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Hikikomori, "La scuola è chiamata a interrogarsi sulla capacità di riconoscere precocemente quei segnali di progressivo allontanamento"

La vicenda della diciassettenne di Scandiano richiama l'attenzione sul fenomeno Hikikomori e sulla necessità di rafforzare la prevenzione del disagio giovanile attraverso...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con particolare attenzione il dibattito sviluppatosi attorno alla storia di Aurora, la diciassettenne di Scandiano che, attraverso il libro Scrivo per te, ha scelto di raccontare la propria esperienza di ritiro sociale.


La sua testimonianza, più che suscitare una comprensibile partecipazione emotiva, invita il mondo della scuola a una riflessione più ampia sul significato dell'educazione in una società attraversata da profonde trasformazioni culturali, relazionali e comunicative.

Il fenomeno Hikikomori non può essere interpretato esclusivamente come una condizione psicopatologica né come una semplice espressione di disagio individuale. Esso costituisce uno dei segnali più evidenti della crescente difficoltà di molti adolescenti nel costruire un rapporto equilibrato con sé stessi, con il gruppo dei pari e con le istituzioni educative.


Il ritiro sociale rappresenta spesso l'esito di un progressivo processo di disconnessione dal contesto relazionale, nel quale si intrecciano fragilità personali, aspettative sociali, esperienze scolastiche, dinamiche familiari e modelli culturali fondati sulla prestazione, sull'esposizione continua e sulla paura dell'insuccesso. La scuola non può considerare tale fenomeno come una realtà esterna alla propria missione educativa. Al contrario, essa è chiamata a interrogarsi sulla capacità di riconoscere precocemente quei segnali di progressivo allontanamento che raramente si manifestano in modo improvviso.


Il ritiro sociale, infatti, è quasi sempre preceduto da una lenta erosione del senso di appartenenza, da una crescente difficoltà nel vivere la quotidianità scolastica e da un indebolimento della fiducia nelle relazioni educative. Quando questi indicatori vengono interpretati unicamente come problemi disciplinari, calo della motivazione o semplice disinteresse, il rischio è quello di intervenire troppo tardi, quando il legame tra lo studente e la comunità scolastica risulta ormai fortemente compromesso.


L'esperienza di Aurora dimostra come la continuità educativa possa essere preservata anche al di fuori dell'aula, purché la scuola riesca a mantenere viva la relazione con lo studente. L'istruzione domiciliare, prevista dall'ordinamento scolastico per gli alunni impossibilitati alla frequenza per documentati motivi di salute, rappresenta in questa prospettiva non soltanto uno strumento organizzativo, ma un modello pedagogico che restituisce centralità alla relazione educativa. Essa testimonia che l'apprendimento non coincide esclusivamente con la condivisione dello spazio fisico, ma nasce dalla qualità del rapporto di fiducia che l'istituzione riesce a costruire e a custodire anche nei momenti di maggiore vulnerabilità.


Il caso degli Hikikomori pone, tuttavia, una questione ancora più profonda. Per molti anni la dispersione scolastica è stata misurata prevalentemente attraverso l'abbandono formale degli studi. Oggi emerge con crescente evidenza una dispersione meno visibile ma non meno preoccupante: quella relazionale ed emotiva. Esistono studenti che frequentano regolarmente le lezioni senza sentirsi realmente parte della comunità scolastica ed esistono, al contrario, giovani che, pur impossibilitati a frequentare, conservano un forte desiderio di apprendere e di mantenere un legame con i propri docenti.


Questa distinzione invita a superare una concezione puramente quantitativa della partecipazione scolastica, orientando l'attenzione verso la qualità delle relazioni educative che la scuola riesce a promuovere.

Il CNDDU ritiene che uno dei principali punti di forza del sistema scolastico italiano risieda nella professionalità dei docenti, capaci quotidianamente di costruire percorsi inclusivi anche in contesti particolarmente complessi.


Al tempo stesso, appare evidente una criticità che merita di essere affrontata con decisione: agli insegnanti viene richiesto di interpretare situazioni sempre più articolate, che coinvolgono aspetti psicologici, sociali e relazionali, senza che la formazione iniziale e in servizio abbia ancora assunto queste competenze come patrimonio strutturale della professionalità docente. La complessità delle nuove fragilità adolescenziali richiede strumenti culturali e metodologici adeguati, non soltanto disponibilità personale e sensibilità individuale.


In questa prospettiva il Coordinamento auspica che il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, possa promuovere un ulteriore rafforzamento delle politiche dedicate al benessere scolastico, valorizzando la formazione permanente dei docenti sulle dinamiche del disagio giovanile, consolidando la presenza di équipe multidisciplinari a supporto delle istituzioni scolastiche e rendendo più omogenea, sull'intero territorio nazionale, l'applicazione degli strumenti di istruzione domiciliare e dei percorsi personalizzati. Parallelamente, appare sempre più opportuna l'istituzione di un osservatorio nazionale sul ritiro sociale e sulle nuove forme di dispersione invisibile, capace di offrire dati aggiornati e orientare interventi preventivi fondati sull'evidenza scientifica.


L'attuale stagione educativa richiede un cambiamento di prospettiva. La scuola non può limitarsi a trasmettere saperi, né può assumere impropriamente funzioni terapeutiche. Essa deve, piuttosto, consolidare la propria specificità pedagogica, diventando il luogo in cui ogni studente possa sperimentare relazioni affidabili, riconoscimento reciproco e fiducia nelle proprie possibilità di crescita. In questo senso il contrasto al fenomeno Hikikomori non si esaurisce nell'obiettivo del ritorno in classe, ma coincide con la ricostruzione di un'appartenenza educativa capace di restituire significato all'esperienza scolastica.

La storia di Aurora ricorda che ogni percorso di rientro nasce molto prima del ritorno fisico tra i banchi. Nasce quando uno studente percepisce che la scuola continua a considerarlo parte della propria comunità anche nel momento della massima fragilità. È questa continuità del legame educativo, più ancora della semplice frequenza, a rappresentare oggi la sfida decisiva per una scuola che voglia essere realmente capace di leggere il presente e preparare il futuro".

di La Redazione



1 commento


R.A. Counselor professionista
14 minuti fa

Un punto centrale che emerge da questa riflessione è che il rientro di uno studente non è un traguardo logistico o burocratico, ma un processo profondamente relazionale.

Quindi “si torna a scuola quando ci si sente ancora parte di una comunità, anche nel momento della massima fragilità”.

È arrivato davvero il momento di capire quanto,l’inserimento del counseling motivazionale non è più un’opzione accessoria, ma una necessità per stravolgere in positivo le relazioni, dentro e fuori la scuola.

Quando si parla di counseling, spesso scattano resistenze immotivate, come il timore di "invadere il campo" o di sostituire le figure sanitarie già presenti (psicologi scolastici o specialisti territoriali). In realtà, il piano è completamente complementare.

Il counseling non fa diagnosi e non fa…

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