Mobilità intercompartimentale dei docenti, richiesta a Valditara e al ministro della Pubblica Amministrazione una riforma legislativa per consentire il passaggio volontario ad altri enti pubblici
La richiesta di una riforma legislativa per consentire la mobilità intercompartimentale dei docenti e il passaggio volontario ad altri enti...

Consentire ai docenti di ruolo di trasferirsi volontariamente dalla scuola ad altre amministrazioni pubbliche, valorizzando le competenze professionali acquisite e offrendo una possibilità in più a chi, da anni, non riesce ad avvicinarsi alla propria famiglia. È la richiesta che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) torna a rivolgere al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e al Ministro per la Pubblica Amministrazione, sollecitando una modifica legislativa sulla mobilità intercompartimentale.
"L'attuale quadro normativo mantiene il personale docente al di fuori delle ordinarie procedure di mobilità volontaria tra amministrazioni, limitando le opportunità di ricollocazione professionale rispetto ad altre categorie di dipendenti pubblici. Una restrizione che merita una revisione soprattutto quando le possibilità di trasferimento all'interno del sistema scolastico risultano insufficienti a soddisfare esigenze personali e familiari consolidate nel tempo".
Il Coordinamento richiama in particolare la situazione degli insegnanti della classe di concorso A-46, Scienze giuridico-economiche, per i quali la disponibilità limitata di posti nelle province richieste può rendere particolarmente difficile ottenere un trasferimento. "Numerosi docenti, soprattutto tra coloro che sono stati immessi in ruolo attraverso il piano straordinario del 2015, continuano a incontrare difficoltà strutturali nella mobilità interprovinciale a causa della scarsità di posti nelle province richieste. La possibilità formale di presentare domanda di trasferimento non si traduce, pertanto, in una concreta prospettiva di ricongiungimento familiare".
Per il CNDDU, le competenze giuridiche ed economiche di questi insegnanti potrebbero trovare applicazione anche presso altre amministrazioni, nel rispetto dei requisiti professionali richiesti. "Le competenze giuridiche ed economiche possedute da questi insegnanti potrebbero trovare applicazione, previa verifica dei requisiti necessari, in attività amministrative, procedimentali, contrattuali e gestionali presso enti pubblici interessati ad acquisire personale qualificato. Analoghe opportunità potrebbero riguardare altre classi di concorso, in relazione alle professionalità richieste dalle amministrazioni di destinazione". La proposta non prevede un passaggio automatico dalla scuola ad altri enti, ma procedure volontarie regolate da criteri nazionali. "Il CNDDU propone pertanto l'introduzione di una disciplina organica della mobilità intercompartimentale volontaria, fondata sulla disponibilità effettiva dei posti, sulla corrispondenza delle competenze professionali e sulla compatibilità degli inquadramenti".
Il Coordinamento chiede inoltre di tenere conto delle situazioni nelle quali i tentativi di trasferimento si protraggono per anni senza risultati, salvaguardando al tempo stesso le esigenze organizzative delle scuole. "Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle situazioni di prolungata impossibilità di trasferimento interprovinciale e alle documentate esigenze di ricongiungimento familiare, senza prevedere trattamenti privilegiati per singole classi di concorso".
Secondo il CNDDU, un eventuale intervento legislativo dovrebbe essere preceduto da una verifica dei posti disponibili nelle amministrazioni e delle professionalità presenti nel comparto scolastico, per evitare soluzioni difficilmente applicabili. "L'attuazione della riforma potrebbe essere preceduta da una ricognizione congiunta dei fabbisogni delle amministrazioni pubbliche e delle professionalità presenti nel settore scolastico, privilegiando l'utilizzo di posti già disponibili e finanziati". Il Coordinamento precisa che l'obiettivo non è incentivare l'abbandono dell'insegnamento, ma offrire uno strumento aggiuntivo a chi vive una situazione di immobilità territoriale. "La mobilità intercompartimentale non rappresenterebbe una modalità ordinaria di uscita dall'insegnamento, ma uno strumento aggiuntivo di gestione del personale, capace di offrire soluzioni a situazioni di immobilità professionale protratte per anni e, contemporaneamente, favorire un impiego più efficiente delle risorse umane nella pubblica amministrazione".
L'appello conclusivo è rivolto ai due ministeri competenti, ai quali il CNDDU chiede una risposta formale. "Dopo anni di richieste rimaste senza esito, il richiamo ai vincoli normativi esistenti non può continuare a sostituire una valutazione concreta delle possibili soluzioni. Il CNDDU chiede ai due Ministri di assumere una posizione formale sulla questione e di chiarire quali iniziative intendano adottare per superare un'esclusione che limita le opportunità professionali del personale scolastico e impedisce di affrontare situazioni di immobilità territoriale ormai consolidate. La questione richiede una decisione legislativa, non ulteriori rinvii amministrativi".
di La Redazione
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