Crepet: “Abbiamo tolto ai ragazzi ciò che li rende forti”. Per educarli bisogna lasciarli liberi di fare le esperienze giuste e conoscere la vita vera
- La Redazione

- 2 ore fa
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Crepet lancia un messaggio chiaro: senza ostacoli e senza paura non si cresce davvero

“Perché abbiamo tolto ai ragazzi ciò che li rende forti?” È da questa domanda che prende il via la riflessione di Paolo Crepet sul disagio giovanile. “Abbiamo tolto tutti gli scogli. E poi ci chiediamo perché non sanno tenere il timone”, è il senso più profondo del suo intervento.
Porta l’esempio di una ragazza che, come una mosca bianca, si distingue per la sua caparbietà e il gusto per le sfide. “Perché una ragazza mi deve dire, come mi ha detto l’estate scorsa... e c’aveva l’occhio bello, vivo, meraviglioso: 'Cosa fai?'. 'Porto in giro un trimarano'”, riporta Crepet, offrendo al pubblico un modello di vitalità che si oppone al vuoto che aleggia sulla gioventù.
Non è un racconto romantico. È una direzione. Quella ragazza non cerca comodità, cerca mare aperto. Onde alte, vento, rischio. Vita vera.
“Essendo bravi, avendo il braccio forte su quel timone. E chi è che gliel’ha insegnato, se abbiamo tolto proprio ciò che li mette alla prova?”: con questa suggestiva domanda retorica, Crepet sottolinea l’importanza che le difficoltà ricoprono nella vita dei ragazzi, descrivendole come motori indispensabili per la crescita.
Il punto è tutto qui: il “braccio forte” non nasce, si costruisce. E si costruisce solo quando qualcosa oppone resistenza. Quando non è facile. Quando fa anche un po’ paura.
Se togliamo gli ostacoli, togliamo anche la possibilità di diventare forti.
In un’epoca che idolatra la facilità, il braccio forte rappresenta la volontà che può opporsi alla deriva; una forza che si tempra attraverso l’attrito costante con le onde, e l’urto contro quegli scogli che la pedagogia moderna molte volte tenta illusoriamente di rimuovere.
Con la sensibilità che lo contraddistingue, Crepet invita i giovani a non cercare scorciatoie e ad abbracciare l’asprezza delle avversità.
Perché la paura non è qualcosa da evitare, ma qualcosa da attraversare. È quella che ti sveglia, che ti tiene vivo, che ti costringe a prendere in mano il tuo timone. E allora la domanda resta: vogliamo ragazzi protetti o ragazzi capaci di stare nel mare della vita?
E tu, lettore che ci segui, cosa ne pensi? Stiamo davvero aiutando i ragazzi a crescere oppure stiamo togliendo loro esperienze fondamentali? Hai vissuto momenti difficili che ti hanno reso più forte?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima.
di LEANDRO CASTAGNA



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