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Maturità 2026, cresce il disagio tra gli studenti: ansia da prestazione, fragilità adolescenziale e pressione sociale, il CNDDU lancia l’allarme

Crescono ansia, paura del fallimento e pressione psicologica tra i maturandi: il Coordinamento richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare supporto emotivo, ascolto e benessere mentale nella...

L’avvicinarsi dell’Esame di Stato continua a rappresentare per molti studenti un momento di forte tensione emotiva, segnato da stress, insicurezze e timore di non riuscire a soddisfare aspettative scolastiche e personali. Le più recenti indagini sul rapporto tra adolescenti e scuola evidenziano un aumento delle difficoltà psicologiche legate alla performance, spingendo il CNDDU a sollecitare una riflessione sul ruolo educativo della scuola e sulla tutela del benessere degli studenti.


"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per il crescente disagio emotivo che accompagna gli studenti italiani nel percorso verso l’Esame di Stato. I dati emersi dalle recenti indagini sul rapporto tra adolescenti, scuola e performance delineano infatti una realtà che non può più essere considerata episodica o marginale, ma che appare ormai come il sintomo evidente di una fragilità generazionale alimentata da profonde trasformazioni culturali e sociali.


L’indagine realizzata dalla piattaforma LeTueLezioni su 200 tutor rivela che il 90% degli insegnanti privati riscontra nei maturandi una significativa componente emotiva: ansia da prestazione, paura del colloquio orale, timore di non essere all’altezza e difficoltà nel sostenere il carico delle ultime settimane scolastiche. Il 40% dei tutor riferisce che gli studenti affrontano il tema dello stress già dal primo incontro, mentre il 53% osserva, negli ultimi cinque anni, un aumento di ragazzi che chiedono supporto soprattutto per imparare a gestire l’ansia più che per recuperare lacune didattiche.



A confermare la portata del fenomeno intervengono anche altri dati nazionali. Secondo una rilevazione sulla Maturità 2024, il 92,6% degli studenti dichiara forte preoccupazione in vista dell’esame e oltre un terzo riferisce episodi riconducibili ad attacchi di panico. Un’altra indagine evidenzia inoltre che l’87% degli studenti associa verifiche e interrogazioni a stati d’ansia persistenti. Il Rapporto AlmaDiploma 2025 conferma infine una crescente richiesta di ascolto e supporto psicologico: il 55,3% dei diplomati vorrebbe affrontare a scuola temi legati al benessere mentale e quasi il 50% chiede strumenti per gestire stress, cambiamenti e fragilità emotive.


Il CNDDU ritiene che questi dati impongano una riflessione seria sul modello culturale che oggi accompagna la crescita degli adolescenti. Molti studiosi, da Massimo Recalcati a Vittorino Andreoli, fino alle analisi internazionali di Byung-Chul Han e Jonathan Haidt, hanno descritto una generazione esposta a pressioni costanti, aspettative elevate e continua necessità di legittimazione sociale. I giovani crescono in un contesto in cui il giudizio è permanente, amplificato dall’iperconnessione digitale e dal confronto continuo con gli altri. In questo scenario, la scuola rischia di trasformarsi, spesso involontariamente, nel luogo in cui non vengono valutate soltanto le competenze, ma la percezione stessa del proprio valore personale.


La paura dell’insuccesso scolastico assume così un significato molto più profondo. Non riguarda esclusivamente il timore di un voto negativo, ma la possibilità di sentirsi inadeguati, insufficienti, incapaci di rispondere alle aspettative familiari, sociali e personali. È il passaggio, sempre più evidente, da un’ansia legata alla prestazione a una vera e propria ansia identitaria.

Massimo Recalcati richiama da tempo la difficoltà degli adolescenti contemporanei nel rapporto con il limite e con l’errore, in una società che esalta il successo immediato e non educa più all’attesa, alla frustrazione e alla costruzione graduale dell’identità. Vittorino Andreoli sottolinea invece l’urgenza di restituire centralità alla dimensione relazionale della scuola, affinché lo studente non venga ridotto a una somma di prestazioni e valutazioni.


Il rischio più grave è che il disagio psicologico degli adolescenti venga progressivamente normalizzato. Quando ansia cronica, insonnia, crisi emotive o attacchi di panico diventano esperienze diffuse e quasi considerate inevitabili, significa che la sofferenza giovanile non viene più riconosciuta come campanello d’allarme, ma assimilata come costo ordinario della crescita e della competizione.

In un simile clima culturale, molti studenti finiscono per identificare il proprio valore umano con il rendimento scolastico, trasformando ogni verifica in una prova identitaria e ogni errore in una percezione di fallimento personale.

La Maturità rischia così di perdere il suo significato educativo di rito di passaggio verso l’età adulta per diventare, agli occhi di molti giovani, un giudizio simbolico sulla propria adeguatezza personale e sul proprio futuro.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce pertanto che il diritto all’istruzione non può essere separato dal diritto al benessere psicologico.


Una scuola autenticamente democratica non deve limitarsi a trasmettere competenze, ma deve anche educare alla gestione dell’errore, dell’incertezza e della fragilità, riconoscendo nella dimensione emotiva un elemento essenziale della formazione della persona.

Per tale ragione il CNDDU auspica il rafforzamento stabile degli sportelli psicologici nelle scuole, l’introduzione di percorsi strutturati di educazione emotiva e affettiva, la formazione del personale docente nella lettura del disagio adolescenziale e una riflessione più ampia sui modelli valutativi.

La scuola italiana è chiamata oggi a una responsabilità decisiva: formare giovani preparati culturalmente, ma anche emotivamente sostenuti; cittadini consapevoli, ma non schiacciati dalla necessità di dimostrare continuamente il proprio valore. Restituire serenità agli studenti significa difendere uno dei diritti fondamentali della persona: il diritto di crescere senza sentirsi definiti esclusivamente dalla propria performance".

di La Redazione





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