Recalcati: "Noi siamo fatti delle parole che ci hanno fatto sentire vivi, degli incontri e delle perdite che abbiamo vissuto"
- La Redazione

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"Se gli incontri positivi ci inorgogliscono, quelli negativi hanno il compito di portarci a comprendere come non vogliamo essere..."

“Noi siamo fatti di parole, ma non tanto delle parole che abbiamo detto, pronunciato. Ma siamo fatti delle parole degli altri, che ci hanno definiti, colpiti, esaltato, che ci hanno fatto sentire vivi. Siamo fatti degli insulti dei nostri genitori e delle parole che assomigliavano a doni. Ciascuno di noi è fatto delle parole che gli hanno rivolto”. È da queste parole che prende avvio la riflessione dello psicanalista Massimo Recalcati, chiamato a rispondere a una domanda tanto semplice quanto complessa: “Di che cosa è fatto un uomo?”.
Perché parlare di rapporti umani quando la domanda sembra concentrarsi su un unico individuo? Per il semplice fatto che ogni persona è il risultato delle parole che l’hanno colpita, delle persone che ha incontrato e anche di quelle che ha perso durante la sua vita. Le prime parole che sentiamo appena veniamo al mondo sono quelle dei nostri genitori, è proprio dalle loro frasi che hanno origine il nostro carattere e la nostra personalità. A quelle parole un bambino attribuirà molta importanza, penserà di essere capace o incapace solo sulla base di queste, per tali ragioni occorre che siano incoraggianti, rassicuranti e positive.
Quando poi quest’ultimo inizierà ad entrare in una dimensione più adulta, inizierà a far caso anche alle parole della società, alle etichette, ai giudizi che vengono espressi spesso con troppa leggerezza. In questo senso, ognuno di noi ha il compito di esprimere la propria opinione senza però ledere, offendere o insultare l’altro. Le parole che decidiamo di usare e soprattutto quelle che decidiamo di non usare sono una sottile forma di premura, un’energia positiva che ci investe. Continua Recalcati: “La seconda risposta è: "Noi siamo fatti degli incontri che abbiamo fatto". L'essere umano è colui che fa qualcosa degli incontri che ha fatto. Ciascuno di noi è ciò che è riuscito a fare degli incontri che lo hanno costituito”. Proprio come le parole, ogni incontro che la vita ci propone è un invito a essere la nostra versione migliore.
Ognuno di noi, come abbiamo anticipato, ha il compito di scegliere bene le parole da utilizzare, ma nessuno può garantirci che riusciremo sempre a farlo, così come nessuno può prevedere la natura degli incontri che faremo. Questi non saranno sempre positivi, ma l’obiettivo è avvicinarci alla versione più autentica di noi anche attraverso ogni incontro che facciamo. Se gli incontri positivi ci inorgogliscono, quelli negativi hanno il compito di portarci a comprendere come non vogliamo essere.
In tale prospettiva, come afferma Recalcati, un individuo è “colui che fa qualcosa degli incontri che ha fatto”. A queste due risposte, lo psicanalista ne aggiunge una terza: “Oggi, potrei dare una terza risposta. Di che cosa è fatto un uomo? Noi siamo fatti delle perdite che abbiamo vissuto, delle perdite che ci hanno ferito, che hanno scavato in noi una mancanza”. In quest’ultima risposta Recalcati non fa riferimento solo a coloro che non sono più fisicamente con noi, ma si riferisce anche a tutte quelle occasioni nelle quali abbiamo sofferto per mancanza, per rifiuto o per separazione. È nella solitudine, infatti, che un individuo impara a conoscersi veramente e anche a capire di cosa è fatto.
Per te, lettore che ci segui, che peso hanno le parole, gli incontri e le perdite nella vita di un uomo e in quale modo lo definiscono ?
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di Natalia Sessa




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Il mio primo incontro con una persona importante e' avvenuto con Piero Pininfarina a Castelletto D'orba.Organizzato dal MCL movimento Cristiano Lavoratori di Torino.Mi fece chiamare da un dirigente di questo movimento per farmi sedere di fronte a lui mentre eravamo a pranzo.Aveva ascoltato il mio intetvento sul recupero muscolare del lavoratore sul posto di lavoro e dei ritmi che bisognava avere per soddisfare la produzione dell'Azienda.
Non nascondo che ero impacciato di fronte a lui.Ma Iniziai dicendogli che forse la mia risposta non sarebbe stato di suo gradimento, ma era curioso di saperla.Iniziai cosi:Volevo comprcomprare la 128 che allora costava 720 mila lire ma ho comprato L'Encicoledia Scientifica e Tecnica della Garzanti.Lui si alzo e mi porge la mano dicendomi…