Crepet: “Perché abbiamo tolto ai ragazzi ciò che li rende forti?” Per educarli bisogna lasciarli liberi di fare le esperienze giuste e conoscere la vita vera
- La Redazione

- 4 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 5 apr
Crepet lancia un messaggio chiaro: senza ostacoli e senza paura non si cresce davvero

“Perché abbiamo tolto ai ragazzi ciò che li rende forti?” È da questa domanda che prende il via la riflessione di Paolo Crepet sul disagio giovanile. “Abbiamo tolto tutti gli scogli. E poi ci chiediamo perché non sanno tenere il timone”.
L'esperto porta l’esempio di una ragazza che si distingue per la sua caparbietà e il gusto per le sfide: “Perché una ragazza mi deve dire, come mi ha detto l’estate scorsa... e c’aveva l’occhio bello, vivo, meraviglioso: 'Cosa fai?'. 'Porto in giro un trimarano'”. Un modello di vitalità che si oppone al vuoto che aleggia sulla gioventù. Non è un racconto romantico. È una direzione. Quella ragazza non cerca comodità, cerca mare aperto. Onde alte, vento, rischio. Vita vera. Ma oggi quanti ragazzi sceglierebbero davvero il mare aperto invece della sicurezza?
Crepet sottolinea l’importanza che le difficoltà ricoprono nella vita dei ragazzi, descrivendole come motori indispensabili per la crescita.
Il punto è tutto qui: il “braccio forte” non nasce, si costruisce. E si costruisce solo quando qualcosa oppone resistenza. Quando non è facile. Quando fa anche un po’ paura.
Se togliamo gli ostacoli, togliamo anche la possibilità di diventare forti.
Oggi ai ragazzi togliamo tutto ciò che fa fatica. Ma è proprio lì che si costruisce la forza. Non nella comodità, ma negli errori, nelle paure, nelle prove che si attraversano.
Con la sensibilità che lo contraddistingue, Crepet invita i giovani a non cercare scorciatoie e ad abbracciare l’asprezza delle avversità.
Perché la paura non è qualcosa da evitare, ma qualcosa da attraversare. È quella che ti sveglia, che ti tiene vivo, che ti costringe a prendere in mano il tuo timone. E allora la domanda resta: vogliamo ragazzi protetti o ragazzi capaci di stare nel mare della vita?
E tu, lettore che ci segui, cosa ne pensi? Stiamo davvero aiutando i ragazzi a crescere oppure stiamo togliendo loro esperienze fondamentali? Hai vissuto momenti difficili che ti hanno reso più forte?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima.
di LEANDRO CASTAGNA




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Troppo tardi per educare al sacrificio quando per tutta la vita una intera generazione ha vissuto di benessere e privilegi. Famiglia e Scuola dovrebbero essere abolite con l'obbligo a 18 anni di emigrare da questa italia fallita. Oggi la preoccupazione dei nonni è sembrare più giovani delle madri le madri più giovani dei figli e i figli fotocopie delle mode nel vestirsi e pettinarsi uguali agli stereotipi televisivi. La generazione delle dita con il cellulare incollato all'orecchio e gli occhi spenti.
Allenarsi con sacrificio per raggiungere gli obiettivi è il cuore di ogni percorso... Dobbiamo lasciare gli scogli, solo così I giovani possono maturare.
Io sono madre di una ragazza di quasi 18 anni e di un ragazzino di 13 anni. Sto vedendo e vivendo i cambiamenti dei miei figli, li vedo piangere, gioire, annoiarsi, arrabbiarsi, cadere e a volte vincere. Devono vivere tutto. Devono sbattere la porta e arrabbiarsi con noi. Non voglio essere loro amica, che amica sarei? Mia madre non era mia amica, nemmeno mio padre. Erano i miei genitori, quelli a cui nascondevo uscite, compagnie, segreti. Non confidavo mai nulla ai miei genitori perché avevo già pochi permessi per mettere il naso fuori di casa. Se avessero saputo troppo di me mi avrebbero fatto arrestare loro. Non come ora che se tuo figlio va arrestato tu genitore lo difendi. No.…