Novara: “Nessun apprendimento è davvero efficace se non c’è benessere”. La scuola inizia dalle relazioni, non dai programmi
- La Redazione

- 9 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Daniele Novara invita a guardare oltre programmi, verifiche e voti: c'è un elemento spesso trascurato che, secondo il pedagogista, può fare la differenza nel modo in cui bambini e ragazzi imparano davvero...

“Siamo abituati a pensare che la scuola debba trasmettere contenuti, nozioni, competenze. Ma spesso dimentichiamo che nessun apprendimento è davvero efficace se non c’è benessere”, queste sono le parole dell’esperto di pedagogia Daniele Novara. Un concetto che spiega in maniera semplice come l’istruzione parte da dentro, si tratta di una vera e propria trasmissione da uomo a uomo, da insegnante a studente, di conoscenze, saperi ma prima di tutto di emozioni.
In questo modo diventa naturale voler partecipare in maniera attiva e presente all’interno del contesto scolastico: “Quando una classe funziona, quando le relazioni tra compagni e compagne sono positive, l’appartenenza scolastica diventa una spinta naturale all’impegno. È così che bambini e ragazzi iniziano a “volerci stare” a scuola, e non solo “doverci stare”. In questo la figura dell’insegnante è centrale, diventa guida, oriente verso il quale gli studenti si gireranno a guardare sempre per trovare la giusta strada durante la loro crescita.
Continua Novara: “Ma il clima di classe non si crea da solo: richiede un insegnante capace di costruire coesione, di vedere i suoi alunni come una comunità viva fatta di corpi, sguardi, emozioni. È questa dimensione socio-affettiva a rendere possibile il miglior apprendimento. Senza, ogni lezione rischia di cadere nel vuoto”.
Insegnare oggi è diventato complicato, spesso si dice che a cambiare siano stati solo i ragazzi, è vero, ma è cambiato anche l’intero sistema. Gli studenti fragili e disorientati che siedono dietro ai banchi, hanno bisogno di una figura completa che non sia solo insegnante ma anche un attento osservatore e curatore, allo stesso modo queste responsabilità hanno un gran peso per un’insegnante che rischia, così facendo, di trascurare il benessere in classe, non per scarso interesse ma per mancanza di energie. Infatti, conclude l’esperto: “Per questo sono convinto che serva una pedagogia delle relazioni, una didattica che metta al centro l’incontro e le relazioni. A scuola si lavora, sì. Ma si lavora assieme”.
Nel suo intervento Novara pone al centro del dibattito unicamente la scuola, ma le sue parole potrebbero adattarsi bene anche al contesto familiare. In una famiglia anche se non ci sono materie da insegnare, ci sono regole e buone maniere da trasmettere. L’educazione trasmessa in un contesto di benessere, nel quale viene attenzionato ogni silenzio, ogni sguardo mancato, può permettere al figlio di apprendere con gioia ed entusiasmo, perché anche a casa “si lavora, ma assieme”.
E tu, lettore che ci segui, pensi che il benessere e la qualità delle relazioni siano davvero il primo passo per favorire l'apprendimento oppure ritieni che siano soprattutto programmi e metodo di studio a fare la differenza?
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di Natalia Sessa




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Gabriella concordo con quanto sostiene il collega Novara, io mi occupo di disabilità mentale medio lieve da alcuni decenni e incontro insegnanti e genitori molto affaticati e logori, che hanno bisogno di sostegno per svolgere con tranquillità e competenza il loro lavoro. Sicuramente fare rete con gli alunni e le famiglie è utile, ma l'esperienza mi insegna che recuperare e includere le persone è una strategia vincente che permette di recuperare energie e il confronto serve per migliorare credo che tornare a rapporti semplici con lo studente al centro dell' apprendimento sia fondamentale e ci vuole anche leggerezza