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Crepet: “Per essere felici occorre restare umani. Bisogna innamorarsi di persone reali, litigare con esseri pensanti, passeggiare con la mente impegnata a farsi domande, non ad anestetizzarsi”

Aggiornamento: 21 mar

Per essere felici bisogna riscoprire la bellezza delle piccole cose, instaurando legami autentici, valorizzando i rapporti umani, ritornando a relazionarsi con gli altri senza isolarsi ed anestetizzarsi ma vivendo pienamente…

Le nuove generazioni, sempre più alla ricerca di consenso ed approvazione, tendono ad omologarsi, così uniformandosi al comune sentire, incapaci di andare controcorrente e di riconquistare la propria originalità e libertà di pensiero.

In tale prospettiva il sociologo Paolo Crepet, convinto che la psichiatria sia «l’arte di rimuovere gli ostacoli alla felicità» e la sociologia lo strumento per acuire lo sguardo e rafforzare l’atteggiamento critico nei confronti della società, evidenzia come “oggi chi pensa con la propria testa rischia di passare per criminale”: un po’ come se dovessimo allinearci tutti ad un pensiero unico e piatto.

Ecco perché è importantissimo “educarci a pensare senza condizionamenti”: ognuno di noi, infatti, deve preservare la propria libertà di pensiero, mettendosi in discussione, non avendo mai timore di esporsi ma anzi tutelando la propria autonomia e indipendenza così da valorizzare quell’autenticità che rende ciascuno di noi unico ed inimitabile.

Attraverso le sue parole Paolo Crepet smuove le coscienze ed in merito all’intelligenza artificiale esprime il suo pensiero in tal modo:

“Ha cambiato il nostro modo di vivere, non c’è dubbio, e lo farà sempre di più. Risolve per noi i problemi, ci permette di stare seduti sul divano mentre un povero cristo sta correndo in motorino per consegnarci la pizza.  E noi? Come utilizziamo il tempo che abbiamo a disposizione? Stravaccati sul divano, con lo sguardo inebetito sui social. Siamo sicuri che questa è la vita che fa per noi, che in questo modo siamo felici?”.

Ecco allora che l’unica speranza per poter essere felici è ritrovare se stessi, avendo il coraggio di restare umani.

“L’essere umano è felice quando capisce chi è e come può essere felice. Per capire sé stessi è indispensabile confrontarsi di persona con altri esseri umani, innamorarsi di persone reali, litigare con esseri pensanti, passeggiare con la mente impegnata a farsi domande, non ad anestetizzarsi. Tutto l’opposto di quello che offre l’intelligenza artificiale”, in tal modo lo psichiatra evidenzia come sia importante riscoprire la bellezza delle piccole cose, instaurando legami autentici, valorizzando i rapporti umani, ritornando a relazionarsi con gli altri senza isolarsi ed anestetizzarsi ma vivendo pienamente le emozioni delle quali non bisogna mai avere paura.


A tal fine Paolo Crepet coglie l’occasione per raccontare un episodio dal quale trarre insegnamento, verificatosi qualche mese fa a Napoli, dopo il suo ultimo incontro, quando gli si è avvicinata una signora che lo ha spiazzato. “Mi ha guardato, mi ha preso la mano e mi ha detto: ‘Dotto’, ma che c’è, la vedo sciupata’. Ecco, la cura, la preoccupazione per un’altra persona che non è di famiglia, questa forma di umanità gratuita a Napoli ancora si trova, e credo sia lo strumento più efficace per far trionfare l’intelligenza umana su quella artificiale”, così come spiegatoci molto accuratamente e dettagliatamente dal sociologo.

In un mondo in cui l’anestesia emotiva sembra predominare incontrastata, restare umani e continuare ad emozionarsi rappresenta la vera rivoluzione alla quale continuare a tendere.

E tu, lettore che ci segui, credi che la felicità risieda nelle piccole cose, nell’instaurare legami autentici, così da valorizzare i rapporti umani, ritornando a relazionarsi con gli altri senza isolarsi ed anestetizzarsi ma vivendo pienamente le emozioni delle quali non bisogna mai avere paura?

 Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

13 commenti


Silvana De Pascale
22 mar

Mi piace stare in mezzo alla gente e ascoltare tutto quello che pensa! Non mi piace l’IA perché mi pare che tenda ad omologare tutti quanti e impedendo di pensare con la propria testa!

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Ospite
22 mar

Anche io sono perfettamente d’accordo con il prof. Crepe che ci costringe a pensare con la nostra testa evitando tutte le omologazioni a cui ci costringono i social! Io NON sono una persona loquace perché preferisco ascoltare il mio prossimo piuttosto che parlare e dire cose vuote che NON possono interessare a nessuno e sono fiera di me stessa perché PENSO E RIFLETTO e non aggiungo il vuoto al vuoto!

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Roxy
21 mar

Io se avessi avuto un figlio gli avrei messo a disposizione un cellulare a 18 anni e non mi sento retrograda. Sin da quando ero ragazza e ancora oggi , a volte, mi vedo costretta a lottare per portare avanti la mia posizione di pensiero ..che è quella di una donna che ama la solitudine, ama pensare , riflettere, farsi domande e farne anche quando questo può risultare pesante perché ad un certo punto si diventa anche scomodi.

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Ospite
20 mar

Essere umano ha bisogno di relezionarsi...di confrontarci. Avere legami sinceri e costruttivi è come se fosse avere una boccata d'aria pura ...ciò è avere l'ossigeno.

Purtroppo oggi nessuno ha tempo. La tecnologia, i social, la AI hanno rubato tutto, proprio tutto

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Angela
20 mar

Sono più che d'accordo con il professore.. ritengo che i valori veri siano alla base di una vita serena se possibile "felice".. complimenti professore vorrei poter avere la sua credibilità..ma purtroppo tante.. troppe volte si cerca di comunicare con persone sorde.. saluti e FORZA!!!

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