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Maria Rita Parsi: “Per comunicare con i bambini è necessario giocare con loro. I bambini sanno giocare con niente e con poco, sanno sporcarsi e inventare e per crescere devono essere ascoltati"

“I bambini molto spesso propongono dei giochi che non piacciono agli adulti. Ma quei giochi sono i giochi dei bambini i quali sporcano, ricercano, sperimentano…”

“Il tempo del bambino è un tempo di crescita e di relazionalità, un tempo scandito dal rapporto e dal reciproco sintonizzarsi con la madre. Il vissuto temporale del bambino è profondamente diverso da quello dell’adulto: un minuto, un’ora, un pomeriggio, hanno una durata soggettiva, un significato personale diverso a seconda dell’età e del livello cognitivo.

Anche i ritmi vitali seguono tempi differenti da quelli degli adulti: il sonno, la veglia, l’alimentazione dei bambini seguono, infatti, ritmi altamente specifici per ogni fascia di età”, queste le significative parole pronunciate dalla psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi il cui ricordo continua a vivere attraverso le sue riflessioni.

Ogni bambino, dunque, ha un suo tempo di crescita che deve essere sempre rispettato: nel primo mese di vita, ad esempio, il piccolo trascorre la maggior parte del tempo dormendo, di solito sedici ore al giorno, che si succedono in modo non sempre regolare.

Non bisogna, pertanto, imporre ai bambini dei ritmi che non sarebbero in grado di assimilare ma anzi occorre che siano seguiti ed accuditi tenendo conto dei loro sistemi di autoregolazione, rispettando così i parametri biologici, psico-corporei e relazionali.

Per comunicare con i bambini è necessario giocare con loro: “i bambini molto spesso propongono dei giochi che non piacciono agli adulti. Ma quei giochi sono i giochi dei bambini i quali sporcano, ricercano, sperimentano. I bambini sono dei ricercatori, degli sperimentatori. I bambini amano la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria. Sanno giocare con niente e con poco, sanno scavare, seminare, innaffiare, sporcarsi, inventare; devono essere ascoltati mentre esprimono idee, fantasie, distruzioni o liberazioni. Perché chi non può esprimersi, chi non può ricercare, chi non si può sporcare, chi non può inventare…non può crescere”, così come spiegatoci molto accuratamente e dettagliatamente dalla psicoterapeuta italiana.


Dunque, gli adulti devono essere capaci di adattarsi, mettendosi all’altezza dei bambini, così da comprendere fino in fondo quali sono i loro bisogni ma anche le loro emozioni, sensazioni, ritornando a giocare con loro, lasciandoli liberi di esprimersi e di crescere serenamente ed armoniosamente.

“Accogliere la specificità del tempo infantile dovrebbe essere la stella polare di ogni intervento e ogni rapporto con i bambini: sono gli adulti che devono adattarsi mettendosi fisicamente e psicologicamente all’altezza dei bambini, pensando ai loro bisogni, e abbandonando i propri ritmi.


Il tempo dei bambini è fatto di sensazioni, bisogni, emozioni, processi cronobiologici che molte volte non riusciamo nemmeno a figurarci, dimentichi del fatto che essi attribuiscono vitale importanza a cose di cui noi non ci accorgiamo, presi dalla fretta e dalla nostra difficoltà a radicarci nella dimensione del «qui e ora»”, in tal modo la psicoterapeuta continua la sua profonda riflessione.

Non bisogna trasformare, infatti, i bambini in adulti in miniatura ma anzi occorre «educare al tempo» un bambino: ciò significa “insegnargli non la fretta, ma a saper reggere psicologicamente anche un’attesa, un tempo vuoto, per permettere l’incontro con l’altro e con se stesso”.

E tu, lettore che ci segui, pensi che gli adulti debbano ritornare a giocare con i bambini così da permettere loro di crescere serenamente ed armoniosamente perché tramite il gioco riescono ad esprimersi liberamente?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di Valentina Tropea

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