Crepet: “Per essere felici occorre una buona dose di autostima”. La sfida educativa tra i banchi della libertà
Aggiornamento: 24 lug
Dalla forza del “no” al pensiero critico: educare all’autonomia significa proteggere l’identità e imparare a non dipendere dal giudizio degli altri…

“L’autostima non può essere elaborata iscrivendosi a un corso teorico all’università... Essa cresce in un unico modo: attraverso l'esperienza. Necessita di caparbietà, volontà, disciplina. A me piace pensarla come una ginnastica psichica che debba essere imparata, qualcosa a cui si può, almeno in parte, essere educati.”
È da questa profonda riflessione dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet che occorre ripartire per affrontare una delle questioni educative del nostro tempo: la costruzione della fiducia in sé nelle giovani generazioni.
In un'epoca in cui i giovanissimi sono costantemente esposti alla ricerca dell'approvazione digitale e del consenso esterno, il tema dell'autostima viene spesso frainteso. Non si tratta di narcisismo, né di un premio da distribuire a prescindere per evitare frustrazioni. L’autostima è una prassi quotidiana, un muscolo che si allena nel confronto diretto con la realtà; non si trasmette attraverso lezioni frontali, né tantomeno eliminando preventivamente ogni ostacolo dal cammino dei ragazzi. Si forgia, piuttosto, quando lo studente viene messo nelle condizioni di affrontare una prova, sbagliare e rialzarsi con le proprie forze.
Concepire l'educazione come una vera e propria “ginnastica psichica” impone un cambio di prospettiva radicale per chi insegna: significa promuovere un'autonomia attiva, lasciando ai giovani lo spazio di sperimentare la fatica del tentativo senza che gli adulti si sostituiscano a loro. La sicurezza personale non è un regalo, ma una conquista che nasce dalla disciplina dello sforzo e dalla capacità di trasformare l'errore in una risorsa.
Una volta allenata attraverso l'esperienza, l'autostima viene messa alla prova nel rapporto con la società e con il gruppo dei pari. È qui che la fiducia in se stessi diventa fondamentale: chi non l'ha sviluppata tende infatti a cercare l'omologazione, finendo per ripetere idee altrui pur di non sentirsi escluso.
“Non puoi pretendere di trovare la felicità se non hai il coraggio di dire di no. Chi accetta passivamente le opinioni altrui trasformandole nel proprio verbo non comprenderà se stesso, né cosa desidera davvero. Sarà portato a farsi vivere dagli altri.”
Insegnare il valore del “no” tra i banchi significa far fiorire il pensiero critico, offrendo agli studenti gli strumenti per non accettare passivamente dogmi, mode o dinamiche di gruppo. Imparare a dire di no rappresenta una vera e propria forma di autodifesa esistenziale e culturale: il compito della scuola non è livellare le menti, ma insegnare a ciascuno ad affermare la propria unicità senza il terrore del giudizio altrui.
Questa spinta all'autonomia trova il suo senso più profondo nell'idea stessa di insegnamento. Educare significa fornire agli studenti gli strumenti necessari per sviluppare la propria autonomia, senza imbrigliarne il talento in schemi rigidi. Il vero maestro non cerca proseliti né vuole stampare copie di se stesso, ma forma individui capaci di pensare con la propria testa.
È una lezione che lo stesso Crepet trae direttamente dal suo percorso personale e dall'incontro con Franco Basaglia:
“Basaglia a un certo punto mi aveva afferrato il braccio, ammonendomi: “Ricordati che io non sono un basagliano”. Significava: non cercare di essere me, non imitarmi, non copiare, cerca di essere sempre te stesso. Un maestro non ammaestra; educa, eleva. Basaglia mi aveva “liberato” dall’obbligo di essere la sua pessima copia.”
In questa prospettiva, l'eredità più grande che la scuola può lasciare ai ragazzi è il coraggio di affrancarsi dai modelli imposti, accompagnandoli a diventare pienamente se stessi. Un percorso educativo ha davvero successo quando l'allievo rielabora in modo critico ciò che ha appreso e traccia la propria strada.
Accompagnare i giovani in questo cammino non è la via più comoda. Educare alla libertà comporta accettare la complessità, la fatica e talvolta il confronto. Tuttavia, il prezzo dell'omologazione e dell'insicurezza è più alto: la rinuncia alla propria identità. Allenare l’autostima, insegnare il valore dei “no” e riconoscere la singolarità di ciascuno significa restituire ai ragazzi la libertà di diventare se stessi.
E tu, lettore che ci segui, pensi che la scuola di oggi abbia ancora il coraggio di insegnare quei "no" che aiutano a crescere? O credi che la paura dello sbaglio stia spingendo i nostri ragazzi ad accontentarsi dell'omologazione pur di sentirsi accettati?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Katia Piemontese




.jpg)
.jpg)



















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)




















.jpg)
Ogni generazione ha cercato modelli da seguire. La differenza è che ieri si cercava di capire il prezzo del successo; oggi troppo spesso ci si limita a desiderarne il risultato. E senza comprendere il valore del percorso non può nascere quella fiducia in sé stessi che chiamiamo autostima, condizione indispensabile per essere davvero liberi e, forse, anche felici.
E la scuola?A volte non servono grandi riforme. Basta lo sguardo di un insegnante. Quello sguardo complice, esigente e appassionato che, davanti a una prova insufficiente, non ti dice: “Non vali.” Ti dice invece: “Questa volta non ci siamo. Ma io so che puoi fare molto meglio. Impegnati. Non hai scuse.”E quello sguardo lo porterai sempre con te.
Sono sempre stata insicura, non ho realmente mai creduto di avere dei talenti o che potessi farci qualcosa con questi,tipo i soldi. Ho sempre percepito che i miei non contassero su di me e non credessero nel mio futuro anche se lo so che mi vogliono un bene dell'anima. A volte non lo capiamo non rendendoci conto che la loro vita è breve, più breve della nostra, e dovremmo stargli vicino per impedirci di avere il peggior rimpianto della nostra vita