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17enne aggredito fuori da una discoteca, il CNDDU: "Ogni episodio di violenza è una sconfitta per la comunità educante"

20 lug
Tempo di lettura: 3 min

Dopo l'aggressione avvenuta all'esterno di una discoteca di Gallipoli, si rinnova l'appello a rafforzare l'educazione ai diritti...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per l'aggressione subita da un ragazzo di diciassette anni all'esterno di una discoteca di Gallipoli, al termine di una presunta lite. Le notizie diffuse nelle ultime ore confermano che, fortunatamente, le condizioni del giovane si sono rivelate meno gravi di quanto inizialmente ipotizzato e che il ragazzo è stato dimesso dall'ospedale dopo gli accertamenti clinici. Restano ora affidate alle indagini delle forze dell'ordine la ricostruzione della dinamica dei fatti e l'individuazione delle eventuali responsabilità.


Pur nel rispetto del lavoro investigativo e del principio di presunzione d'innocenza, il CNDDU ritiene doveroso richiamare l'attenzione su un fenomeno che continua a riproporsi con inquietante frequenza: la crescente diffusione di episodi di violenza tra adolescenti e giovani nei luoghi della socialità, del divertimento e della vita quotidiana.

Ogni aggressione rappresenta una sconfitta per l'intera comunità educante. Non si tratta esclusivamente di un problema di ordine pubblico, ma di un'emergenza culturale che interpella la scuola, la famiglia, le istituzioni, il mondo dell'associazionismo e tutti coloro che condividono la responsabilità della formazione delle nuove generazioni.


La tutela del diritto alla sicurezza, all'integrità fisica e alla dignità della persona costituisce uno dei pilastri fondamentali dei diritti umani e non può conoscere deroghe, neppure nei contesti del tempo libero o durante il periodo estivo.

Le discoteche, i luoghi di aggregazione giovanile e le località turistiche devono rappresentare spazi di incontro, inclusione e crescita personale, non scenari nei quali prevalgano la logica della sopraffazione, l'impulsività o l'incapacità di gestire il conflitto attraverso il dialogo. È indispensabile rafforzare le reti educative territoriali, promuovendo una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni scolastiche, famiglie, enti locali, gestori dei locali pubblici, operatori sociali e forze dell'ordine, affinché la prevenzione diventi un impegno condiviso e continuativo.


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova il proprio impegno affinché l'educazione ai diritti umani trovi sempre maggiore spazio nei percorsi scolastici, non come semplice trasmissione di contenuti teorici, ma come autentica educazione alla cittadinanza democratica, alla responsabilità, all'empatia, alla gestione non violenta dei conflitti e al rispetto della dignità di ogni persona.


Preoccupa sempre più la facilità con cui, tra molti adolescenti, il confronto lascia spazio allo scontro e la forza sembra sostituire la parola. Dietro ogni episodio di violenza non vi è soltanto un gesto impulsivo, ma spesso il segnale di una crescente fragilità educativa, relazionale ed emotiva che la società non può permettersi di ignorare. Quando un ragazzo arriva a colpire un suo coetaneo, viene meno il riconoscimento dell'altro come persona titolare degli stessi diritti, della stessa dignità e dello stesso valore.


La violenza giovanile non nasce improvvisamente davanti all'ingresso di una discoteca: prende forma molto prima, nell'abitudine all'aggressività verbale, nell'indifferenza verso la sofferenza altrui, nella spettacolarizzazione dello scontro, nella ricerca di consenso attraverso la prevaricazione, nella progressiva perdita del senso del limite e della responsabilità personale. Ogni episodio costituisce il sintomo di un disagio che richiede risposte educative profonde e condivise, non interventi occasionali dettati dall'emotività del momento.


È necessario promuovere una cultura capace di restituire centralità al dialogo, all'ascolto, all'autocontrollo e alla solidarietà, affinché i giovani comprendano che il coraggio non consiste nell'umiliare o ferire qualcuno, ma nel saper rispettare l'altro anche nei momenti di tensione e di conflitto. Educare ai diritti umani significa insegnare che la libertà individuale trova il suo limite invalicabile nella dignità dell'altro e che nessuna forma di violenza può essere considerata un linguaggio accettabile.


Il CNDDU rinnova pertanto l'appello alle istituzioni affinché investano con convinzione in percorsi permanenti di educazione alla legalità, all'affettività, alla cittadinanza responsabile e alla prevenzione della violenza. Ogni ragazzo che sceglie il dialogo invece dell'aggressione rappresenta una vittoria dell'educazione; ogni giovane che considera la violenza una forma normale di relazione rappresenta invece una sconfitta collettiva che riguarda tutti. La tutela dei diritti umani comincia proprio da qui: dalla capacità di costruire comunità nelle quali il rispetto della persona prevalga sempre sulla legge del più forte".

di La Redazione



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