Tupini: "Liberarci dei pesi che portiamo nel cuore è il primo atto d’amore verso noi stessi, un passo necessario per costruire un buon rapporto in famiglia"
- La Redazione

- 31 minuti fa
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La psicologa Gabriella Tupini spiega come le ferite emotive dell’infanzia influenzino i rapporti familiari e perché, da adulti, liberarsene diventi il gesto più importante per ritrovare armonia e consapevolezza...

L’amore è sempre al centro degli interventi della psicologa Gabriella Tupini, spesso le sentiamo pronunciare la frase “genitori che non amano i figli”, è impensabile eppure accade frequentemente, perché secondo l’esperta amare non è semplicemente riempire il figlio di oggetti materiali o non fargli “mancare nulla”, ma è un concetto più profondo che vive di esperienze, attimi di vita vissuti insieme, presenza autentica e non solo di incombenze e responsabilità che questo ruolo porta con sé.
“Sono i genitori a gettare le basi del rapporto tra fratelli e sorelle” è con queste parole che l'esperta ci porta a riscoprire un legame profondo, fatto a volte di gelosie e di silenzi, ma che col giusto tempo e la giusta consapevolezza potrà essere riscoperto da adulti. Quando uno dei due o tutti e due sono disposti a guardarsi dentro. Secondo l’esperta è responsabilità dei genitori impostarlo, determinarne i limiti e il rispetto. E continua “dipende soprattutto da come si sono comportati i genitori coi figli ”. Questa frase non è un attacco alle figure genitoriali, ma permette loro di guardarsi attentamente, di mettersi in discussione non solo come madre o padre ma anche come individuo.
A tal proposito dichiara: “Se i genitori non si sono comportati bene con i figli, ovvero, se i genitori non hanno amato i figli - di conseguenza - fratelli e sorelle non si ameranno molto, anzi, facilmente saranno gelosi fra di loro perché penseranno che il genitore non ama l'uno perché ama l'altra”. Ma secondo Tupini la verità è che “se i genitori non amano un figlio, non amano nessuno”.
Invece i figli si dovrebbero amare sempre, incondizionatamente, nei loro pregi e nei loro difetti, quando sono poco somiglianti caratterialmente, quando prendono decisioni sfavorevoli per loro, continua Tupini: “Se non amano un figlio, perché lo sentono troppo sensibile, debole se è omosessuale, se è femmina e non è maschio, vuol dire che non sanno amare. I figli si amano come sono. Si amano se sono più intelligenti, meno intelligenti, se sono neuro divergenti, se hanno disabilità fisiche, se hanno disabilità psichiche, comunque siano i figli si amano”.
Ma la crepa tra fratelli si viene a creare quando “i loro genitori non sono stati amorevoli”, ne conseguono diverbi e allontanamenti. Ma l’esperta in questo scenario conflittuale, in realtà riesce a regalarci una nota positiva affermando che : “ Il rapporto tra "Fratelli e sorelle" si può riscoprire da adulti. Se uno comincia a capire che cosa gli è accaduto da piccolo, poi cerca di mettersi in contatto con l'altro”.
Non c’è un modo univoco per amare, a volte i genitori, pensando di fare correttamente non capiscono l’errore, non sono consapevoli delle ripercussioni che possono ricadere sui figli.
Perdonare è un grande passo, richiede molto sacrificio ma è qualcosa che fa bene prima di tutto a sé stessi. Non portare macigni e pesi sul cuore, alleggerisce la vita, ti permette di vivere nella consapevolezza di ciò che è stato in maniera libera. Un passo maturo, quando da adulti si ha la capacità di guardare i genitori non come figure che non possono sbagliare mai, ma come uomini o donne con dubbi, incertezze e fragilità, che nel loro modo (pur sbagliato) hanno cercato di fare il proprio meglio solo in nome dell’amore.
di NATALIA SESSA






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