Carta docente anche ai precari, il giudice di Bergamo conferma il diritto per i supplenti fino al termine delle attività didattiche
- La Redazione

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La sentenza del tribunale di Bergamo stabilisce che anche gli insegnanti con supplenza “fino al termine delle attività didattiche” hanno diritto all’assegno per la formazione e l’aggiornamento previsto dalla Carta docente.

"La parte ricorrente ha effettivamente svolto, per l’anno scolastico 2024/2025, una supplenza ai sensi dell’art. 4, commi 1 e 2, l. 124/99; il Ministero ha quindi violato il diritto europeo per non aver disapplicato la normativa nazionale e non aver riconosciuto alla parte ricorrente la Carta docente.
Infatti, come risulta dallo stato matricolare in atti, nel predetto periodo, la parte ricorrente ha prestato la propria attività lavorativa come docente con una supplenza “fino al termine delle attività didattiche”, ossia sino al 30 giugno e segnatamente dal 1.9.2024 al 30.6.2025 sicché deve ritenersi pienamente integrato il requisito della continuità didattica così come sopra specificato.
I servizi resi dalla parte ricorrente, sebbene assunta a tempo determinato, sono quindi pienamente comparabili a quelli svolti dai colleghi di ruolo ai fini del diritto alla Carta Docente. Del resto, gli argomenti spesi dal Ministero per contestare la sussistenza dei presupposti di operatività del principio di parità di trattamento previsti dalla clausola 4 non sono decisivi per arrivare a conclusioni diverse da quelle indicate”.
Sono le conclusioni a cui sono giunti i giudici del tribunale del lavoro di Bergamo nell’esaminare il ricorso prodotto dai legali Anief in difesa di una insegnante che ha svolto una supplenza fino al termine delle “fino al termine delle attività didattiche” senza vedersi assegnare un euro per la propria formazione professionale, la quale invece per legge va assolta in modo strutturale e permanente. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “lasciare fuori i precari dall’accesso alla card, anche per gli anni passati e per supplenze brevi e saltuarie, rappresenta un evidente errore del legislatore.
Lo hanno bene espresso il Consiglio di Stato, la Corte di Cassazione e anche la Corte di Giustizia Europea. Il personale che vuole avere l’opportunità di recuperare i soldi non assegnati quest’anno e nell’ultimo quinquennio non deve fare altro che presentare ricorso gratuito attraverso i legali Anief: così potrà recuperare fino a 3.500 euro più gli interessi maturati”.
di LA REDAZIONE




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