Recalcati:"L’eredità più grande è essere figli desiderati. Se invece i genitori vivono la nascita del figlio come una disgrazia, il figlio vivrà male"
- La Redazione

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I figli non ereditano solo le ricchezze, i beni materiali, le proprietà ma ereditano lo sguardo sul mondo dei loro genitori: un bravo genitore, infatti, sarà in grado di trasmettere al figlio quei valori che contano veramente, fungendo da esempio…

Svolgere adeguatamente la funzione genitoriale non è sempre impresa così semplice: ogni genitore, infatti, in qualità di educatore, dovrà essere abile nel modulare correttamente la propria autorevolezza, così che i figli possano crescere serenamente e consapevolmente, senza eccessivi condizionamenti o limitazioni della libertà, tenuto conto delle ambizioni e delle inclinazioni personali di ciascuno di loro.
In una società come la nostra, nella quale l’apparenza conta molto più dell’essenza ed in cui il valore di ogni persona si misura in base a ciò che possiede e non in base a ciò che è realmente, la preoccupazione di molti genitori, erroneamente, sembra essere esclusivamente quella di lasciare in eredità ai propri figli beni materiali, case di proprietà, denaro, ricchezze e quant’altro possa garantire agiatezza, benessere economico e prosperità.
In tale prospettiva lo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati invita ad una profonda riflessione, proponendo un’inversione di rotta ed esprimendo il suo pensiero in tal modo:
“La direzione non è dare in eredità ai figli giardini reali, non è dare in eredità ai figli i beni, le rendite, le proprietà. Si tratta di dare in eredità ai figli il nostro sguardo sul mondo. La prima forma di eredità dei figli è l'eredità dello sguardo dei loro genitori. Questo sguardo è capace di vedere lo splendore del mondo? Questo sguardo è capace di testimoniare che noi sentiamo, sentiamo ancora, che siamo ancora capaci di amore nonostante il dolore del mondo? Questa è la testimonianza a cui sono chiamati i genitori”.
Dunque, i figli non ereditano le ricchezze, i beni materiali, le proprietà ma ereditano lo sguardo sul mondo dei loro genitori: un bravo genitore, infatti, sarà in grado di trasmettere al figlio quei valori che contano veramente, fungendo da esempio, testimone che nella vita i beni materiali potranno anche svanire ma a rimanere sarà solo l’amore donato e ricevuto incondizionatamente.
Ma come può un figlio ereditare tale patrimonio inestimabile?
“Un figlio diventa un erede, un vero erede quando concepisce l’eredità come un compito, non come un’acquisizione, ma il compito di continuare a fare esistere, a fare vivere quello che ha ereditato. C’è un passo struggente dell’ultimo Freud, l’ultima frase di Freud prima di morire, in cui egli cita una frase di Goethe sull’eredità: ‘Se vuoi davvero ereditare quello che i tuoi padri ti hanno lasciato devi saperlo riconquistare’. In questo senso l’eredità autentica implica un movimento attivo del soggetto più che una acquisizione passiva. Quello che conta nell’eredità è la trasmissione del desiderio da una generazione all’altra. È il modo con il quale i nostri padri hanno saputo vivere su questa terra provando a dare un senso alla loro esistenza; è il modo con il quale i nostri padri hanno dato testimonianza del loro desiderio, ovvero che si può vivere con slancio, con soddisfazione, dando senso alla nostra presenza nel mondo”, queste le significative parole utilizzate dal saggista e psicoanalista italiano per continuare la sua ragguardevole disamina.
Non dobbiamo mai dimenticare, pertanto, che “l’eredità più grande è essere figli desiderati. Questo avviene se la vita del figlio è stata desiderata. Se invece i genitori vivono la nascita del figlio come una disgrazia, il figlio vivrà male nella sua vita”, in tal modo Massimo Recalcati culmina la sua profonda riflessione.
Ogni figlio, dunque, deve sentirsi desiderato, voluto, riconosciuto, perché solo quell’amore può renderlo veramente felice, riempiendolo di gioia e colmando il suo cuore di affetto, così da crescere serenamente, avendo piena consapevolezza di se stesso ed essendo a sua volta capace di amare immensamente ed incondizionatamente.
Se, invece, al contrario, i genitori hanno vissuto la nascita del figlio come una disgrazia, allora il figlio stesso non riuscirà a vivere serenamente, non sentendosi amato ed accettato ma anzi rifiutato e non all’altezza dei suoi genitori. Quella mancanza di amore, che cercherà sempre di colmare, lo ferirà nel profondo e avrà difficoltà a coltivare la propria autostima, non riuscendo a relazionarsi adeguatamente con gli altri.
E tu, lettore che ci segui, sei stato un figlio desiderato, voluto, amato oppure ti sei sentito solo un ingombro nella vita dei tuoi genitori? Pensi che ad un figlio non necessitino le ricchezze, i beni materiali, le proprietà ma sia più importante, invece, ereditare e ricevere amore incondizionato capace di colmare il cuore di gioia?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA



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Sono pienamente d’ accordo con lei!
L’ amore da mia madre e’ arrivato assai tardi troppo tardi, putroppo sono cresciuta in una sorta di prigione dorata nella quale la bellezza degli oggetti che mi circondava suppliva mancanza di amore materno. Mi sono
infatti sentita sempre non voluta e un peso per mia madre, che arrivo’ a dirmi che i figli erano la piu’ grande scocciatura che una donna poteva avere.
Frase traumatica per una ventenne insicura e timida come ero. Ora dopo un importante percorso su me stessa, grazie all’ arte e alla poesia, sono riuscita a perdonare mia madre e diventare a mia volta madre.
L’ esperienza unica e irripetibile di educare i propri figli all’ amore ritengo co…