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Sostegno: “L’inclusione non può essere un diritto a tempo determinato”. Quasi sei alunni su dieci cambiano docente

Il CNDDU richiama l’attenzione sulla continuità del sostegno: un tema che non può tornare al centro del dibattito solo quando le lezioni stanno per cominciare.

Ogni settembre si contano le cattedre ancora vuote, le nomine arrivate in ritardo e gli insegnanti che cambiano. Per molti alunni con disabilità, però, dietro quei numeri c’è qualcosa di più: "una relazione educativa da ricostruire, nuove modalità di lavoro da imparare e un altro docente al quale affidare nuovamente il proprio percorso."

Il punto di partenza sono i dati del rapporto ISTAT sull’inclusione scolastica relativo al 2024/2025. Gli alunni con disabilità sono quasi 377mila, pari al 4,8% degli iscritti. Nello stesso periodo i docenti di sostegno sono aumentati del 6% e, nell’arco di cinque anni, la percentuale degli insegnanti specializzati è passata dal 63% al 78%.

Il miglioramento, tuttavia, non basta a garantire stabilità. Rimangono circa 57mila docenti privi della specifica specializzazione e il 59,7% degli alunni con disabilità ha sperimentato un cambio dell’insegnante di sostegno.

“Quasi sei alunni su dieci. Una percentuale che impone di interrogarsi sull’effettiva capacità del sistema di trasformare l’aumento delle risorse in stabilità della relazione educativa”, osserva il CNDDU.

Quando cambiare docente significa ricominciare

Un avvicendamento può apparire come un normale passaggio amministrativo, ma per un alunno con bisogni complessi può significare interrompere una relazione costruita nel tempo. Occorre trasferire nuovamente le conoscenze sul percorso individuale, ridefinire strategie e metodologie e ricostruire il rapporto tra docente, studente e famiglia.

“Il tempo necessario a ricostruire ciò che era già stato costruito rischia così di diventare tempo sottratto all’apprendimento, all’autonomia e alla partecipazione”, sottolinea il Coordinamento. È qui che la precarietà del personale smette di essere soltanto una questione lavorativa e produce conseguenze concrete sul diritto allo studio. La presenza formale di un docente, infatti, non garantisce da sola l’inclusione: quella presenza deve essere qualificata, tempestiva e sufficientemente stabile.


Il sostegno non può arrivare dopo l’inizio delle lezioni

Un’altra criticità riguarda i tempi delle nomine. Secondo i dati ISTAT, all’avvio dell’anno scolastico 2024/2025 oltre il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato assegnato. Anche dopo un mese dall’inizio delle lezioni risultavano posti ancora vacanti.

“Il calendario è uguale per tutti e anche il diritto all’istruzione deve poter iniziare, nelle condizioni necessarie alla sua effettività, nello stesso momento per tutti”, afferma il CNDDU.

Il Coordinamento richiama anche la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, resa pubblica il 22 dicembre 2025, che ha riconosciuto violazioni della Carta sociale europea connesse alla precarietà e alla carenza di specializzazione del personale di sostegno.

Per questo chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito e al Parlamento di superare una gestione fondata sull’emergenza annuale. Riduzione della precarietà, incremento della specializzazione e tempestività delle assegnazioni dovrebbero diventare obiettivi strutturali e verificabili.

Ma la continuità non può essere misurata soltanto contando le assunzioni o le cattedre autorizzate. Occorre verificare quanti alunni riescano realmente a mantenere lo stesso docente e quanti possano iniziare l’anno scolastico con tutte le figure necessarie già presenti.

L’alunno con disabilità, inoltre, non appartiene esclusivamente all’insegnante di sostegno. L’inclusione resta una responsabilità dell’intera comunità scolastica, costruita attraverso la collaborazione tra docenti, famiglia e servizi territoriali.

Il nuovo anno scolastico sarà quindi una prova concreta. Non basterà sapere quanti posti saranno stati coperti: bisognerà comprendere quanta continuità sarà stata effettivamente garantita agli studenti.


Per il CNDDU, il passaggio necessario è trasformare la continuità educativa da principio pedagogico a responsabilità istituzionale. Perché, come ricorda il Coordinamento, “l’inclusione non può essere un diritto a tempo determinato”.

di La Redazione


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