Recalcati: “I figli non hanno bisogno di padri autoritari. Hanno bisogno di insegnanti e genitori che sappiano trasmettere il desiderio di vivere”
- La Redazione

- 20 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 28 mag
Per Recalcati il problema non è l’assenza di autorità, ma ciò che oggi molti figli non riescono più a trovare negli adulti...

“Il discorso educativo in quanto tale è in grande crisi, è in grande difficoltà”. A pronunciare queste parole è stato lo psicanalista Massimo Recalcati al Salone Internazionale del Libro di Torino. Il suo intervento parte da una riflessione molto precisa: se oggi l’educazione appare sempre più fragile è anche perché mancano figure adulte realmente capaci di educare. Ma questo, precisa l’esperto:
“Non significa ritenere che la soluzione al problema del padre sia la riabilitazione del padre-padrone, del padre del patriarcato; sia guardare all'indietro”. Questo disorientamento educativo, spesso porta a pensare, erroneamente, che i modi severi e duri con i quali i padri credevano di educare bene un tempo, siano quelli più adatti per forgiare un figlio. Continua Recalcati: “Io non penso affatto questo. Io penso che sia impossibile, e aggiungo, meno male, recuperare l'autorità paterna che ci ha consegnato il patriarcato e che sia un errore guardare al passato”.
Oggi il contesto educativo è profondamente cambiato: sono cambiati i figli, i genitori e gli ambienti nei quali i giovani crescono. Inoltre, oggi troviamo un’attenzione diversa al ruolo materno e, soprattutto , paterno. Infatti, continua Recalcati: “Secondo me la soluzione, dell'evaporazione del padre non va nel senso della restaurazione, non va nel senso della conservazione. Va nel senso di ripensare il padre dai piedi”.
In questo contesto, per Recalcati essere padre significa prima di tutto trasmettere. È un ruolo che, secondo l'esperto, va al di là del sesso e dell’estetica: “Il padre è un atto. E questo atto lo può compiere una donna, lo può compiere chiunque”. Perché: “Un padre è qualcuno che testimonia che ci può essere in questa vita della gioia, che ci può essere in questa vita un desiderio che dia senso alla vita”. I figli, dunque, non hanno bisogno di chi insegna solamente a non sbagliare più, ma qualcuno che gli parli di vita vera, nella quale l’errore è un’opportunità che genera desiderio e non senso di fallimento.
Infatti, dichiara l’esperto: “ Il padre non si definisce a partire dal sesso. Il padre si definisce a partire dall'atto”. Un padre dovrebbe essere: “ciò che sostiene la possibilità del desiderio”. “Quando io incontro questo - conclude Recalcati - incontro un padre”. Dietro i ruoli che la società spesso impone ci sono persone reali: madri costrette a crescere da sole i figli e padri che cercano di mostrare le proprie emozioni in una società che continua a volerli duri e severi. Educare da “padre”, dunque, significa prima di tutto trasmettere. Generare passione, desiderio e amore per la vita.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi i figli abbiano davvero bisogno di adulti capaci di trasmettere desiderio, passione e amore per la vita più che regole e severità?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, a volte una presenza autentica può lasciare un segno molto più profondo di mille parole.
di LA REDAZIONE




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Sono figlia di un padre padrone, che mi ha educata al rigore e al sacrificio di sé, senza insegnarmi a volermi bene. Ora, a 52 anni e con una figlia di 21, cerco di essere presente e complice, senza però intromettermi e intervenire se non richiesto. La difficoltà non è tanto essere un punto di riferimento (quello mi viene spontaneo per il mio carattere comprensivo e paziente) ma indicare a mia figlia che la vita sia gioia. Il senso del dovere a cui mi hanno educato mi ha tolto ogni slancio e costretta ad una condizione di infelicità cronica, che cerco di nascondere, ma aimé non sempre con successo.
Condivido appieno questo pensiero.
Come counselor professionista credo fermamente che oggi più che mai, i ragazzi non abbiano bisogno di direttive astratte, quanto di presenze autentiche e centrate.
Stare insieme “con i piedi per terra” non significa imporre una certa gravità ma offrire un terreno solido su cui anche loro possano poggiare i propri piedi e dare i propri passi.
Noi adulti, più che mostrare o spiegare la vita, dobbiamo semplicemente esserci; solo così l’esistenza diventerà creativa e non un dovere continuo.
È in questo “stare” autentico e nel
qui e ora, che si lascia un segno profondo.
Un adulto che ama la vita è una calamita che orienta il cammino dei figli senza bisogno di forzarlo.
Con un ragazzo avventuroso, Ettore Campana, che ha fatto e farà imprese in varie parti del mondo, stiamo utilizzando l'avventura come aiuto sociale. Negli anni passati abbiamo coinvolto tre volte i bambini del reparto Oncoematologico del Ospedale Civile di Brescia ed una volta i giovani con disabilità della cooperativa Il Vomere di Travagliato (BS). Il prossimo progetto è dedicato al disagio giovanile. Abbiamo avuto già degli incontri con adolescenti delle scuole medie superiori presentando loro delle avventure con la finalità di far loro capire, coinvolgendoli, che uscendo dalla propria comfort zone possono migliorare la conoscenza di se stessi ed aumentare la loro autostima. Autostima che oggi viene delegata ai social ma la cui mancanza credo sia la causa maggiore della loro…