Lucangeli: "Solitudine, chi di noi non ne sente il bisogno? Io lo sento come grande desiderio." È una risorsa, ci permette di ricaricare le energie
- La Redazione
- 5 ore fa
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"La solitudine, come ci spiega l’esperta, se ben coltivata è una grande risorsa, in quanto ci permette di ricaricare le energie, di sgombrare la testa dai pensieri e ci permette di utilizzare..."

Decidere di stare da soli o sentirsi soli, due condizioni che partono da una medesima condizione ma con un significato profondamente differente. A tal proposito interviene l’esperta di Neurosviluppo Daniela Lucangeli che inizia il suo intervento con un'interessante domanda: “La condizione di solitudine, che condizione è? È una condizione che ci deve preoccupare, come sui titoli dei giornali leggiamo da tempo, per questa solitudine affettiva che sembra caratterizzare un po' tutti: adulti, adolescenti, bambini, anziani? È una condizione particolarmente a rischio o è uno stato della mente che ci è molto sconosciuto?”.
La solitudine, come ci spiega l’esperta, se ben coltivata è una grande risorsa, in quanto ci permette di ricaricare le energie, di sgombrare la testa dai pensieri e ci permette di utilizzare il tempo unicamente per noi stessi. “In realtà viviamo tutti tanti tempi della nostra esistenza in solitudine, ma un conto è parlare dello stato di solitudine, cioè della condizione momentanea e "salutare" quando ricercata, perché svuota da tensioni che riguardano i contesti relazionali, ecc…un conto è quella solitudine che non è una condizione di stato momentaneo, quasi ricercato e scelto, bensì una condizione prolungata e, soprattutto, condizionata da aspetti esterni”.
Per Lucangeli ricercare dei momenti di solitudine è un bene ma il problema sorge quando preferiamo isolarci piuttosto che scegliere la relazione o il contatto con l’altro e questo accade perché sentiamo che i legami non ci nutrono più come dovrebbero, infatti Continua: “È uno stato mentale che possiamo anche ricercare perché ci consente una sorta di centratura su noi stessi, chi di noi non ne sente il bisogno? Io ogni tanto lo sento come grande desiderio, ma, accanto ad essere un grande desiderio, è anche un grande fattore di rischio”.
Ad oggi, la solitudine come fattore di rischio attraversa tutti in diverse fasce d’età: piccoli, adolescenti, adulti e anziani “pare che in questo tempo del mondo quello che caratterizza tutti è questo sentirsi senza l'altro”.
Eppure siamo la generazione che ha sperimentato per prima alti livelli di connessione: messaggi istantanei, foto, video, vocali che riescono a raggiunge l’altro con un semplice clic: “In questo stato di massima connessione, in cui i nostri ragazzi non fanno altro che relazionarsi istantaneamente con chi nemmeno immaginiamo, in questo tempo del mondo, in questa massima iperconnessione ci sentiamo soli. E come mai?”
Secondo Lucangeli c’è un'unica spiegazione: “la sensazione è quella di non sentirsi compresi e capiti dagli altri. Quindi la presenza degli altri è una presenza che si considera prevalentemente fisica, ma non di condivisione di intimità”, che porta pian piano a domandarsi: “Ma quindi io che ci sto a fare con te? E da qui la disconnessione e il ritiro sociale”.
Questo passaggio è interessante in quanto l’esperta ci spiega che “la costruzione del sé, del me”, implica necessariamente la relazione con l'altro, “ma quando questa relazione non è basata sulle condizioni della relazione affettiva, di affidamento, la presenza degli altri non disseta la solitudine”, ed in qualche modo questo senso di insoddisfazione dei rapporti la alimenta anche. In definitiva, conclude Lucangeli: “C'è una condizione che ogni tanto ci aiuta ed è il desiderio di stare un po' da soli, ma c'è anche una condizione che tanto ci indebolisce che è la disconnessione profonda e intima dagli altri”.
E tu, lettore che ci segui, che rapporto hai con la solitudine? Riesci a desiderarla oppure ti rifugi in essa per non sentire la disconnessione con l'altro?
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di Natalia Sessa




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