Indicazioni Nazionali licei: fuori Marx, Spinoza e Leibniz dalla lista dei filosofi consigliati. Oltre 60 professori universitari lanciano petizione
- La Redazione

- 2 giorni fa
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"Un appello del mondo universitario critica le indicazioni del governo su chi studiare in classe. La discussione finisce in Senato..."

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito si difende spiegando che la nuova lista degli autori da studiare in classe è solamente un esempio e non un obbligo di legge. Tuttavia, per il mondo accademico questa giustificazione non basta affatto. Oltre sessanta professori universitari hanno infatti preso carta e penna per scrivere una dura petizione contro il governo, definendo i nuovi programmi scolastici una vera e propria "polpetta avvelenata" lasciata in pasto agli studenti.
Secondo i docenti, cancellare semplicemente determinati nomi dall'elenco ufficiale finisce per orientare e condizionare il lavoro quotidiano degli insegnanti, togliendo così spazio a correnti di pensiero fondamentali.
Al centro della bufera ci sono le nuove indicazioni nazionali per i licei, pubblicate a fine aprile. A far arrabbiare i firmatari dell'appello (tra cui spiccano studiosi molto noti come Massimo Cacciari e Gaetano Lettieri) sono state le scelte prese dalla commissione guidata dalla pedagogista Loredana Perla. I professori accusano apertamente i redattori del Ministero di "dilettantismo", condannando la "temeraria esclusione" di alcuni veri e propri giganti della filosofia moderna e contemporanea.
Tra i tagli considerati più sconcertanti ci sono infatti quelli di Karl Marx, Spinoza e Leibniz, ovvero gli autori che rappresentano le basi del pensiero critico, del materialismo e del razionalismo.
Un altro dettaglio molto criticato riguarda lo studio dei teorici del "contratto sociale", cioè le fondamenta dello Stato moderno: le nuove indicazioni suggeriscono ai professori di scegliere "almeno uno" tra pensatori enormi come Hobbes, Locke e Rousseau. Una scorciatoia che, secondo gli esperti, impedirebbe ai ragazzi di studiare a fondo la nascita della politica moderna. La protesta, vista la gravità del tema, è subito arrivata in Parlamento. La senatrice Cecilia D'Elia, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Istruzione, ha definito condivisibile e preoccupante la denuncia dei docenti, augurandosi un confronto diretto con il ministro Valditara. Secondo la senatrice, dietro queste decisioni si nasconde il tentativo di imporre una precisa "egemonia culturale", usando scelte discrezionali per tenere i grandi autori del pensiero critico fuori dalle aule dei licei.
di La Redazione



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