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Sciopero scuola del 20 novembre, Gilda: "Scioperiamo perché i nostri stipendi sono da fame". Per la CGIL la protesta parte dalle buste paga e dai carrelli della spesa

2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

La CGIL contesta l’aumento delle spese per il riarmo e chiede più risorse per sanità pubblica, istruzione, politiche sociali e assistenza alle persone non autosufficienti...

Dopo la mobilitazione generale del 30 ottobre, le proteste continuano. Venerdì 20 novembre è previsto un nuovo sciopero. In particolare, la Gilda Unams ha illustrato le ragioni dello sciopero per la scuola, mentre la CGIL di Milano ha presentato le rivendicazioni più ampie della mobilitazione.

Vito Castellana, coordinatore nazionale della Gilda Unams, si rivolge direttamente al personale della scuola: “Cari colleghi, la nostra organizzazione sindacale ha deciso di scioperare il giorno 20 con motivazioni legate esclusivamente alla Scuola. Sciopereremo non solo per i 7mila tagli previsti dalla legge di Bilancio di quest’anno ma anche per i 7mila tagli di quello prima, per la questione della Carta Docente, per il recupero del 2013, per gli esami di maturità, per la questione dei Tecnici e dei Professionali. Scioperiamo perché siamo stanchi di essere insultati e di prendere botte da famiglie e da studenti, vogliamo andare sicuri a lavorare. Scioperiamo perché i nostri stipendi sono da fame, come anche quelli del personale ATA, come si pensa che una persona possa andare avanti con questi miseri compensi? Scioperiamo perché non c’è un reclutamento stabile nel tempo, il precariato è considerato un bancomat”. Guarda l’intervento integrale (clicca qui). 

Per quanto riguarda il sindacato Flc Cgil, il suo intervento non si limita al personale scolastico ma coinvolge pensionati, giovani, il tema del riarmo, la sanità pubblica e molto altro. “La prima ragione dello sciopero è nelle buste paga e nei carrelli della spesa. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto, mentre i rincari energetici continuano a pesare sui bilanci familiari. Per il sindacato Cgil: le misure adottate dal governo sono insufficienti a contrastare un impoverimento che riguarda anche chi ha un’occupazione stabile. Un altro nodo centrale è quello fiscale. Il sindacato di Corso Italia denuncia “un sistema che continua a gravare soprattutto sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, senza garantire un’effettiva progressività della tassazione.

La Confederazione contesta la scelta del governo di aumentare le spese per il riarmo mentre sanità pubblica, istruzione, politiche sociali e assistenza alle persone non autosufficienti continuano a soffrire per la carenza di finanziamenti. Per quanto riguarda le pensioni: Il sindacato chiede di bloccare l’aumento dell’età pensionabile e di intervenire su un sistema che rischia di allontanare ulteriormente il momento del pensionamento. Una parte importante delle rivendicazioni riguarda le nuove generazioni. Studiare costa sempre di più, trovare un’abitazione è diventato proibitivo in molte città e l’ingresso nel mercato del lavoro continua troppo spesso a coincidere con contratti precari e salari bassi." Il sindacato Flc Cgil chiede “interventi concreti sul diritto allo studio, politiche pubbliche per l’abitare e misure strutturali contro la precarietà”.  Per conoscere gli altri argomenti trattati dal sindacato Flc Cgil (clicca qui)


di Natalia Sessa



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