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Galimberti: "La scuola educa solo con classi da 15 alunni. Gli insegnanti devono poter seguire i processi emotivi e sentimentali degli allievi"

Quando gli alunni sono troppi, cosa resta davvero dell’educazione? Il tema torna al centro e apre una riflessione che riguarda tutti...

"Se le classi sono fatte da trenta persone hai già deciso che non si educa", queste sono le parole sempre attuali del filosofo Umberto Galimberti che richiama l’attenzione su un punto centrale: senza educazione emotiva, la scuola rischia di fermarsi all’istruzione.

La parte umana è senza dubbio quella più importante, in quanto ti permette di diventare uomo o donna, capace di provare compassione davanti alle sofferenze del mondo. L'esperto infatti continua: "Educare vuol dire aprire la dimensione emotiva e sentimentale dei giovani perché, non c'è solo l'educazione della mente, c'è anche l'educazione del cuore, uno che ha un sentimento non brucia un immigrato, uno che ha un sentimento non picchia uno studente con disabilità, non fa il bullo".

Questa responsabilità di educare anche al sentimento Galimberti l'attribuisce alla scuola. È lì che avviene il primo incontro, che dura poi per anni, tra i giovani e il mondo, con compagni che portano con sé difficoltà relazionali, disabilità, problemi familiari, fatiche di apprendimento e tante altre fragilità. La scuola dovrebbe avvicinare gli studenti alla vita vera, fatta di attimi di felicità ma anche di difficoltà che tutti, prima o poi, si trovano ad affrontare.

L'esperto, solleva un altro problema: "Come si fa ad educare al sentimento, visto che i ragazzi vanno a scuola e stanno a scuola sei ore al giorno? Deve avvenire lì questa educazione, ma perché avvenga le classi non devono superare le dodici o quindici persone perché solo se sono in questa portata numerica tu puoi seguire i processi emotivi e sentimentali dei tuoi allievi, se invece le classi sono fatte da trenta persone hai già deciso che non si educa al massimo di istruisce" .

Per Galimberti una classe che ha un numero spropositato di allievi non potrà mai garantire la giusta attenzione a tutti. Un'insegnante non potrà gestire il lato emotivo e sentimentale di ogni ragazzo, inevitabilmente qualcosa sfugge e non per mancanza di competenze. Invece, una classe con un numero adeguato di studenti permette di avere uno sguardo attento su ognuno, permette ad ognuno la medesima importanza, l'insegnante svolge al meglio il proprio lavoro e lo studente non si sentirà allo sbando, ma considerato e attenzionato. Questo permette di lavorare anche sulla loro autostima personale, che come sappiamo, quando viene a mancare, provoca danni irreparabili.

E tu, lettore che ci segui, pensi davvero che con classi da 25 o 30 alunni sia possibile seguire ogni studente anche sul piano umano ed emotivo? Hai mai avuto la sensazione che la scuola riesca a istruire ma non sempre ad educare?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima: il confronto può aiutarci a capire cosa non funziona davvero.


di NATALIA SESSA

2 commenti


Michela
2 ore fa

Educare non è solo riempire la testa di nozioni, ma formare persone.

Come dice , esiste anche un’educazione emotiva: quella che ti fa riconoscere l’altro come umano.


Chi sviluppa empatia non brucia, non picchia, non fa il bullo.


Ma questa educazione richiede tempo, attenzione e relazione. Con classi da 30 alunni è impossibile: si può spiegare, ma non educare davvero.

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Ospite
3 ore fa

Concordo pienamente con Galimberti. Troppi alunni in una classe riesci a malapena a seguirli bene e a istruirli.

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