Lavoro o Università? La ricerca di farmacisti e specialisti in terapie mediche risulta complessa. Scopri le figure maggiormente richieste nel mondo del lavoro
"L'85,3% dei laureati ha un impiego, contro il 74,6% dei diplomati e il 56,1% di chi si ferma alla licenza media..."

Un giovane dell’ultimo anno di un istituto o liceo superiore si ritrova ad affrontare la prima decisione importante della vita: lavoro o università? Per chiarire al meglio questo dubbio, analizziamo da vicino quali sono le principali figure richieste oggi dal mercato. Come possiamo immaginare il mondo dell’Intelligenza artificiale resta in prima linea, seguito da sanità e discipline Stem. Entriamo nel dettaglio:
Per fornire delle indicazioni precise, facciamo riferimento alla classifica “Jobs on the Rise 2026 di LinkedIn” dalla quale emerge, come abbiamo anticipato, una forte spinta verso la digitalizzazione seguita dalla gestione industriale. Tra le figure maggiormente richieste spiccano: l’ingegnere dell'intelligenza artificiale, direttore AI, specialisti HSE (salute, sicurezza e ambiente), ingegneri dei sistemi avionici, bioinformatici e wealth manager.
Mentre se analizziamo i dati riportati dall’osservatorio Randstad, sulle professioni del futuro, i settori con il maggior volume di assunzioni sono:
Amministrazione, finanza e risorse umane;
Tecnologia, comunicazione e ingegneria;
Sanità, assistenza e tecnici specializzati;
Edilizia, logistica, turismo e commercio.
Un altro importante documento al quale possiamo far riferimento è il Report Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro che analizza le professioni da un altro punto di vista, ovvero dalla difficoltà di reperimento :
Settore sanitario: la ricerca di farmacisti risulta complessa nell'87,7% dei casi;
Specialisti in terapie mediche con l’82,1%.
Sul fronte dell’industria:
Carenza nei profili operai specializzati;
verniciatori industriali (82%);
saldatori qualificati (80,7%);
manutentori di automobili (78,3%).
Come ultimo documento prendiamo il Report Istat, i dati riportano che la scelta dell'indirizzo universitario incide direttamente sulle opportunità di impiego. Prendendo in considerazione un range d’età compreso tra 30 e 34 anni, i tassi di occupazione più alti premiano l'area scientifica e medica:
Area medico-sanitaria e farmaceutica: 90,1% (in crescita di 1,5 punti percentuali);
Area Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica): 88,2%;
Area socio-economica e giuridica: 85,5%;
Area umanistica e dei servizi: 78,9%.
Dai dati emerge un risultato significativo, la laurea riesce a garantire un vantaggio importante in termini di occupazione. Infatti, l'85,3% dei laureati ha un impiego, contro il 74,6% dei diplomati e il 56,1% di chi si ferma alla licenza media. In definitiva, il titolo universitario riduce il rischio di disoccupazione, che si attesta al 3% per i laureati, sale al 5% per i diplomati e raggiunge l'8,7% per i livelli di istruzione inferiori.
di Natalia Sessa
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