Bambino cade a scuola: 50mila euro di risarcimento chiesti dalla famiglia, l'accusa è di presunto allontanamento dell'insegnante. La sentenza
- La Redazione

- 6 mag
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"A Potenza un bambino si sente male dopo essere tornato dal bagno. La famiglia accusa la docente di mancata vigilanza, ma qualcosa non torna…"

Tutto ha inizio in un istituto comprensivo della provincia di Potenza, nel pomeriggio del 7 febbraio 2019. Un alunno, che all’epoca frequentava la seconda elementare, chiede di poter andare in bagno verso le 15. Al suo ritorno il piccolo è in lacrime, accusando dolori di stomaco e senso di vomito.
L’insegnante di turno provvede ai primi soccorsi e contatta subito la madre, la quale arriva a scuola per prelevare il figlio verso le 15.15. Le controversie nascono sulla reale dinamica dell’infortunio. Infatti, secondo la versione della famiglia (che ha tirato in giudizio l’istituto, il Ministero dell’Istruzione e una terza società con sede a Milano), il bambino avrebbe subito un colpo alla pancia dato da alcuni suoi compagni.
Questo incidente si sarebbe verificato, secondo l’accusa, a causa di un momentaneo allontanamento dell’insegnante. Per questi motivi i genitori hanno richiesto un risarcimento danni pari a 51.035 euro.
Durante il processo, però, non è emersa alcuna prova a sostegno di questa accusa. L’insegnante in tribunale ha infatti chiarito che era stato il bambino stesso a spiegarle di essere caduto in bagno, senza fare menzione a presunti colpi ricevuti.
La docente ha confermato poi di non aver assistito direttamente alla caduta poiché si trovava in classe. I genitori hanno insistito per far deporre anche una seconda maestra (presumibilmente non era in classe al momento del fatto), ma il giudice ha bocciato la richiesta definendola superflua. Questo perché non era sul posto al momento dell’incidente e di conseguenza la sua parola non avrebbe comunque chiarito i fatti.
L’assoluta mancanza di prove e un’esposizione dei fatti ritenuta vaga e contraddittoria, hanno condotto alla chiusura del caso. Dunque, con la sentenza numero 1204/2026 depositata il 30 aprile, il Tribunale di Potenza ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dalla famiglia. Il verdetto ha escluso ogni responsabilità per i soggetti citati in giudizio e ha condannato i genitori a farsi carico di tutte le spese processuali e legali.
di LEANDRO CASTAGNA



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decisione assolutamente corretta del Tribunale.