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Presunti maltrattamenti all'asilo di Polverigi, il CNDDU: "La scuola deve prevenire ogni forma di violenza sui minori"

Il sindacato esprime sconcerto per i presunti maltrattamenti nella scuola dell'infanzia e lancia un forte appello contro…

Di fronte alla vicenda della scuola dell'infanzia di Polverigi (Ancona), dove due educatrici sono finite agli arresti domiciliari nell'ambito di un'indagine per presunti maltrattamenti sui minori, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) interviene con una nota. Il Coordinamento richiama l'attenzione sulla tutela dei bambini e sulla responsabilità educativa della scuola, sostenendo la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione affinché situazioni di questo tipo possano essere intercettate prima di sfociare in vicende giudiziarie.

Di seguito il comunicato integrale:


COMUNICATO

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo sconcerto e indignazione dinanzi alla vicenda che ha coinvolto una scuola dell'infanzia di Polverigi (Ancona), dove due educatrici sono state raggiunte da una misura cautelare agli arresti domiciliari con l'accusa di maltrattamenti e altri gravi reati ai danni dei bambini loro affidati. Sarà la magistratura ad accertare definitivamente i fatti e le eventuali responsabilità, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza. Tuttavia, il quadro investigativo delineato dalla Procura impone una riflessione severa sul significato stesso dell'essere educatori.

La scuola dell'infanzia dovrebbe essere il primo luogo in cui il bambino impara che il mondo è uno spazio sicuro, fondato sulla cura, sull'ascolto e sul rispetto. Se anche solo una parte delle condotte contestate dovesse trovare conferma processuale, ci troveremmo di fronte a un autentico tradimento della funzione educativa: punizioni umilianti, intimidazioni, isolamento, violenze fisiche o psicologiche e abbandono della vigilanza non sono "errori educativi", ma rappresentano la negazione radicale dei diritti fondamentali dell'infanzia.

Il procedimento è stato incardinato nell'ambito della disciplina del Codice Rosso (legge n. 69/2019), che rafforza la tutela delle vittime vulnerabili e accelera gli interventi dell'autorità giudiziaria.


Tra le ipotesi di reato contestate figura l'art. 572 del Codice penale, relativo ai maltrattamenti, fattispecie che la consolidata giurisprudenza ritiene applicabile anche nei contesti scolastici quando il rapporto educativo si traduce in sistematiche condotte vessatorie. Sarà il giudizio a stabilire se ricorrano tali estremi oppure quelli dell'art. 571 c.p., concernente l'abuso dei mezzi di correzione.

Il CNDDU richiama con forza la Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, in particolare gli articoli 3 e 19, che impongono la protezione del minore da ogni forma di violenza fisica e psicologica, nonché gli articoli 2, 3, 30 e 31 della Costituzione italiana, che pongono la dignità della persona e la tutela dell'infanzia tra i principi fondanti della Repubblica.


Occorre interrogarsi senza ipocrisie: quante volte il disagio professionale, la stanchezza cronica, l'assenza di adeguati percorsi di formazione, il timore di denunciare o una cultura organizzativa improntata al silenzio diventano terreno fertile per derive incompatibili con la funzione educativa? La tutela dei bambini non può dipendere dal coraggio isolato di chi denuncia o dalla casualità di una telecamera. Deve essere garantita da un sistema capace di prevenire, vigilare e intervenire tempestivamente.

Il CNDDU denuncia con fermezza ogni forma di violenza, umiliazione e abuso nei confronti dei minori. Chi sceglie di educare riceve dalla società un mandato di straordinaria responsabilità, non una posizione di potere.

Nessuna esasperazione lavorativa, nessuna difficoltà organizzativa, nessuna presunta finalità disciplinare potrà mai trasformare la paura in metodo educativo. La scuola che intimidisce, mortifica o umilia perde la propria identità costituzionale e tradisce la fiducia delle famiglie. Il silenzio degli adulti è il più pericoloso alleato della violenza: ogni istituzione scolastica deve diventare una comunità capace di vedere, ascoltare e intervenire prima che sia la magistratura a restituire ai bambini la voce che gli è stata negata. Difendere i diritti dell'infanzia non è un'opzione pedagogica, ma un dovere morale, civile e costituzionale da esercitare con assoluta intransigenza.


CONCLUSIONE

Il messaggio che il Cnddu vuole trasmettere si traduce dunque in un forte richiamo alla responsabilità collettiva: per difendere realmente i diritti dell'infanzia occorre rigettare l'indifferenza degli adulti. Le difficoltà del mestiere o l'esasperazione non possono e non devono mai giustificare derive vessatorie. La scuola ha il dovere e la missione di restare uno spazio protetto, intervenendo sulle criticità interne molto prima che si renda necessario il ricorso al Codice penale.

di Leandro Castagna


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