PNRR Istruzione, numeri e risultati: la scuola italiana cambia passo? Si esprime il ministro Valditara
- La Redazione

- 7 ore fa
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Dalla dispersione scolastica agli investimenti su edilizia, digitale e formazione: il punto del ministro all’evento di Milano

C’è una fotografia che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha voluto consegnare con forza: quella di una scuola italiana che prova a invertire la rotta, numeri alla mano. E lo fa nel contesto del Piano nazionale di ripresa e resilienza, al centro dell’evento “L’Italia del Pnrr. Creare il modello, fare sistema, orientare il futuro” in corso a Milano.
Il dato più simbolico riguarda la dispersione scolastica. “Siamo all’8%, sotto la media europea”, ha sottolineato il ministro, scandendo una distanza che, almeno sulla carta, segna un cambio di passo.
Ancora più significativo il numero assoluto: mezzo milione di studenti recuperati dal 2023 a oggi, ragazzi che erano fuori dal sistema e che sono tornati tra i banchi.
Un risultato che, ha precisato lo stesso Valditara, non è legato esclusivamente ai fondi del Pnrr. Accanto agli investimenti europei hanno inciso anche altri strumenti, come il decreto Caivano, e iniziative mirate come Agenda Sud e Agenda Nord. Proprio queste ultime, finanziate con risorse nazionali, hanno prodotto effetti rilevanti soprattutto nelle aree più fragili: in alcune regioni del Mezzogiorno gli apprendimenti risultano cresciuti in modo significativo rispetto al resto del Paese.
Accanto alla dispersione, il ministro ha passato in rassegna gli altri pilastri dell’intervento. Sul fronte dell’edilizia scolastica, sono oltre undicimila gli edifici ristrutturati o in fase di riqualificazione, una quota che supera il 25% del totale nazionale. Numeri che si affiancano all’espansione dei servizi per l’infanzia, con 158mila posti negli asili nido e il superamento del target europeo fissato al 33%.
Non meno rilevante il capitolo dedicato all’istruzione tecnica e alla formazione post-diploma. Gli ITS Academy registrano oggi 41mila iscritti, quasi il doppio rispetto agli obiettivi fissati per il 2026. Parallelamente prende forma il modello “4+2”, con 21mila studenti coinvolti e un traguardo ambizioso: arrivare a quota 100mila nei prossimi anni.
Sul piano dell’innovazione, i numeri raccontano uno sforzo diffuso: quasi un milione di docenti formati sul digitale, investimenti sull’intelligenza artificiale e migliaia di percorsi STEM attivati nelle scuole. Un’accelerazione che punta a ridisegnare competenze e orientamento, accompagnando studenti e insegnanti dentro una trasformazione già in atto.
Resta poi il nodo della continuità didattica, in particolare per gli alunni con disabilità. Qui il ministero rivendica un primo risultato: quasi la metà delle famiglie ha scelto di confermare il docente di sostegno, segno di un tentativo di stabilizzare percorsi educativi spesso frammentati.
Il bilancio complessivo, nelle parole del ministro, è quello di un sistema che ha superato diversi target iniziali: più scuole nuove, più mense, più palestre, più interventi di messa in sicurezza. Un elenco che punta a restituire l’idea di una macchina in movimento, sostenuta dal lavoro quotidiano di dirigenti, docenti e personale scolastico.
“Possiamo essere orgogliosi”, ha concluso Valditara, riconoscendo proprio a loro il merito di aver tradotto i numeri in risultati concreti. Resta ora la sfida più complessa: capire quanto questi dati riusciranno a consolidarsi nel tempo, trasformandosi da spinta straordinaria in cambiamento strutturale.
di La Redazione




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