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Supplenze e assegnazioni 2026-2027: a disposizione oltre 14 mila cattedre. La mappa dei posti

L'analisi delle disponibilità in tutta Italia mostra numeri sostanzialmente congelati rispetto al passato. Lombardia ed Emilia-Romagna in testa, chiude il Molise con appena 77 contratti.

Se analizziamo come vengono suddivisi i contratti per gli insegnanti, scopriamo che le scuole secondarie di secondo grado fanno la parte del leone. Da sole, infatti, assorbono circa il 65% di tutte le disponibilità nazionali: stiamo parlando di ben 9.211 cattedre su un totale di poco più di 14mila. Molto più staccate troviamo le scuole medie con 3.761 posti, le scuole elementari con 1.039 posti e, in fondo alla lista, le scuole materne con appena 137 contratti.


A guidare la classifica (fatta su base regionale) è nettamente il Nord Italia. La Lombardia è la regione che offre le maggiori chance. garantendo 2.994 posti a disposizione (di cui 1.730 solo per le superiori e 1.004 per le medie). Subito dietro si piazzano l'Emilia-Romagna (1.950 posti totali), il Veneto (1.473) e il Piemonte (1.462). Scendendo lungo la penisola i numeri si sgonfiano: il Lazio conta 1.066 disponibilità, ma è al Sud che la situazione si fa decisamente più stretta. La Sicilia si ferma a 698 posti, la Calabria a 356, la Campania a 327 e la Puglia a 176, fino ad arrivare al Molise che chiude la graduatoria nazionale con appena 77 cattedre.


 Ma cosa rappresentano esattamente questi numeri? Si tratta del cosiddetto “organico di fatto”, che per dirla in parole semplici è quel bacino di cattedre extra che ogni anno gli Uffici scolastici possono tirar fuori per risolvere i problemi di ogni giorno: l’aumento improvviso degli alunni, la necessità di sdoppiare classi troppo affollate, oppure la semplice esigenza di garantire le supplenze annuali e i trasferimenti provvisori dei docenti che vogliono avvicinarsi a casa. Per l'anno scolastico 2026-2027, il Ministero ha fissato il limite massimo di questa riserva a 14.148 posti in tutta Italia. Un dato che ci fa capire come questa necessità di rispondere a questi continui imprevisti sia diventata ormai una regola fissa e strutturale per il nostro sistema scolastico.


 Se si fa un confronto con l'anno passato (2025-2026), la fotografia è praticamente congelata. Si registra infatti un calo quasi invisibile, con appena 13 posti in meno in tutto il Paese. Moltissime regioni, tra cui Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Sicilia, hanno mantenuto esattamente la stessa quota dell'anno precedente. Le uniche, leggerissime sforbiciate (di appena una o due cattedre) hanno riguardato Abruzzo, Basilicata, Marche, Sardegna, Piemonte, Toscana e Umbria.

di La Redazione





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