SCUOLA. TRE MOTIVI PER DIRE NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA
- La Redazione

- 19 apr 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Risponde professor Mauro Volpi, costituzionalista e componente del direttivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale (Cdc).

Continua a crescere il fronte del no all’autonomia differenziata, il disegno di legge presentato dal ministro delle Regioni e delle Province Autonome, Roberto Calderoli. Ma quali sono gli elementi più critici di questo progetto, sostenuto dal governo Meloni? Risponde professor Mauro Volpi, costituzionalista e componente del direttivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale (Cdc).
Tre ragioni per dire NO all’autonomia differenziata
La Repubblica è una e (in)divisibile: “l’autonomia differenziata pregiudicherebbe l’unità e l'indivisibilità della repubblica, che sarebbe spacchettata in tante repubblichette indipendenti alcune delle quali, in particolare quelle più ricche come il Veneto e la Lombardia, si impossesserebbero di tutta una serie di materie che andrebbero a toccare alcuni diritti e infrastrutture fondamentali”.
2. Regioni sempre più ricche e regioni sempre più povere: “alle regioni più ricche così facendo verrebbero date nuove e aggiuntive risorse a scapito di quelle più deboli e più svantaggiate (come quelle del Meridione). Il Ministro Carnaroli dice che vuole finanziare i livelli essenziali di prestazione relativi ai diritti civili e sociali, ma è tutta una fandonia intanto perchè questi livelli riguarderanno solo una minoranza delle materie, in secondo luogo perché la legge Carnaroli dice che non devono esserci nuovi oneri a carico dello Stato”.
3. Parlamento esautorato: “il terzo motivo sta nel fatto che la legge Calderoli va ad emarginare i cittadini che sono stati disinformati tra le tre regioni (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) e il Governo. Sono state emarginate la maggioranza delle regioni, i comuni ed il parlamento.”
Riassumendo, il professore individua fondamentalmente tre motivi principali di contrarietà al progetto, che attengono all’indivisibilità della Repubblica, all’uguaglianza dei diritti e all’uniformità dei servizi in ogni parte del Paese e alla supremazia del Parlamento e dell’interesse nazionale su quelli delle singole regioni.
di VALENTINA ZIN
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