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Mira e disagio giovanile: il CNDDU invita a superare la logica emergenziale per politiche giovanili strutturate e inclusive

27 apr
Tempo di lettura: 3 min

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sul caso di Mira e sul fenomeno del disagio giovanile, sottolineando la necessità di un approccio educativo e sociale integrato che superi la sola dimensione emergenziale.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sul dibattito relativo al disagio giovanile nel Comune di Mira, evidenziando come il fenomeno non possa essere ridotto a una semplice questione di ordine pubblico. Nel comunicato, il CNDDU richiama la necessità di politiche giovanili strutturate, capaci di integrare educazione, spazi di aggregazione e partecipazione attiva, in una prospettiva di lungo periodo orientata alla tutela dei diritti e alla prevenzione del disagio.


"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con attenzione e senso di responsabilità in merito alle recenti notizie riguardanti il Comune di Mira, dove il dibattito pubblico si è acceso attorno al crescente disagio giovanile e al fenomeno delle cosiddette “baby gang”.

Ridurre la complessità di tali dinamiche a una mera emergenza di ordine pubblico rischia di produrre una lettura parziale e, in ultima analisi, inefficace.


I segnali che emergono dal territorio – incremento delle tensioni tra adolescenti, episodi di violenza, carenza di spazi aggregativi adeguati – devono essere interpretati come indicatori di una più ampia questione educativa, sociale e culturale che interpella l’intera comunità.

Il diritto dei giovani a crescere in ambienti sicuri, inclusivi e stimolanti non può essere considerato accessorio. Esso rappresenta un pilastro fondamentale dei diritti umani e costituisce una responsabilità condivisa tra istituzioni, scuola, famiglie e società civile. In questo senso, la richiesta di nuovi spazi di aggregazione avanzata in sede istituzionale appare legittima, ma non sufficiente se non accompagnata da una visione progettuale di lungo periodo.



Occorre superare una logica emergenziale per adottare politiche giovanili strutturate, capaci di integrare luoghi fisici, percorsi educativi e opportunità di partecipazione attiva. Gli spazi, infatti, non sono neutri: diventano strumenti di crescita solo se animati da progettualità pedagogiche solide, da figure educative competenti e da un dialogo continuo con i bisogni reali degli adolescenti.

Il CNDDU sottolinea inoltre come la fase post-pandemica abbia amplificato fragilità già esistenti, incidendo profondamente sulle dinamiche relazionali dei più giovani.


In tale contesto, la gestione del tempo libero assume un valore strategico: non come semplice riempimento di vuoti, ma come costruzione consapevole di esperienze significative che favoriscano lo sviluppo dell’identità, il senso di appartenenza e il rispetto reciproco.

È necessario, dunque, che le amministrazioni locali adottino un approccio integrato e trasparente, capace di connettere risorse economiche, progettazione educativa e monitoraggio degli interventi.


La qualità della vita di una comunità si misura anche – e soprattutto – nella capacità di offrire ai propri giovani prospettive concrete e alternative credibili rispetto a modelli devianti.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che il confronto in atto nel territorio di Mira possa tradursi in un’occasione di rilancio delle politiche giovanili, fondata su una visione condivisa e orientata ai diritti. Investire nei giovani non significa solo prevenire il disagio, ma costruire le basi per una società più equa, coesa e consapevole".

di LA REDAZIONE





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