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EDUCAZIONE LINGUISTICA: COSA SI DEVE FARE AFFINCHÉ SIA “DEMOCRATICA”

A parlarne il linguista Alberto Sobrero in occasione del convegno promosso dalla Giscel


A Roma, giovedì 1° giugno si è svolto il convegno per celebrare i 50 anni dell’ associazione Giscel (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica). A promuovere l’ iniziativa l’ associazione stessa.

Al convegno un pubblico numeroso che ha posto l’ attenzione su cosa si deve fare affinché l’ educazione linguistica possa diventare veramente “ democratica”.


Il linguista Alberto Sobrero, per 40 anni docente presso l’Università del Salento, con un intervento pubblicato nel sito del Giscel, ricorda che nelle Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica, documento fondante del GISCEL al quale aveva lavorato in particolare Tullio De Mauro, sono richiamati i limiti principali del modello “tradizionale” di “fare lingua”:


  • Si fa educazione linguistica solo nell’ora di italiano

  • Si cura il possesso solo della capacità di scrittura: il parlato non solo è ignorato, ma è soggetto a pesanti valutazioni negative se denuncia un retroterra dialettale o ‘scorretto’

  • Le prove di scrittura sono limitate a temi e pensierini, per lo più retorici e lontani dalla vita reale: non si addestra alla produzione dei testi che serviranno nella vita reale (prendere appunti, stendere relazioni, schematizzare, sintetizzare ecc.)

  • La produzione linguistica è rigidamente valutata come corretta o scorretta, secondo i dettami di un mero normativismo

  • Gli errori sono semplicemente sanzionati, in modo funzionale non a un processo di apprendimento ma a un processo di selezione

  • Si ignora la realtà linguistica di partenza dei ragazzi

  • Si pensa alla lingua italiana in sé e per sé, ignorando le connessioni sempre più strette con altri codici: disegno, calcoli, musica ecc.

  • La grammatica è trattata solo nell' “ora di grammatica", e consiste nella memorizzazione di paradigmi verbali, di etichette spesso astruse attribuite all’analisi logica e alla sintassi. È praticamente escluso il lessico.


Secondo Sobrero, quando si parla di educazione linguistica, c’è ancora bisogno di aggiungere la parola “democratica”.



“Lo strato più profondo, la quintessenza della scuola italiana non è cambiata, o lo è stata solo marginalmente, nonostante i Programmi e le Indicazioni ministeriali, gli studi di psicolinguistica, di didattica e di docimologia, di sociolinguistica e di pedagogia, quasi tutti allineati, sia pure tardivamente, con le posizioni GISCEL”. Ancora oggi in molte, troppe scuole italiane si continua a fare educazione linguistica solo nelle ore di Italiano, si privilegiano di gran lunga le abilità di scrittura rispetto all’orale, al quale si riserva più un fine valutativo che educativo, si dà poco spazio a forme di scrittura diverse dal classico tema (che ha sempre un posto privilegiato, del tutto sproporzionato al suo ruolo nella comunicazione ordinaria), e in troppi insegnanti è ancora molto forte – spesso vincente – la tentazione di limitarsi a porre il timbro ‘giusto’ o ‘sbagliato’ su qualunque produzione linguistica, e di valutare solo in modo negativo gli errori, cioè – ancora una volta – di far prevalere la funzione del giudicare su quella dell’educare. Ma c’è di più, perché la realtà linguistica di partenza dei ragazzi, che era un problema sostanzialmente di lingua / dialetto, oggi si è notevolmente complicata, con l’aggiunta della ‘lingua dei nuovi italiani’, di recente immigrazione; ma le strategie per affrontare le nuove dimensioni di questo problema sono ancora occasionali e volontaristiche, quando non assenti”, scrive Sobrero nella sua nota.


Questo dovrebbe far comprendere perché è ancora vitale il messaggio del GISCEL, che mira proprio a superare queste difficoltà attraverso una concezione democratica e solidale della società.


La segretaria nazionale Francesca Gallina spiega: “Siamo arrivati a tagliare un traguardo importante come quello di 50 anni di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica perciò ci sembrava opportuno e doveroso organizzare un convegno in cui commemorare una ricorrenza per tutte e tutti noi importante, direi storica. Volevamo però che fosse anche una occasione di riflessione sulle idee e sui principi di educazione linguistica democratica che hanno animato l’associazione dagli esordi a oggi, su alcune delle questioni linguistiche ed educative che attualmente ci sembrano più urgenti, su quali prospettive si aprono nel presente e verso il futuro”.


“È stata davvero un’occasione preziosa per riflettere insieme su alcune parole chiave dell’educazione linguistica, da intervento e studio a plurilinguismo, passando per diritti linguistici e democrazia e abbiamo anche discusso di formazione per i docenti e di politiche linguistiche europee, oltre che di opportunità che la partecipazione a un’associazione professionale offre agli insegnanti”, infine conclude.



di ISABELLA CASTAGNA


contatti: redazione@ascuolaoggi.it - info@ascuolaoggi.it


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