutati. Richiedono ascolto, osservazione e, quando necessario, una verifica tempestiva. Una segnalazione interna non equivale a un’accusa e non anticipa alcuna responsabilità: consente semplicemente all’istituzione di conoscere una possibile criticità, valutarla e intervenire nell’ambito delle proprie competenze. Un sistema capace di far emergere precocemente il disagio tutela l’alunno, sostiene il personale nell’esercizio delle proprie funzioni e riduce il rischio che situazioni inizialmente circoscritte producano conseguenze più gravi.


Il CNDDU ritiene che la vicenda salentina, ferma restando la necessità di attendere l’accertamento dei fatti, debba sollecitare una riflessione che vada oltre il singolo episodio.

Una scuola realmente inclusiva non è soltanto quella che predispone correttamente gli strumenti previsti dalla normativa, ma quella che sa riconoscere quando un alunno sta vivendo una condizione di disagio e dispone della capacità organizzativa per intervenire prima che essa si aggravi.

Per questo la questione posta dalla vicenda è essenziale e riguarda l’affidabilità stessa del sistema scolastico: la prevenzione non può iniziare dopo il danno. Accertare ciò che è accaduto è compito delle autorità competenti; fare in modo che il disagio di un alunno possa essere riconosciuto e affrontato prima di raggiungere conseguenze gravi è una responsabilità che appartiene alla scuola".

di La Redazione


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