Tamaro sulla famiglia nel bosco: “I miei valori non sono molto diversi dai loro. A Catherine dovrebbero affidare corsi di genitorialità”
- La Redazione
- 3 ore fa
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Susanna Tamaro, scrittrice, incontra la famiglia del bosco e insieme presentano il libro di Catherine "La mia verità" ...

“I miei valori di vita non sono molto diversi dai loro. A Catherine dovrebbero essere affidati dei corsi di genitorialità”. Con queste parole la nota scrittrice Susanna Tamaro esprime tutta la sua vicinanza alla madre della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Un messaggio denso di umanità, che invita a guardare oltre i giudizi immediati e a interrogarsi su una vicenda dolorosa.
Una vicenda segnata dalla separazione tra genitori e figli e da un’attesa che continua a gravare soprattutto sui bambini. Tamaro sceglie di posare lo sguardo sulle persone: sulla loro sofferenza, sui cambiamenti affrontati e sul desiderio di tornare a vivere insieme. "Quando, nove mesi fa, comparve la notizia che dei bambini erano stati portati via con un grande dispiegamento di forze dell’ordine dai loro genitori e dalla loro casa nel bosco, colpevoli soltanto di vivere in modo spartano come vivevano gran parte dei nonni della nostra generazione, sulle prime avevo pensato che fosse una fake news, ma purtroppo era una vera notizia di cronaca... Era chiaro fin dalle prime immagini che si trattava di bambini amati e curati e, dato che nel nostro paese non mancano certo minori gravemente trascurati, mi sono domandata quale fosse la ragione di una tale inutile crudeltà".
Le abitudini della famiglia sono apparse a molti insolite, difficili da comprendere o persino potenzialmente rischiose; agli occhi di altri, invece, rappresentano semplicemente una scelta di vita lontana dai modelli più comuni. Oggi vivere in modo essenziale e spartano può suscitare diffidenza, perché le nostre aspettative sono profondamente cambiate. Ma vivere diversamente non significa necessariamente vivere peggio, così come la semplicità, da sola, non basta a stabilire l’idoneità di un ambiente familiare. È proprio su questo confine delicato, tra libertà individuale e tutela dei minori, che la vicenda impone di evitare giudizi affrettati.
"Ma i mesi passano e i bambini sono ancora prigionieri, pur avendo accettato i genitori tutte le condizioni richieste dai servizi sociali, dai vaccini all’istruzione. I Trevillon sono stati dichiarati idonei ad essere genitori, il livello scolastico dei bambini si è rilevato eccellente, si sono trasferiti in una casa più consona alle esigenze volute dal tribunale ma i bambini sono ancora ostaggio della rovente casa famiglia di Vasto. Il tribunale non ha ancora preso una decisione". Nella ricostruzione proposta da Tamaro, i genitori avrebbero accolto le condizioni richieste nel tentativo di ricongiungersi ai figli. La situazione, tuttavia, risulta ancora in attesa di una decisione.
"Chiunque abbia avuto qualche esperienza con i tribunali in Italia sa che i tempi di attesa di una sentenza sono biblici e questi infiniti rimandi definiscono da sé questo tipo di giustizia come ingiusta". Abbiamo anticipato che la madre Catherine ha mostrato sin da subito una grande forza d'animo e resilienza, In questi mesi ha anche pubblicato un libro. La stessa Tamaro pensava di trovare nel volume il racconto della vicenda; Catherine, invece, ha scelto di ripercorrere soprattutto la propria storia personale. Infatti, afferma Tamaro: "Ho letto il libro di Catherine, "La mia verità" e sono rimasta davvero folgorata dalla sua profondità, dalla saggezza e dal suo incredibile percorso di vita. Pensavo che parlasse della triste vicenda, invece Catherine Birmingham non ne accenna neppure: ci racconta invece l’avventura della sua vita che è quella di un’anima libera e inquieta in continua ricerca della luce e della verità profonda delle cose".
Il giudizio espresso dalla scrittrice è netto: "a Catherine dovrebbero essere affidati dei corsi di genitorialità" per la saggezza, la profondità d'animo e per la vita che ha vissuto. Conclude Tamaro: "I miei valori di vita non sono molto diversi dai loro. Anch’io vivo in una casa in un bosco, anch’io sto fuori dal mondo e sono un’anima inquieta, sempre tesa alla ricerca della luce del Bene". L'argomento riportato all'attenzione dalla scrittrice Susanna Tamaro, oltre a riaprire il dibattito sulla "famiglia nel bosco" pone l'osservazione su un ulteriore aspetto: può Catherine, madre considerata inizialmente poco idonea dalla magistratura, consigliare ad altre madri, altre famiglie come vivere? Cosa stabilisce, ad oggi, se si è oppure no bravi genitori? Certamente Catherine e Nathan hanno vissuto un'esperienza toccante, quella di vedersi senza i propri figli da un giorno all'altro, non per le vicende per le quali solitamente vengono allontanati i genitori ma per aver scelto una vita semplicemente diversa e certamente tale vicenda merita l'attenzione di tutti.
A tal proposito, chiediamo a te, lettore: cosa ne pensi della vicenda della "famiglia nel bosco", anche alla luce dei cambiamenti affrontati dai genitori e degli ultimi sviluppi?
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di Natalia Sessa




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