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Maria Rita Parsi: "Cosa pensa tuo figlio di te? Per essere buoni genitori bisogna guardare a come si è stati figli". Il test che aiuta a capire cosa pensano i bambini

Aggiornamento: 19 apr

Il test della “famiglia-zoo” spiegato da Maria Rita Parsi aiuta a comprendere come i bambini percepiscono i genitori e vivono i rapporti familiari...

Cosa pensa davvero tuo figlio di te? Se dovessero chiederci di esprimere un giudizio obiettivo su una persona che amiamo, tale compito potrebbe apparirci difficile. La situazione si complica quando a dover esprimere un giudizio sono proprio i bambini.

Questi ultimi, infatti, non parlano volentieri dei propri sentimenti e, sebbene siano i primi osservatori dei pregi e dei difetti degli adulti, preferiscono tacere per nascondere ciò che provano nel profondo. Eppure è una delle domande più frequenti che ogni genitore si pone: cosa pensa mio figlio di me? Per rispondere adeguatamente a tale quesito appare significativo richiamare alla mente il pensiero della psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi, che ci ha lasciati inaspettatamente qualche mese fa ma il cui ricordo continua a vivere nei nostri cuori. Basterà prendere un foglio di carta, delle matite colorate, ed il gioco sarà fatto: si intitola «La famiglia-zoo».


“È un protocollo elaborato dalla psicologa Sabina Manes: non prevede domande che esigano risposte esaurienti e nessun questionario, ma si limita alla proposta di un disegno. Solo nella dimensione dell’immagine, infatti, il bambino si abbandona completamente al proprio sentire, esprime la percezione del mondo, rivela il proprio inconscio e, soprattutto, non deve difendersi dal giudizio dell’adulto”, così come spiegatoci molto accuratamente da Maria Rita Parsi.

Bisognerà, a questo punto, chiedere al bambino di immaginare ogni persona della famiglia come fosse un animale e di disegnarla: in questo caso il bambino non sarà in difficoltà ma anzi si divertirà molto a collegare ogni singolo componente a uno dei tanti animali che conosce. Ed allora apparirà una mamma-ape, un papà-bruco, un fratello-coccodrillo o una sorella-farfalla, e così via discorrendo.

Attraverso questo gioco sarà più semplice comprendere, pian piano, quali sentimenti prova il bambino e come vive i rapporti familiari.

La funzione svolta da ogni genitore, in qualità di educatore, appare di notevole importanza e presuppone una grande responsabilità.

Si ricordi, infatti, che “sono proprio gli adulti a trasmettere ai bambini il senso della vita, l’idea del futuro. Per farlo però hanno bisogno di compiere un percorso all’interno di loro stessi, un’indagine conoscitiva che li porti alle radici del loro essere. Per poter essere genitori, bisogna guardare anzitutto a come si è stati figli, a quali modelli, positivi e/o negativi ci si potrebbe stare inconsciamente ispirando, per poter trasmettere alle future generazioni il meglio di se stessi”, queste le parole utilizzate dalla psicologa e psicoterapeuta italiana.


Non bisogna mai dimenticare, infatti, che alle volte sono proprio i genitori a commettere degli errori, proiettando sui figli le proprie aspettative, i propri desideri, ma anche le proprie insicurezze, non comprendendo fino in fondo che un bambino deve essere accettato ed amato dalla sua famiglia per ciò che è realmente e non per ciò che dovrebbe essere.

Ogni bambino, pertanto, ha diritto ad essere felice e per tale motivo i genitori devono rispettare il suo temperamento, favorendo la formazione della sua personalità e del suo carattere, tenendo conto delle sue predisposizioni ed inclinazioni personali.

E tu, lettore che ci segui, pensi che per essere dei bravi genitori bisogna guardare anzitutto a come si è stati figli, a quali modelli, positivi e/o negativi ci si potrebbe stare inconsciamente ispirando, per poter trasmettere loro il meglio di noi stessi? Ti sei mai chiesto cosa pensa tuo figlio di te?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

20 commenti


Rossana
19 apr

Sono una zia. Purtroppo non ho avuto figli, ma con tanti nipoti ho visto di tutto.

La cosa peggiore è vedere i figli trattati come proprietà dei genitori. Guai a chi si azzarda a rimproverarli o ad insegnare qualcosa. Genitori più immaturi dei figli che non riescono ad educare, che li riempiono di cose e li svuotano nell'anima. Cose importanti tralasciate e figli non educati ad esprimere il loro sentire. Per non parlare di quando si arriva addirittura a distruggere i legami con gli altri familiari.

Come sarà il loro domani?

Sono convinta che l'educazione spetta sì ai genitori, ma tutti sono chiamati a contribuirvi. In certe parti dell'Oriente sostengono che è tutto il villaggio as educare I figli.

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Bea
19 apr

Io, figlia di genitori perennemente in guerra.

Padre alcolizzato, padre padrone, cresciuto in un ambiente orribile, in alcun modo per niente amato, punito, frustrato; da adulto, avrebbe potuto rimediare, ma , ha scelto la via più facile, arrendersi alla mediocrità. Mia madre molto giovane, debole, influenzabile, combatteva le sue battaglie, a mio parere, banali, lei cresciuta in una famiglia molto povera, ma tutto sommato amorevole.

Ho desiderato ogni giorno della mia infanzia prendessero strade diverse, sarebbero stati genitori migliori. Quando ho formato la mia famiglia, agognavo funzionasse, ma nel momento in cui ho riconosciuto atteggiamenti replicanti il mio vissuto, ho preso le mie sofferte decisioni.

Me ne sono andata con la mia piccolina, lui ha smesso di fare il padre!

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Ospite
19 apr

Ho perso la mamma che avevo un anno e mezzo. Eravamo tre figli:due femmine e un maschio. Mio padre col lavoro che faceva non era in gradoydi gestirci così ci mise in istituto. Ma era solo femminile. Ero la più piccola e nessuno di loro due quando raggiunse la maggiore età mi tolse dall'istituto per occuparsi di me. Mi diploma e andai via da sola. Quindi non ho mai avuto l'esempio, il calore e l'affetto di una mamma né tantomeno di una famiglia. Oggi mi ritrovo dopo 25 anni di matrimonio e 3 figli, da 4 mesi dentro una separazione perché lui ha messo il lavoro al primo posto, mio figlio mi disprezza per aver lasciato il padre ma io…

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Ospite
19 apr

Penso che i nostri figli possano crescere anche vivendo le nostre fragilità. Nessuno è perfetto, la mia mamma ha sbagliato, il mio papà pure. Anche i miei nonni. E io? Ho cresciuto due figlie da sola, ho sbagliato tante volte e continuo a farlo ma faccio anche tante cose buone. Le mie figlie mi giudicano solo quando sbaglio ma quel giorno che non ci sarò più sono convinta che penseranno anche alle cose belle e buone che ho fatto. Non sono una donna perfetta anche perché non ho mai voluto esserlo. Di chi è la colpa? Ma soprattutto esiste una colpa? Chi ha stabilito la perfezione umana? Io non sono un robot, sono semplicemente un essere vivente.

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Derbi
19 apr

Sono cresciuta in una famiglia con padre assente, madre molto impegnata ma che mi ha riempita di amore.Ho vissuto la mia libertà in epoca dove pochi l'avevano davvero senza cadere in vizi o tentazioni ma essendo responsabile e virtuosa sin da piccola.Quando ho creato la mia famiglia mi sono purtroppo trovata sola prestissimo, ho perso mia madre ,mio padre si è comportato malissimo ( i miei si sono lasciati al mio 18 compleanno perché lui ha preferito chiudere la caccia che festeggiarmi) mia suocera una persona assurda( aveva avuto traumi infantili) ho cercato di insegnare i valori e la libertà sana ai miei figli, splendidi seri e lavoratori.ho insegnato l'uguaglianza ma non ho insegnato cosa significa la differenza di cultur…

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