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Gesù: “Non basta rispettare le regole”. Quando la giustizia non nasce dal cuore, non salva nessuno

La Legge da sola non cambia la vita: Gesù indica una giustizia più esigente, che nasce dall’amore, dalla responsabilità personale e da un cuore capace di scegliere il bene ogni giorno...

di Don Vincenzo Carnevale

Quante volte pensiamo di essere “a posto” solo perché rispettiamo le regole?

Nel Vangelo di oggi Gesù mette in crisi questa sicurezza e chiede qualcosa di più: una giustizia che nasce dal cuore e cambia le relazioni.

Gesù, Parola di verità e vita, oggi, ci insegna come leggere, ascoltare, interpretare e attualizzare le Scritture, con la sapienza e alla luce del Suo Vangelo, nella Sua Persona, che è il pieno e definitivo compimento della “Legge e dei Profeti”.

Egli, infatti, è la Parola definitiva che rivela e compie tutta la Volontà salvifica del Padre, Dio Creatore (Eb 1,1), che lo ha mandato a dare pieno e definitivo compimento alla Legge e non ad abolirla!Gesù restituisce il senso pieno ed autentico alle normative della Legge antica, rivelandoci la Sua pienezza nella relazione nuova con Dio, che non scaturisce dalle pratiche meticolose ed esteriori della Legge, ma è fondata e motivata dall’amore, che Dio, per primo, nutre e manifesta all’uomo. La novità apportata dal Vangelo di Gesù, rispetto alla Legge antica, ci fa passare dall’osservanza esteriore e sterile della Legge, alla sua feconda interiorizzazione, quale orientamento di vita nuova, che si fonda sulla ripristinata relazione con Dio Padre, mediante il Figlio, Sua Sapienza e Suo Rivelatore.

Come ci deve far cogliere e realizzare quella “giustizia maggiore”, che Gesù richiede ai Suoi discepoli, ai quali chiede che la loro giustizia deve superare ed essere maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei”! La Liturgia della Parola, oggi, ci invita a comprendere e vivere la “legge del Signore”, nella Persona di Cristo Gesù, pieno compimento delle Scritture, perché Egli solo può rivelarci e farci conoscere il Progetto salvifico del Padre (Eb 1,1), quello che Egli è venuto ad annunciare e testimoniare con la Sua vita e a portarlo a pieno e definitivo compimento, con la Sua morte e resurrezione.

Dio, infatti, non si diverte a caricarci di ordini perentori e restrittivi, ma ce ne fa dono perché per noi l’essere giusti o empi è questione di vita o di morte, di senso o di non senso, di bene e di male, di libertà e schiavitù, di felicità o di infelicità: “davanti a noi stanno vita e morte, bene e male: a ognuno sarà dato ciò che sceglierà e verso cui tende la sua mano e dirige il suo cuore. Dio dona la Sua Legge all’uomo, il quale, di fronte ad Essa, resta libero di scegliersi una vita o una morte, un senso pieno (vita vitale e riuscita) o il non senso (vita mortificata e fallita) (prima Lettura).

Nel Vangelo, Gesù ci offre la grazia di una “maggiore giustizia”, cioè, la piena relazione con Dio, che si realizza instaurando più giuste e più corrette relazioni con gli altri: “più” rispetto della vita, del matrimonio indissolubile, della verità, delle giuste relazioni umane, degli altri e, perciò, di Dio.  La sapienza, che nel primo Testamento è la Legge stessa, nel Vangelo risiede e scaturisce dalla Croce di Cristo: vera, autentica ‘piena sapienza’ è quella di leggere, sotto la guida dello Spirito Santo, che ne conserva l’iniziativa, la nostra vita alla luce del Crocifisso Risorto (seconda Lettura). Tutto questo vuole insegnarci Gesù: Il compimento e la pienezza della Legge è il Comandamento dell’amore. Paolo ci dice che “chi ama il suo simile ha adempiuto la legge... Pieno compimento della legge è l’amore” (Rm 13,8-10).

È Gesù stesso a proclamare: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv 14,21). Paolo ci dice chiaramente che “Pieno compimento della legge è l’amore” (Rm 13,8-10). La pienezza della legge, dunque, è nella maggiore giustizia”, l’amore, che Gesù chiede a ciascuno dei Suoi discepoli, è fondata sulla nuova relazione con Dio e sull’amore fraterno.

La Parola di Dio deve diventare luce quotidiana, letizia di ogni mattino e gioia per ogni sera del tuo cuore, perché la Parola nel rivelarsi ci illumina e dona la vera sapienza ai semplici e ai puri e retti di cuore.  “Il cuore” dell’uomo, inteso come “totalità della persona”, conta davanti a Dio e non la fredda e sterile osservanza esteriore. L’uomo che ascolta la Parola l’accoglie come dono e vi aderisce con responsabilità e rifuggendo da un’osservanza sterile, solo formale ed esteriore. I Comandamenti (La Legge), infatti, non annullano né limitano la nostra libertà, ma, la illuminano, la rendono feconda e sapiente nello scegliere il bene, la sostengono e la guidano a compierlo e a raggiungere, così, “la maggiore giustizia”, la pienezza di vita e vera beatitudine, anche, qui in terra. La libertà è scegliere il bene, che il Creatore ha posto nel nostro cuore e, di conseguenza, rinunciare al male che ci insidia. Siamo noi a decidere quale strada percorrere ogni giorno: quella che produce male e conduce alla morte o quella radiosa del bene-amore che ci realizza e rende felici ora, in terra, e beati per sempre, nel cielo. Lo Spirito Santo ci rivela la vera sapienza da cercare, accogliere e seguire: “La Parola della Croce”’, la vera Sapienza di Dio, che ci rivela il mistero del Suo amore e della Sua salvezza. La Legge del Signore è dono, perciò, richiede a ciascuno di noi responsabilità nel cercarla, custodirla e osservarla “con tutto il cuore” (Salmo)...


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