Crepet: “Mai perdere il coraggio di ricominciare.Ogni fine è il preludio di un nuovo inizio.Ogni porta chiusa alle nostre spalle è un’opportunità per riscattarci e ripartire perché tutto può cambiare"
- La Redazione

- 10 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 12 nov 2025
Nella vita quotidiana siamo chiamati a trovare il coraggio di reiventarci e di non arrenderci alla prima sconfitta. Tutte le ripartenze iniziano dall'autostima e questo vuol dire…

Ogni fine è il preludio di un nuovo inizio. Ogni porta chiusa alle nostre spalle è solo un’opportunità per riscattarci e ripartire. Dopo ogni tramonto risorge una nuova alba. Non esiste una fine senza una ripartenza poiché ognuno di noi deve essere in grado di trovare nel proprio animo quella forza motrice che ci muove e ci spinge a rialzarci e a ricominciare. Nella vita quotidiana siamo chiamati a trovare il coraggio di reiventarci e di non arrenderci alla prima sconfitta. Lo spirito di sopravvivenza e di lotta contro le avversità è insito in ognuno di noi.
Pertanto, anche nelle fasi di maggiore debolezza e fragilità, dobbiamo avere rispetto di noi stessi, del nostro potenziale, dei nostri valori, tenendo sempre presenti gli obiettivi da raggiungere. Il coraggio, insomma, è la capacità di superare gli ostacoli e proiettarsi verso nuove avventure esistenziali e future.
Emblematico, a tal proposito, è il pensiero del sociologo e psichiatra Paolo Crepet, il quale si sofferma sulla definizione di coraggio di ricominciare: "Avere il coraggio di ricominciare, vuol dire riconoscere che nella vita ci sono le marce in avanti, poi c'è il folle e poi ci sono anche le marce indietro. Questo tipo di coraggio ci serve per non restare fermi...dopo una caduta c'è sempre una risalita, quindi bisogna avere la forza di pensare che non si inizia e non si finisce, ma che si inizia, si sbaglia e si ricomincia. Gli errori, le sconfitte possono essere fonti di grandi e importanti lezioni, perché chi non sbaglia, vuol dire che non fa e non agisce".
È importante, quindi, accettare di buona lena il cambiamento, senza lasciarsi spaventare o scoraggiare poiché, se non si accetta il cambiamento e ci si adegua, si abbassa il livello delle proprie aspettative, con conseguente rinuncia ad ogni sforzo propedeutico al raggiungimento dei propri obiettivi.
Secondo Crepet, per ripartire da se stessi occorre smettere di pensare al peggio e rendersi consapevoli che "non c'è niente per sempre, tutto cambia. Alla luce dei fatti, spesso le situazioni che sembrano negative in realtà sono il trampolino di lancio per tante altre cose più appaganti e soddisfacenti".
Nella vita, nello scorrere inesorabile di un tempo che noi tutti siamo incapaci di afferrare e di fermare, dobbiamo accettare che la sfortuna non centra, non è il fato o il destino a decidere della nostra sorte, bensì le nostre azioni e reazioni e la capacità di reagire e riattivarsi.
Sono diversi gli ambiti della realtà quotidiana che ci offrono esempi pratici e concreti di come ricominciare. Si pensi a quando finisce un rapporto sentimentale: "Non si può non credere nell'amore! Anche se si chiude il rapporto, un amore non finisce mai, quello che c'è stato resta, sono solo i legami a essere perituri".
Insomma, secondo Paolo Crepet, una storia d'amore finita non deve essere motivo di fallimento ma ci deve spronare a rinascere e a darci la possibilità di trovare un nuovo partner, che sia diverso dal precedente, senza rimanere ancorati al passato.
Lo stesso ragionamento vale quando occorre ripartire in ambito lavorativo. Secondo il noto sociologo, infatti, "tutte le ripartenze iniziano dall'autostima e questo vuol dire vedere e permettersi scenari differenti, scegliere anche strade professionali nuove, sperimentarsi in mestieri diversi".
Dunque, occorre vivere con spirito propositivo, con la voglia di migliorarsi, senza mai lasciarsi abbattere o piegare dalle sconfitte, poiché non vi è nulla di definito, tutto è in continua mutazione e la vita va vissuta con coraggio di rialzarsi, risollevarsi più forti di prima "facendo proprio quello che diceva Hemingway: il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono più forti nei punti spezzati. Se ci pensiamo, è una regola del nostro organismo: l'osso è più forte proprio dove si è rotto".
di VALENTINA TROPEA






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Paolo Crepet ha spiegato assai bene ciò che milioni di persone vivono sulla propria pelle, siccome coinvolti in una delle vicende descritte dall'anzidetto pensatore contemporaneo, o da altro, e che, o non sono in grado di esprimersi nelle plausibili modalità per i più svariati motivi, o più semplicemente in ragione del fatto che intendono mantenere riservate le proprie questioni personali.
Senza qui voler entrare nel merito di ciascuna delle casistiche elaborate dell'illustrazione studioso, al contenuto delle quali appare opportuno a chi scrive operare integrale rinvio, piace soffermarmi con più che sintetiche osservazioni, commisurate alla collocazione logistica del presente intervento, rectius commento, solo in ordine ad uno, particolarmente rilevante, dei menzionata casi.
Intendo riferirmi alla fine di un amore, che va…