Crepet: “Vivi senza chiedere il permesso di occupare uno spazio nel mondo”. Cosa si nasconde dietro chi chiede sempre scusa
- La Redazione
- 16 minuti fa
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"L'esperto ci offre una profonda riflessione sul saper vivere e in particolare sul gesto del chiedere "scusa"..."

Quante volte, nel corso di una giornata, diciamo “scusa” senza che ce ne sia davvero motivo?
Se succede raramente, è solo un gesto di educazione. Ma le abitudini hanno un potere particolare: ciò che ripetiamo ogni giorno, quasi senza accorgercene, finisce per diventare naturale e, con il tempo, per plasmare il nostro modo di pensare, di vivere e persino il rapporto con noi stessi. Per questo, quando chiedere scusa diventa un’abitudine, forse vale la pena fermarsi a riflettere. Perché dietro quella parola, pronunciata quasi automaticamente, potrebbe nascondersi molto più della semplice gentilezza.
È proprio da questa riflessione che parte Paolo Crepet, secondo cui dietro un “scusa” ripetuto continuamente possono celarsi la paura di disturbare, di deludere o di non sentirsi mai abbastanza rivelando un disagio più profondo: una scarsa fiducia in sé stessi e il timore costante di non essere all’altezza.
“Una bassa autostima porta molte persone a vivere come se dovessero continuamente chiedere il permesso di occupare uno spazio nel mondo”
È una riflessione che colpisce perché descrive una condizione molto diffusa. Dietro un “scusa” ripetuto decine di volte al giorno, osserva Crepet, spesso non c’è educazione, ma la paura di disturbare, di deludere o di essere rifiutati.
Chi vive questa condizione tende a mettere sempre gli altri al primo posto. Evita il conflitto, rinuncia ai propri bisogni e accetta situazioni che generano sofferenza pur di non creare disagio. La conseguenza, secondo Crepet, è una vita vissuta con il freno tirato, nella continua ricerca dell’approvazione degli altri.
Una delle sue affermazioni più significative sintetizza questo rischio:
“Una vita vissuta chiedendo continuamente scusa diventa una vita vissuta in punta di piedi. E nessuno dovrebbe sentirsi ospite nella propria esistenza.”
Parole che invitano a riflettere sul confine tra gentilezza e rinuncia a sé stessi.
Per Crepet il rispetto degli altri non passa dall’annullamento della propria identità. Saper dire “no”, esprimere un’opinione senza sentirsi in colpa e difendere i propri confini non significa diventare egoisti. Significa, piuttosto, iniziare a riconoscere il proprio valore.
Come ricorda lo psichiatra, “il rispetto degli altri nasce anche dal rispetto che impariamo ad avere verso la nostra persona”.
È una consapevolezza che riguarda ogni età: gli adulti, ma anche i ragazzi che stanno costruendo la propria identità. Imparare a distinguere l’educazione dal bisogno di essere continuamente approvati può diventare un passo importante verso relazioni più sane e autentiche.
E tu, lettore che ci segui, cosa ne pensi? Ti è mai capitato di chiedere scusa anche quando non avevi fatto nulla di sbagliato? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Katia Piemontese




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