Gesù: "Dio invita tutti, anche gli scartati e gli esclusi." Ma per partecipare alla festa non basta esserci serve l'abito nuziale, "il vestito dell'Amore"
Che cos’è l’abito nuziale richiesto agli invitati? Nell’omelia di don Vincenzo, una domanda che riguarda il nostro modo di vivere la fede e di accogliere gli altri...

Di Don Vincenzo Carnevale
La Festa di Nozze del Figlio è stata preparata per tutti coloro che sono disponibili, vogliono parteciparvi e vogliono esserne fatti degni! Tutti siamo invitati al Banchetto delle nozze per essere nutriti di grazia, gioia e amore. Ma, proprio “i primi” invitati rifiutano l’invito e si rendono indegni! Gli scartati e gli esclusi, che occupavano solo i crocicchi della storia, invece, sorprendentemente, sono fatti commensali del banchetto della salvezza.
Noi siamo i destinatari di questa Parola! Noi che continuiamo a coltivare solenni e sontuose celebrazioni, senza chiederci se queste sono volute da Dio e se Dio non richieda altro da quello che decidiamo noi di celebrare, di proclamare e di annunciare! Tutti, “buoni” e “cattivi”, invitati al banchetto dello sposo con l’unica condizione: rivestirsi dell’abito nuziale che il Padre offre, nel Figlio, Cristo Gesù, a ciascuno di noi. Tutti i chiamati e invitati per essere eletti e per poter entrare e partecipare degnamente alla festa nuziale, devono "spogliarsi" dell'uomo vecchio carnale e rivestirsi dell’uomo nuovo e spirituale capace di pensare e agire secondo Dio e non secondo la carne!
Nel giorno del nostro Battesimo, siamo stati fatti rinascere a nuova vita e ci siamo “rivestiti“ di Cristo, della Sua veste candida, segno della nostra nuova dignità di “figli di Dio, e ci siamo impegnati, attraverso i genitori e il padrino e la madrina, a conservarla limpida e candida per tutta la vita ed a non smetterla mai. Nel nostro Battesimo, dunque, è avvenuto uno “scambio dei vestiti”: ci è stata data la nuova comunione esistenziale con Cristo! Nel Battesimo abbiamo ricevuto il vestito nuovo della figliolanza divina che, nella partecipazione attiva e feconda dell’’Eucaristia, Banchetto preparato dal Padre per noi, si manifesta come il vestito nuziale.
San Gregorio Magno, nelle sue Omelie (Hom. 38, 8-13), sostiene che: Solo in Matteo il Re viene nella sala, riempita di commensali, per vedere i Suoi ospiti, tra i quali ne trova uno senza abito nuziale, che viene interrogato ma resta muto e, di conseguenza, viene cacciato e poi buttato fuori nelle tenebre, nel pianto e stridore di denti (vv 13). Si domanda San Gregorio: “Che specie di abito è quello che gli mancava se tutti coloro che sono riuniti nella Chiesa hanno ricevuto l’abito nuovo del Battesimo e della fede? Che cosa, dunque, manca ancora? Quale abito nuziale deve, ancora, essere aggiunto?” “Il vestito dell’amore”- Egli, così, risponde!
Al Banchetto non si va solo per scroccare un pranzo, ma, per essere commensali degni e partecipi della vita dello Sposo e dell’amore del Padre, che ha preparato per il Figlio, Sposo dell’umanità, questo Banchetto nuziale per farci fare nozze con Lui e per farci assimilare da Lui per farci come Lui! A questo Banchetto non si può andare con il proprio abito, non si può mantenere il proprio modo di pensare, i propri gusti! Bisogna cambiarsi di abito e rivestirsi della veste della giustizia di Cristo! Bisogna cambiare mentalità, bisogna convertirsi! Quest’abito è dono! Dobbiamo soltanto accoglierlo ed indossarlo! L’ha pagato già l’Agnello, con il Suo Sangue prezioso! Egli toglie il peccato del mondo e rende candide e nuziali le nostre vesti! Noi, siamo chiamati per essere fatti commensali di Dio, nel Banchetto di nozze del e con Suo Figlio! L’Eucaristia, Pasqua quotidiana e settimanale, è per la Comunità l’appuntamento vitale e sacramentale con il Suo Signore: è Mensa ricca di Parola di verità e di vita ed abbondante di Pane da spezzare e condividere insieme! Non può in nessun modo essere ridotta a semplice “consumazione’ veloce e frettolosa, stile e tipo fast-food, senza la gioia dell’amicizia e della condivisione, senza la festa dell’incontro con Colui che è la vera eterna Festa, Gesù pasquale, morto e risorto. Solo dopo che ci siamo svestiti del nostro “io” peccaminoso ed essere stati rivestiti di Cristo, siamo mandati a chiamare ed invitare tutti quelli che riusciremo a trovare.
E tu, lettore che ci segui, che cosa significa nella tua vita indossare “il vestito dell’amore”? C’è qualcuno a cui vorresti offrire più ascolto, accoglienza o perdono? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.




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