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Università e Ricerca, rinnovo CCNL 2025-28: Pacifico (Anief) avverte “Il Governo dovrà finanziare ulteriori 1,5 miliardi annui per recuperare il gap economico”

Il presidente Anief, Marcello Pacifico, intervenendo al congresso Snals-Confsal, sottolinea la necessità di nuove risorse strutturali in Legge di bilancio per ridurre il divario retributivo, finanziare indennità e migliorare le condizioni del...

"Se firmiamo la parte economica del Contratto collettivo nazionale Istruzione e Ricerca 2025-2028 il Governo a regime dovrà finanziare in Legge di bilancio ulteriori 1,5 miliardi annui: sono finanziamenti indispensabili per recuperare il gap economico di quasi 1.000 euro al mese rispetto ad altri comparti, per riconoscere le indennità di sede e di burnout così da permettere al personale del comparto di andare in pensione a 60 anni ed avere il riscatto agevolato della laurea”.


Lo ha dichiarato a Roma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante il XIII Congresso Nazionale Snals-Confsal, rivolgendosi ai ministri competenti perché riescano a reperire i finanziamenti da destinare a Scuola, Università e Ricerca.

Pacifico ha ricordato ai tanti delegati presenti che “la scuola non può essere un costo, ma un investimento: ben venga l’assicurazione sanitaria, ma dobbiamo anche riconoscere il burnout, perché a scuola si parla di sicurezza e non di salute, a differenza della legge che prevede di tutelare entrambe.


Il 1° aprile all’Aran andremo a chiudere molto probabilmente un rinnovo contrattuale, che ci permetterà di avere 1.600 euro di arretrati e aumenti in media di 140 euro: sono soldi che ci sono e quindi è meglio che vadano subito al personale, piuttosto che fermi nelle casse pubbliche. C’è però da capire perché oggi io prendo 10mila euro in meno di chi lavora nelle Funzioni Centrali, mentre quando ero precario avevo nello stipendio 1.000 euro in più. Cosa è accaduto? Dobbiamo scoprirlo e trovare una soluzione”.


Il presidente Anief ha quindi ricordato che “nella scuola l’80 per cento è donna, il 30 per cento circa più degli altri settori lavorativi. Spesso, sono precarie con pochi diritti, malgrado l’Europa ci dica che debbano entrare in ruolo dopo 36 mesi e abbiano diritto ai buoni pasti. Lo Stato non dà seguito a questo, malgrado Lussemburgo ci dica che quelle posizioni dell’Ue sono vincolanti. Stiamo facendo molto, come il riconoscimento degli scatti di anzianità per tutti, la Carta del docente ai precari e tanti altro. Ma non ci fermiamo: la Scuola e la Ricerca – ha concluso il sindacalista autonomo - necessitano di specifiche risorse per risolvere queste problematiche e discriminazioni”.



di LA REDAZIONE







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