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Studentessa muore a scuola: "è un segnale drammatico del malessere che attraversa il mondo adolescenziale, un malessere che troppo spesso resta inascoltato" interviene il CNDDU

"La scuola, per quanto impegnata, non è oggi pienamente attrezzata per affrontare la crescente complessità emotiva dei suoi studenti..."

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La tragedia avvenuta presso la scuola media “Calcara” di Marcianise, dove una studentessa di dodici anni ha perso la vita in circostanze che, secondo le prime ricostruzioni, sembrano ricondurre a un gesto estremo, ha scosso la coscienza di tutti noi e ci costringe a un esame di realtà che non possiamo più rimandare.

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La morte di una giovanissima alunna all’interno di un istituto scolastico è un evento che va oltre la cronaca: è un segnale drammatico del malessere che attraversa il mondo adolescenziale, un malessere che troppo spesso resta inascoltato. Il dolore che trapela dal biglietto ritrovato sul suo banco rappresenta un simbolo inquietante del silenzio emotivo in cui molti ragazzi si trovano intrappolati. Un silenzio che può diventare una prigione invisibile, impermeabile alle parole degli adulti e impermeabile ai nostri tentativi di comprendere. La scuola, per quanto impegnata, non è oggi pienamente attrezzata per affrontare la crescente complessità emotiva dei suoi studenti.

Gli insegnanti, già sovraccarichi di responsabilità didattiche e gestionali, non possono essere investiti da soli del compito di rilevare e affrontare disagi così profondi. La rete sociale che circonda i giovani appare spesso frammentata, discontinua, incapace di fornire sostegno in modo sistematico. A ciò si aggiunge la pressione quotidiana che i ragazzi vivono tra aspettative scolastiche, dinamiche di gruppo, esposizione costante ai social media e situazioni familiari non sempre serene. Tutto questo contribuisce a creare un terreno vulnerabile, nel quale il disagio può crescere silenziosamente fino a trasformarsi in tragedia.

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Per questo motivo, il CNDDU ritiene indispensabile che la scuola diventi il luogo privilegiato di prevenzione e ascolto, ma affinché ciò avvenga è necessario un intervento strutturale e non più episodico.

Le iniziative scolastiche orientate al benessere emotivo non possono dipendere dal volontariato dei docenti o da progetti a breve scadenza. Servono presidi psicologici permanenti, aperti ogni giorno, con professionisti dedicati e preparati ad affrontare il disagio adolescenziale. Servono programmi sistematici di educazione emotiva, integrati nel curriculum formativo, così che gli studenti possano imparare a nominare, condividere e gestire le proprie fragilità..

Servono protocolli chiari, stabili e applicabili in tutte le scuole per intercettare tempestivamente segnali di sofferenza. Per queste ragioni rivolgiamo un appello chiaro e urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si attivi con decisione nel rafforzare il sostegno psicologico all’interno delle scuole attraverso risorse stabili e adeguate, non interventi marginali. Sollecitiamo inoltre l’istituzione di un piano nazionale dedicato alla salute emotiva degli studenti, che preveda una formazione obbligatoria e continua per tutto il personale scolastico, una collaborazione strutturata con i servizi sanitari territoriali e un significativo incremento delle figure professionali specializzate nel supporto educativo e psicologico.

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Ribadiamo infine la necessità che il disagio emotivo non sia trattato come una criticità episodica, ma come una componente reale e permanente della condizione giovanile contemporanea, da affrontare con strumenti sistematici e politiche lungimiranti. La società adulta deve assumersi la responsabilità di ascoltare davvero i propri ragazzi. Non possiamo permettere che il loro dolore rimanga sommerso, né che un’esistenza così giovane si spenga senza che il sistema educativo e sociale abbia fatto tutto il possibile per proteggerla.

Come Coordinamento ci impegniamo a continuare a sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica, affinché nessun ragazzo resti solo con un peso troppo grande da sostenere. Alla famiglia colpita da questa perdita indicibile va il nostro più sincero pensiero di vicinanza e solidarietà. Il loro dolore deve diventare un appello collettivo alla responsabilità, alla cura, all’azione. Questa tragedia non può e non deve scivolare nell’oblio. Deve trasformarsi in un punto di svolta. In un monito che ci ricorda quanto urgente sia costruire una scuola che non sia soltanto luogo di apprendimento, ma anche e soprattutto luogo di vita, accoglienza e protezione emotiva. È il momento di agire con coraggio, con lucidità e con profondissima umanità. Perché nessun adolescente dovrebbe mai sentirsi senza via d’uscita

di NATALIA SESSA

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