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Crepet: "La libertà richiede coraggio e disobbedienza. A scuola oggi i giovani imparano a ripetere e non a pensare, ed è un problema"

Aggiornamento: 14 nov 2025

Crepet denuncia come le nuove generazioni stiano perdendo la capacità di pensare autonomamente a causa della scuola e della tecnologia...


Il pensiero e la libertà di manifestazione dello stesso rappresentano, senza ombra di dubbio, la forma più elevata e più pura della manifestazione della personalità di un essere umano.

Pensare significa elaborare, meditare, riflettere, concepire, portare alla luce la propria interiorità. Il pensiero non è altro che l'espressione di noi stessi e dei nostri valori, attraverso scelte equivocabili od inequivocabili, condivisibili o meno, ma pur sempre frutto di decisioni e, dunque, di una presa di posizione e di coraggio.

Il tema della libertà di pensiero è stato oggetto di profonda riflessione da parte del noto sociologo e psichiatra Paolo Crepet, il quale ha sostenuto che, in un'epoca caratterizzata dalla tecnologia, dalla virtualità e dai social media che la fanno da padroni, la libertà di pensiero è un "atto di coraggio". 

Egli, infatti, sostiene che emerge ictu oculi come "pensare sia diventato molto difficile, per tante ragioni, anche ideologiche. Oggi ci sono cose che non si possono dire...non pensiamo più come una volta, ma non perché qualcuno ce lo impedisca: il punto è che questo qualcuno non è più umano, è una macchina".

Oggi, dunque, la realtà quotidiana è pervasa da un comando virtuale che subiamo, spesso inconsciamente, ad opera delle moderne tecnologie, che hanno finito per strumentalizzare la nostra esistenza, rendendoci dei meri burattini, incapaci di coltivare e vivere le relazioni interpersonali, comandati dalle macchine.

Ciò si riverbera, in particolar modo, sulle giovani generazioni, incapaci del coraggio di un pensiero proprio, di espressioni di originalità e creatività. Si tratta di una forma pericolosa e sottile di controllo "che ti guida, che ti spiega perché devi comprare questo o quello, che ti induce un pensiero. È molto più complicato di un semplice progresso tecnico. È un problema antropologico. Stiamo parlando di come cambia l'essere umano, non di un accessorio tecnologico". 

Tutto ciò è influenzato dalla velocità della routine quotidiana. La vita ci scorre davanti agli occhi velocemente, senza che sia possibile carpirne e valorizzarne gli effetti. "La realtà di questi tempi ha una velocità sbalorditiva. Un anno e mezzo fa parlavamo di intelligenza artificiale come di una fantasia...in poco tempo è passata dall'immaginario al potere reale".

Secondo Crepet, l'intelligenza artificiale rappresenta da un lato una nuova frontiera, consentendo enormi progressi, anche in campo medico, ma allo stesso tempo si tratta di una minaccia poiché comporta conseguenze enormi mettendo in evidenza le forti differenze sussistenti tra coloro i quali hanno a disposizione le risorse necessarie per mettere in pratica i progressi tecnologici raggiunti, e coloro i quali, invece, ne sono sprovvisti. A pagare le conseguenze più gravi sono certamente i giovani, ormai incapaci di "ragionare".


La colpa, secondo il noto sociologo, è da rintracciare sia nella scuola che nella tecnologia: "La scuola dovrebbe far ragionare, invece si limita a far ripetere. E la tecnologia, che cambia ogni sei mesi, non insegna a pensare ma a consumare".

Insomma, le nuove generazioni non conoscono le tecnologie di cui fanno uso, non sono spinti da spirito di curiosità e di ricerca ma si limitano ad utilizzare ciò che la società offre loro, quali meri esecutori, disinteressandosi completamente di ciò che li circonda e li governa.

“La libertà di pensiero non è uno slogan, ma un esercizio faticoso e quotidiano, che richiede coraggio, lucidità, disobbedienza”. È importante, pertanto, che i giovani riscoprano il coraggio di essere se stessi.



di VALENTINA TROPEA

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