Studenti italiani irrispettosi in Thailandia, interviene l’Ambasciata. Il CNDDU: “Il viaggio d’istruzione non è una parentesi ricreativa”
- La Redazione

- 1 giorno fa
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Un video diventato virale ha trasformato un viaggio scolastico in un caso diplomatico, riaprendo una questione che riguarda studenti, famiglie e scuola…

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime viva preoccupazione per la vicenda che ha coinvolto un gruppo di studenti minorenni italiani protagonisti di comportamenti ritenuti irrispettosi durante un viaggio d'istruzione in Thailandia. L'episodio, documentato da un video divenuto virale sui social network, ha indotto l'Ambasciata d'Italia a Bangkok a diffondere una nota ufficiale di rammarico e a porgere pubbliche scuse al popolo thailandese, prendendo nettamente le distanze dall'accaduto.
Che una rappresentanza diplomatica sia costretta a intervenire per dissociarsi dalla condotta di studenti impegnati in un'attività formativa costituisce un fatto di straordinaria rilevanza educativa e istituzionale. Non si tratta di una semplice "ragazzata", né di un episodio riconducibile esclusivamente alle dinamiche dei social media. Quando un comportamento individuale o di gruppo genera ripercussioni sul piano delle relazioni internazionali e dell'immagine del nostro Paese, è necessario interrogarsi sulle responsabilità educative che coinvolgono l'intera comunità scolastica.
Lo Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249) definisce la scuola una comunità educante fondata sul rispetto della persona, sull'assunzione di responsabilità e sulla convivenza civile. Tali principi accompagnano gli studenti anche fuori dall'aula e, a maggior ragione, durante le esperienze di mobilità internazionale, che rappresentano un momento privilegiato di crescita personale, culturale e civica.
Il viaggio d'istruzione non è una parentesi ricreativa, ma un'esperienza didattica a tutti gli effetti. Cambia il contesto, non vengono meno i doveri educativi. Ogni studente, quando varca i confini nazionali, diventa inevitabilmente portatore dell'immagine della propria scuola, della propria comunità e, simbolicamente, dell'Italia. Questo comporta una responsabilità che va ben oltre il rispetto formale delle regole.
Dal punto di vista pedagogico e sociologico, la vicenda evidenzia una criticità sempre più ricorrente: la difficoltà di molti adolescenti nel percepire il confine tra libertà personale e responsabilità sociale. La ricerca del consenso all'interno del gruppo, amplificata dalla cultura della visibilità e della spettacolarizzazione, rischia di indebolire il senso del limite, favorendo atteggiamenti che, seppur vissuti come gioco o esibizione, risultano lesivi della serenità altrui e della qualità della convivenza negli spazi pubblici.
Preoccupa, inoltre, il progressivo affermarsi di una cultura nella quale le scuse vengono talvolta percepite come un rimedio sufficiente a neutralizzare gli effetti di comportamenti inadeguati. Le scuse rappresentano certamente un gesto di responsabilità, ma non possono sostituire quel percorso educativo che dovrebbe prevenire simili episodi.
Educare significa sviluppare autocontrollo, rispetto del contesto, empatia e capacità di comprendere che ogni azione produce conseguenze che vanno oltre il singolo individuo.
Il CNDDU ritiene che questa vicenda debba trasformarsi in un'occasione di riflessione per il sistema scolastico. È auspicabile che ogni viaggio d'istruzione all'estero sia preceduto da specifici percorsi di preparazione dedicati alla conoscenza della cultura del Paese ospitante, delle regole di convivenza, del valore della comunicazione interculturale e del significato della rappresentanza che ogni studente, consapevolmente o meno, esercita quando si trova all'estero.
La scuola è chiamata oggi a una sfida che va oltre la trasmissione delle conoscenze: formare giovani capaci di abitare responsabilmente gli spazi pubblici, di leggere il contesto in cui si trovano e di comprendere che il rispetto non è un semplice codice di buone maniere, ma il presupposto indispensabile di ogni convivenza civile. Se un viaggio d'istruzione richiede addirittura l'intervento riparatore della diplomazia italiana, significa che il problema non riguarda soltanto il comportamento di alcuni studenti, ma impone una riflessione collettiva sull'efficacia dei nostri modelli educativi. La vera sfida della scuola non consiste nel gestire le conseguenze degli errori, bensì nel formare coscienze capaci di evitarli".
di La Redazione
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