Scuole aperte in estate: per i docenti più pause durante l'anno, la proposta della Ministra Daniela Santanchè che divide sin da subito
- La Redazione

- 7 ore fa
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La proposta di rivedere il calendario scolastico accende il dibattito: più pause durante l’anno, scuole aperte in estate e il nodo del ruolo di docenti, famiglie e territori...

Il calendario scolastico italiano potrebbe non essere più intoccabile. A rimettere il tema al centro del dibattito è stata la ministra del Turismo Daniela Santanchè, che ha annunciato l’intenzione di aprire un confronto per ripensare la distribuzione delle vacanze scolastiche nel corso dell’anno.
L’idea non nasce dentro la scuola, ma incrocia un altro settore chiave del Paese: il turismo. Infatti, secondo la ministra, il modello attuale, con una lunga pausa estiva e poche interruzioni concentrate in determinati periodi, non riflette più i bisogni delle famiglie né l’organizzazione della vita moderna.
"È ormai risaputo che il nostro calendario scolastico concentra le vacanze principalmente in due periodi dell’anno, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri Paesi occidentali”.
Il nodo centrale non è solo economico. Una diversa distribuzione delle vacanze potrebbe, secondo Santanchè, alleggerire i periodi di sovraffollamento, permettere alle famiglie di viaggiare anche fuori dall’alta stagione e rendere più sostenibile il turismo interno.
La ministra ha annunciato un dialogo con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, chiarendo però che si tratterebbe di un percorso graduale, non di un cambiamento immediato.
Dal Ministero dell’Istruzione, tuttavia, arriva una frenata: al momento non ci sono proposte operative sul tavolo. Qualsiasi ipotesi, fanno sapere fonti ministeriali, potrà essere valutata solo quando esisteranno progetti concreti e condivisi.
Le Regioni si muovono: il caso Emilia-Romagna
Mentre a livello nazionale il confronto è solo agli inizi, alcune Regioni stanno già esplorando scenari alternativi. In Emilia-Romagna, ad esempio, si discute della possibilità di ridurre la pausa estiva e redistribuire le lezioni in modo diverso.
Le ipotesi allo studio vanno dalla chiusura dell’anno scolastico a metà giugno con ripartenza anticipata a settembre, fino a un prolungamento delle lezioni verso fine giugno, come già avviene per la scuola dell’infanzia. In entrambi i casi, l’estate si accorcerebbe di alcune settimane.
Accanto a queste proposte, emerge anche l’idea di inserire una pausa intermedia durante l’anno, simile allo spring break, e di rafforzare collaborazioni con il territorio per attività educative estive.
Il dibattito, però, è tutt’altro che semplice. Ridurre la pausa estiva significa fare i conti con edifici scolastici spesso non adeguati alle alte temperature, con l’organizzazione del lavoro delle famiglie e con il carico già elevato che grava su docenti e personale scolastico.
Non a caso, le Regioni che stanno valutando modifiche hanno avviato confronti con sindacati, associazioni familiari e operatori economici. Prima di qualsiasi scelta, sarà necessario capire se e come le scuole possono reggere un calendario diverso.
Quello che emerge, per ora, è soprattutto un dato: il calendario scolastico non è più un tema tabù. La scuola resta al centro di un equilibrio delicato tra educazione, benessere degli studenti, organizzazione familiare ed esigenze economiche del Paese.
Se una riforma arriverà, non sarà rapida né uniforme. Ma il confronto è aperto, e coinvolgerà inevitabilmente non solo i ministeri, ma anche scuole, famiglie e territori.
Per te, lettore che ci segui, pensi che la lunga pausa estiva sia davvero un vantaggio per studenti e famiglie, o andrebbe ripensata?
Scorri in basso e raccontaci la tua opinione nei commenti, anche in forma anonima: il confronto può aiutare a riflettere su una scuola più vicina alla vita reale.
di LA REDAZIONE
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Credo che attualmente non è fattibile tenere le scuole aperte nel periodo estivo,sia per le strutture e anche perché si grava sul personale scolastico. Si dovrebbero attrezzare le scuole di climatizzatori in primis e poi si vede ...
Chi lavora ha bisogno di un servizio stabile e chiudere le scuole costringe a rivolgersi a privati con costi non sostenibiliLe docenti nn possono stare 4 mesi a casa senza per mesi senza lavorare La scuola deve funzionare in modo continuo e garantito È UN SERVIZIO PUBBLICO
Teoricamente, sarei d' accordo nel rivedere il calendario scolastico. Di fatto non ne immagino la possibilità per le condizioni in cui versano gli edifici scolastici.
Se si fosse intervenuti con la L.110 sugli edifici pubblici si sarebbero create le condizioni per fare scuola anche in estate.