Maria Rita Parsi:"Solo un bambino desiderato e amato potrà sentirsi sicuro e aprirsi ai sentimenti,agli affetti,alla vita". Ecco perché i genitori si offrono ai figli quali formidabili specchi emotivi
- La Redazione
- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Quando le parole degli adulti non coincidono con ciò che percepisce, il bambino si trova davanti a una scelta silenziosa: fidarsi delle proprie sensazioni o della sua guida affettiva?

“Ogni comportamento intenzionale o casuale, ogni parola e ogni silenzio, ogni tono di voce e ogni mimica, ogni postura, ogni movimento sono colti, da noi stessi e dai nostri interlocutori, come elementi propri della comunicazione e, dunque, della relazione interpersonale. Quando un bambino arrabbiato o deluso, scegliendo il silenzio, ci gira le spalle e si allontana da noi, ha, senza alcuna parola, espresso non soltanto il suo stato d’animo ma ci ha anche trasmesso il suo rifiuto o il suo disappunto”, queste le significative parole utilizzate dalla psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi, che ci ha lasciati ormai da qualche mese, e che meritano di essere menzionate.
Dunque, adulti e bambini, attraverso piccoli gesti, sono capaci di rendere più incisiva la comunicazione verbale.
Seppur il linguaggio verbale sia un’acquisizione a cui siamo predisposti fin dalla vita intrauterina, occorre sottolineare che alla nascita non siamo in grado, per diversi mesi, di comprendere nessun codice verbale né siamo capaci di esprimerci con parole di senso compiuto.
Tuttavia, il corpo parla attraverso odori, rumori, espressioni; inoltre, attraverso i sensi, cogliamo e decodifichiamo segnali non verbali che giungono dall’ambiente.
“Per esempio, un neonato è capace di ‘orientarsi’, senza errori percettivi, verso il batuffolo di cotone intriso del latte della propria madre; è pronto a rilassarsi, tra braccia amiche, accoglienti e solide che lo proteggono e lo cullano, così come, al contrario, può agitarsi e piangere, senza sosta, se lasciato solo o in balia di adulti dai gesti frettolosi, ansiogeni, distratti o spaventati. Il corpo del bambino piccolo, poi, è strutturato per comunicare ed evocare negli adulti, prevalentemente, tenerezza, fragilità, bisogno di protezione”, così come spiegatoci molto dettagliatamente da Maria Rita Parsi.
I bambini hanno un olfatto molto sviluppato e molti ricordi dell’infanzia sono associati a odori ben precisi: i piccoli, ad esempio, sanno distinguere dall’odore il cuscino dei genitori; inoltre riconoscono i loro dolci preferiti dalla fragranza.
Attraverso l’udito, invece, colgono il tono di ogni vocalizzo, al di là del loro significato semantico: “le ninne nanne cullano e rilassano; i toni aspri e/o i rimproveri mettono in allerta e intimoriscono; le risate trasmettono energia e attivano”.
I piccoli danno valore e credito alle sensazioni che provano: “queste rappresentano una bussola emotiva che li orienta nella ricerca del piacere, del bene e del bello e li pone in allerta di fronte a ciò che può rivelarsi minaccioso e fonte di sofferenza”.
Non dimentichiamo, però, che il corpo non mente: i bambini, infatti, quando i genitori cercano di nascondere la verità, simulando serenità o affermando di non essere arrabbiati, percepiscono subito che qualcosa non va.
Ed allora il bambino sarà costretto a scegliere: fidarsi delle sue sensazioni oppure dare credito alle parole dell’adulto?
In tal caso il piccolo sarà indotto a fidarsi dell’adulto, aderendo alla posizione assunta dalla figura di riferimento: il bambino, infatti, metterà in dubbio sé stesso pur di conservare integra, nel suo cuore e nella sua mente, la sua guida affettiva.
È importante evidenziare che “l’autonomia, l’autoconsapevolezza e l’autostima sono graduali conquiste della crescita, mediate dall’esperienza, e alimentate dai rinforzi e dai riconoscimenti che soprattutto i genitori possono offrire ai figli e non soltanto in occasione delle loro vittorie e delle loro conquiste”.
Attraverso espressioni come “bravo” o “bene così” il genitore esprime stima ed assicura l’approvazione del fare mentre espressioni di conferma all’identità, quali “ti voglio bene così come sei”, o le manifestazioni affettive calde e accoglienti (“sei il mio tesoro, è bello stare insieme a te...”), vanno ben oltre la stima: “alimentano e sostengono l’Io del bambino che, desiderato, riconosciuto e amato, potrà sentirsi saldo e sicuro e aprirsi ai sentimenti, agli affetti, alla vita”.
“I genitori, attraverso conferme, spiegazioni e incoraggiamenti si offrono al figlio quale formidabile e insostituibile ‘specchio emotivo’, affinché possa riconoscersi e accrescere il proprio senso di Sé. È necessario che l’immagine riflessa sia autentica e veritiera, perché il bambino possa costruire una propria identità chiara, solida ed equilibrata”, in tal modo la psicologa esprime il suo pensiero in maniera nitida e cristallina.
È importante, pertanto, che gli adulti di riferimento siano empaticamente vicini al sentire dei bambini perché presenza e sintonia emotiva sono i doni più preziosi che si possono offrire: “ogni piccolo ‘sa’ e ‘sente’ che ha bisogno dei suoi punti di riferimento per procedere e diventare grande. In assenza di sostegno, ogni esperienza può apparire minacciosa, e senza guide autentiche e affidabili, i percorsi della crescita labirinti in cui smarrirsi senza speranza”.
E tu, lettore che ci segui, sei stato un bambino desiderato, amato, voluto? Pensi che il ruolo dei genitori, in qualità di guide affettive, sia fondamentale per permettere ad ogni bambino di crescere serenamente, coltivando la propria autostima e costruendo così una propria identità chiara, salda ed equilibrata?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Valentina Tropea




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