“Lo riconobbero nello spezzare e nel donare il pane”. Il senso di un gesto che unisce e rinnova la fede
- La Redazione
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Un cammino tra dubbio e speranza: quando il gesto più semplice diventa segno di presenza e comunione...

Lo riconobbero nello spezzare e nel donare il pane Lungo il cammino della nostra vita, negli eventi dolorosi e gioiosi della nostra storia, personale e comunitaria, nelle persone che incontriamo nel nostro andare e nei segni da scrutare e interpretare alla luce della Parola, dalla quale il nostro cuore deve sempre lasciarsi ardere dal desiderio di aprirsi e lasciarsi interpellare e illuminare, per poter riconoscere il Signore che cammina ed è accanto a noi sempre, anche quando non lo vediamo e lo sentiamo lontano.
Egli ci ama sempre e, mai, si allontana da noi, e anche quando siamo noi ad allontanarci da Lui, per intraprendere le nostre strade, incerte e senza meta, Gesù Risorto si accompagna a noi, ci interroga e chiarisce e completa le nostre incompiute risposte. Ci parla al cuore e con la Sua Parola ce lo fa ardere di gioiosa e luminosa speranza pasquale, che si concretizza in fede viva, quando Egli si fa conoscere e si presenta. Il Risorto “nello spezzare il Pane”, anche oggi, si fa presente in modo sacramentale, fa ardere il nostro cuore nell’ascolto della Sua Parola, spezza il Suo Corpo e versa il Suo Sangue per la salvezza di tutti noi, scelti ad essere inseriti vitalmente nel Suo Corpo, che è la Sua Chiesa, chiamata ad essere unanime, concorde e armonica nella condivisione dei beni, nell’annunciare, testimoniare e attualizzare “tutto” (touto) quello che Egli ha detto, ha compiuto e ha realizzarlo, “in Sua memoria”, nel Suo nome e come Egli ha detto e l’ha fatto.
“Spezzare il pane”, gesto denso di significati fin dalle prime Comunità cristiane, è segno della comunione e della fraternità dei discepoli in/con Cristo Gesù, che “spezza” il Suo Corpo e “perde” la Sua “integrità” per donarsi a tutti noi, ricostruire l’unità “spezzata” e ristabilire la comunione. Il Pane spezzato, per esser condiviso nella fraternità e nell’eguaglianza, impegna i cristiani ad operarsi, in ogni modo e con ogni mezzo, alla diffusione di una nuova civiltà dell’amore, della solidarietà e della condivisione dei beni.
Gesù Risorto, nel Vangelo di oggi, si accompagna e s’inserisce, con delicato amore, nella profonda tristezza di due dei Suoi discepoli, che, delusi e amareggiati, sono in cammino verso Emmaus, fanno ritorno alla vita passata. per riaccendere la speranza nei loro cuori, che sono chiusi, perché “tardi nel comprendere le Scritture, riscaldandoli e illuminandoli, con la Sua Parola, e si fa riconoscere nel gesto sacrmentale dello spezzare il pane, per essere condiviso e nutrirli e unirli di nuovo a Lui. “Con loro camminava la Vita, ma nei loro cuori la vita non si era ancora rinnovata”, commenta S. Agostino (Ser. 235,3).
Massimo Recalcati, ripercorrendo la sua infanzia, rispolvera i ricordi: venne bocciato agli esami di seconda elementare e mentre gli altri sembravano avanzare più veloci, lui invece pareva restare indietro. La sua maestra lo aveva definito “un bambino con gravi problemi cognitivi” e solo sua madre continuava a ripetergli che ce l’avrebbe fatta come tutti gli altri, che non era diverso dai suoi compagni e che forse aveva solo bisogno di un po’ più di tempo.
“Per tutti loro io ero quello che restava sempre indietro. Ero la vite storta, inadatta a una crescita regolare, impossibile da raddrizzare. In quel caso il rifiuto di apprendere fu il mio moto personale di protesta. Non volevo digerire un sapere che pretendeva di essere così stupidamente e rigidamente assoluto”, in tal modo lo psicoanalista italiano continua a raccontare la sua esperienza personale.
Solo la Parola (Le Scritture) può rivelare il Piano Salvifico di Dio sull’uomo, può farci riconoscere il Risorto, può indicare la direzione e definire la meta della propria esistenza, illuminare il dolore, la sofferenza e la stessa morte, riunire la comunità dei Suoi impauriti, dispersi, delusi e avviliti, donare loro la Sua pace e soffiare, in loro, lo Spirito Santo, che li guiderà ad annunciare e testimoniare, con efficacia e fedeltà, il Mistero pasquale. Noi, i discepoli di Emmaus di oggi, dobbiamo educarci a cercare e riconoscere il Risorto con la luce della Sua Parola, che ci fa ardere il cuore; con gli occhi della fede, che si lasciano “spalancare” dal gesto semplice ed umanissimo dello spezzare, distribuire e condividere il Suo Pane.
Anche noi, continuiamo a dire: “Ci hanno detto che è Risorto”, ma “Noi non l’abbiamo ancora visto”; abbiamo visto il sepolcro vuoto con le bende e il sudario, ma “Lui non c’era”! “Noi speravamo che …”, ma, “Lui non l’abbiamo visto”. Ed è Gesù in persona ad unirsi a noi, per camminare insieme con noi: ci ascolta nei nostri dubbi e lamenti, ci interroga, ci risponde, ricordandoci la Sua Parola, che ci libera dalla tristezza e dall’avvilimento, guarisce e consola il nostro cuore, riaccendendolo di speranza, facendolo ardere di amore, che fa “spalancare” i nostri occhi, per poterlo riconoscere nello “spezzare il pane,” aderire al Suo Mistero Pasquale, vivendolo nella fedeltà e annunziandolo nella perseverante testimonianza.Resta con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto. Fai ardere sempre il nostro cuore dal desiderio di Te, Sostiene le nostre gioie ed asciuga le nostre lacrime. Sciogli i nostri dubbi e riempie di senso pieno i nostri vuoti, con la grazia del Tuo amore e la luce di speranza che scaturisci dalla Tua presenza e fondata sulla Tua Parola di verità, di vita e di salvezza.



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