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Gesù: "Dio invita tutti, anche gli scartati e gli esclusi." Ma per partecipare alla festa non basta esserci serve l'abito nuziale, "il vestito dell'Amore"

3 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Che cos’è l’abito nuziale richiesto agli invitati? Nell’omelia di don Vincenzo, una domanda che riguarda il nostro modo di vivere la fede e di accogliere gli altri...

Di Don Vincenzo Carnevale

La Festa di Nozze del Figlio è stata preparata per tutti coloro che sono disponibili, vogliono parteciparvi e vogliono esserne fatti degni! Tutti siamo invitati al Banchetto delle nozze per essere nutriti di grazia, gioia e amore. Ma, proprio “i primi” invitati rifiutano l’invito e si rendono indegni! Gli scartati e gli esclusi, che occupavano solo i crocicchi della storia, invece, sorprendentemente, sono fatti commensali del banchetto della salvezza.

Noi siamo i destinatari di questa Parola! Noi che continuiamo a coltivare solenni e sontuose celebrazioni, senza chiederci se queste sono volute da Dio e se Dio non richieda altro da quello che decidiamo noi di celebrare, di proclamare e di annunciare! Tutti, “buoni” e “cattivi”, invitati al banchetto dello sposo con l’unica condizione: rivestirsi dell’abito nuziale che il Padre offre, nel Figlio, Cristo Gesù, a ciascuno di noi. Tutti i chiamati e invitati per essere eletti e per poter entrare e partecipare degnamente alla festa nuziale, devono "spogliarsi" dell'uomo vecchio carnale e rivestirsi dell’uomo nuovo e spirituale capace di pensare e agire secondo Dio e non secondo la carne!

Nel giorno del nostro Battesimo, siamo stati fatti rinascere a nuova vita e ci siamo “rivestiti“ di Cristo, della Sua veste candida, segno della nostra nuova dignità di “figli di Dio, e ci siamo impegnati, attraverso i genitori e il padrino e la madrina, a conservarla limpida e candida per tutta la vita ed a non smetterla mai. Nel nostro Battesimo, dunque, è avvenuto uno “scambio dei vestiti”: ci è stata data la nuova comunione esistenziale con Cristo! Nel Battesimo abbiamo ricevuto il vestito nuovo della figliolanza divina che, nella partecipazione attiva e feconda dell’’Eucaristia, Banchetto preparato dal Padre per noi, si manifesta come il vestito nuziale.

San Gregorio Magno, nelle sue Omelie (Hom. 38, 8-13), sostiene che: Solo in Matteo il Re viene nella sala, riempita di commensali, per vedere i Suoi ospiti, tra i quali ne trova uno senza abito nuziale, che viene interrogato ma resta muto e, di conseguenza, viene cacciato e poi buttato fuori nelle tenebre, nel pianto e stridore di denti (vv 13). Si domanda San Gregorio: “Che specie di abito è quello che gli mancava se tutti coloro che sono riuniti nella Chiesa hanno ricevuto l’abito nuovo del Battesimo e della fede? Che cosa, dunque, manca ancora? Quale abito nuziale deve, ancora, essere aggiunto?” “Il vestito dell’amore”- Egli, così, risponde!

Al Banchetto non si va solo per scroccare un pranzo, ma, per essere commensali degni e partecipi della vita dello Sposo e dell’amore del Padre, che ha preparato per il Figlio, Sposo dell’umanità, questo Banchetto nuziale per farci fare nozze con Lui e per farci assimilare da Lui per farci come Lui! A questo Banchetto non si può andare con il proprio abito, non si può mantenere il proprio modo di pensare, i propri gusti! Bisogna cambiarsi di abito e rivestirsi della veste della giustizia di Cristo! Bisogna cambiare mentalità, bisogna convertirsi! Quest’abito è dono! Dobbiamo soltanto accoglierlo ed indossarlo! L’ha pagato già l’Agnello, con il Suo Sangue prezioso! Egli toglie il peccato del mondo e rende candide e nuziali le nostre vesti! Noi, siamo chiamati per essere fatti commensali di Dio, nel Banchetto di nozze del e con Suo Figlio! L’Eucaristia, Pasqua quotidiana e settimanale, è per la Comunità l’appuntamento vitale e sacramentale con il Suo Signore: è Mensa ricca di Parola di verità e di vita ed abbondante di Pane da spezzare e condividere insieme! Non può in nessun modo essere ridotta a semplice “consumazione’ veloce e frettolosa, stile e tipo fast-food, senza la gioia dell’amicizia e della condivisione, senza la festa dell’incontro con Colui che è la vera eterna Festa, Gesù pasquale, morto e risorto. Solo dopo che ci siamo svestiti del nostro “io” peccaminoso ed essere stati rivestiti di Cristo, siamo mandati a chiamare ed invitare tutti quelli che riusciremo a trovare.

E tu, lettore che ci segui, che cosa significa nella tua vita indossare “il vestito dell’amore”? C’è qualcuno a cui vorresti offrire più ascolto, accoglienza o perdono? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.




 
 
 

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