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Aggressione a uno studente diciassettenne a Ortona, il CNDDU chiede al ministro Valditara un fondo nazionale strutturale per prevenire la violenza nelle scuole

57 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Dopo l'aggressione al diciassettenne, il CNDDU sollecita interventi preventivi, risorse continuative, personale specializzato e un coordinamento efficace tra...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime ferma condanna e profonda preoccupazione per la grave aggressione avvenuta a Ortona ai danni di uno studente diciassettenne, colpito all'uscita da scuola con spray urticante e un tubo di alluminio. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, due adolescenti di 15 e 16 anni avrebbero raggiunto la città per attendere il giovane, in una vicenda il cui movente sarebbe riconducibile a contrasti di natura sentimentale.


L'episodio, sul quale sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti, presenta caratteristiche che impongono una riflessione ben più rigorosa della consueta condanna della violenza giovanile.

L'aspetto maggiormente inquietante non riguarda soltanto gli strumenti utilizzati, potenzialmente capaci di provocare conseguenze gravi, ma la possibile preparazione dell'aggressione. Qualora fosse confermata l'attesa deliberata della vittima all'uscita dall'istituto, ci troveremmo di fronte a una condotta difficilmente riconducibile a un'improvvisa perdita di controllo. La violenza assumerebbe il significato di una scelta consapevole, attraverso la quale imporre la propria volontà mediante la forza. Ridurre comportamenti di questa natura a una generica intemperanza adolescenziale significherebbe sottovalutarne la pericolosità.


Anche il presunto movente sentimentale merita attenzione. Quando una rivalità affettiva sfocia in un'aggressione, emerge una concezione distorta delle relazioni, nella quale il dissenso viene interpretato come un affronto e la frustrazione diventa un pretesto per esercitare intimidazione. Non si tratta soltanto di una difficoltà nella gestione delle emozioni, ma della possibile interiorizzazione di un modello relazionale fondato sulla sopraffazione. Nessuna delusione personale o tensione emotiva può giustificare il ricorso alla violenza.

Il CNDDU ritiene tuttavia necessario evitare interpretazioni semplicistiche che attribuiscano automaticamente alla scuola ogni responsabilità. Gli istituti non possono garantire una vigilanza indiscriminata sugli spazi pubblici né sostituirsi alle famiglie e alle autorità competenti. Occorre piuttosto verificare se fossero emersi precedenti segnali di conflittualità o minacce e se esistessero condizioni concrete per un intervento preventivo. La sicurezza nelle aree adiacenti agli edifici scolastici richiede procedure condivise tra dirigenti, famiglie, servizi territoriali e forze dell'ordine, capaci di attivare tempestivamente misure proporzionate alle situazioni di rischio effettivamente segnalate.


Su questo terreno emerge una criticità non più eludibile: la distanza tra le responsabilità richieste alle istituzioni scolastiche e le risorse disponibili per esercitarle. La prevenzione delle condotte violente non può continuare a dipendere da iniziative occasionali, finanziamenti discontinui o ulteriori incombenze attribuite ai docenti. Servono competenze specialistiche, continuità operativa e strumenti organizzativi adeguati, senza trasformare ogni emergenza in un nuovo progetto temporaneo.


Il CNDDU propone pertanto l'istituzione di un fondo nazionale strutturale, alimentato da risorse aggiuntive e vincolate, destinato alla prevenzione della violenza nelle scuole secondarie. La dotazione finanziaria dovrà essere definita sulla base di una ricognizione documentata dei fabbisogni degli istituti e delle criticità territoriali, garantendo interventi pluriennali per figure professionali qualificate, formazione specialistica del personale e gestione tempestiva delle segnalazioni. La distribuzione delle risorse dovrà seguire criteri trasparenti ed essere accompagnata da verifiche periodiche dei risultati, evitando stanziamenti simbolici e iniziative prive di continuità.


La risposta ai comportamenti violenti deve essere altrettanto rigorosa sul piano della responsabilizzazione individuale. La minore età dei soggetti coinvolti impone garanzie e strumenti educativi appropriati, ma non autorizza alcuna minimizzazione delle condotte eventualmente accertate. I percorsi rieducativi devono prevedere il riconoscimento del danno arrecato, l'assunzione delle proprie responsabilità e una verifica concreta dei cambiamenti comportamentali. Parallelamente, lo studente aggredito deve ricevere adeguata tutela, affinché l'esperienza subita non comprometta la serenità personale e la prosecuzione degli studi.


Il CNDDU rivolge quindi un appello diretto al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché la prevenzione della violenza giovanile diventi oggetto di una programmazione nazionale stabile, sostenuta da finanziamenti strutturali, tempi certi di attuazione e responsabilità operative chiaramente definite. Non è sufficiente intervenire sul piano disciplinare quando la violenza si è già manifestata: occorre mettere le scuole nelle condizioni di riconoscere tempestivamente le situazioni di rischio e affrontarle attraverso competenze adeguate e un coordinamento efficace con i servizi territoriali.


L'aggressione di Ortona non può diventare l'ennesimo episodio destinato a suscitare indignazione per pochi giorni e a scomparire dall'attenzione istituzionale. Al ministro Valditara chiediamo risposte organizzative e finanziarie verificabili, non ulteriori dichiarazioni di principio. La credibilità dell'azione pubblica si misura dalla capacità di prevenire, intervenire e rendere conto dei risultati. Senza risorse continuative e responsabilità precise, ogni condanna della violenza rischia di trasformarsi in una formula ripetuta dopo ogni aggressione, mentre le condizioni che favoriscono il ripetersi di episodi analoghi rimangono sostanzialmente immutate".

di La Redazione



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