Docente firma il contratto a tempo indeterminato e lo stesso giorno va in pensione. È successo davvero
- La Redazione

- 2 ore fa
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Dopo 23 anni di precariato il professore di religione supera il concorso, firma il contratto a tempo indeterminato e, poche ore dopo, saluta la scuola per raggiunti limiti di età. Ai ragazzi lascia un messaggio che vale più di qualsiasi lezione: "Non mollate mai"...

Per ventitré anni ha aspettato quel momento, senza mai smettere di crederci. Quando ormai sembrava destinato a concludere la propria carriera da precario, è arrivata la soddisfazione che inseguiva da una vita: la mattina ha firmato il contratto a tempo indeterminato dopo aver superato il concorso, poche ore dopo ha salutato colleghi e studenti perché era arrivato il giorno della pensione. È la storia di Liborio Princiotta, docente di religione, che in un solo giorno ha vissuto due dei momenti più importanti della sua vita professionale.
Quel traguardo, però, non è arrivato per caso. Dietro la firma del contratto ci sono oltre due decenni di attesa, sacrifici e contratti rinnovati di anno in anno.
"Ho aspettato questo giorno per 23 anni. Mi ero sempre posto questo obiettivo, ma mi ero quasi rassegnato ad andare in pensione senza essere di ruolo. Poi è uscito il concorso e ho deciso di partecipare".
Nonostante fosse ormai vicino alla pensione, ha scelto di rimettersi in gioco, studiare e affrontare le prove concorsuali. La soddisfazione, una volta raggiunto il risultato, è stata immensa.
"Dopo 23 anni c'è la grande soddisfazione di non essermi mai rassegnato al precariato e, soprattutto, l'orgoglio di aver superato questo concorso".
La sua storia professionale è strettamente legata a una vicenda personale. "Ho deciso di diventare docente di religione dopo la morte di mia moglie. Ero già molto vicino alla fede, ma in quel momento ho capito che volevo fare un passo avanti". Da quel dolore è nato un nuovo percorso, che lo ha portato a iscriversi all'università, conseguire la laurea in Scienze Religiose e dedicare la propria vita all'insegnamento.
La giornata del pensionamento si è trasformata in una festa doppia, anzi tripla.
"Ho fatto tre feste, una la mattina, una dopo il collegio docenti e la terza la sera, con i parenti e gli amici più cari".
Un modo per celebrare non soltanto la conclusione della carriera, ma anche un sogno che sembrava ormai irraggiungibile.
L'ultimo insegnamento ai suoi studenti
Prima di lasciare definitivamente la scuola, il docente ha voluto affidare ai ragazzi un messaggio che nasce dalla sua stessa esperienza.
"Qual è l'insegnamento che lascio ai ragazzi? Quello di non mollare mai. Anche perché, dopo 23 anni, come è successo a me, può succedere di tutto nel mondo del lavoro. Si può arrivare a dei traguardi che magari uno non si aspetta più".
E conclude con una riflessione che va oltre la scuola. "Da cattolico, dico che la speranza non deve mai morire. Da laico, dico che la vita riserva tante sorprese, sia negative che positive, ma per vederle bisogna avere la forza di aspettare e di non mollare". La sua vicenda dimostra che alcuni traguardi possono arrivare quando sembrano ormai sfuggiti e che la determinazione, unita alla speranza, può cambiare il finale di una storia che sembrava già scritta.
di La Redazione
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