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Pordenone, due aggressioni a ragazzi di 12 e 13 anni: l’emergenza della violenza tra giovanissimi riaccende il dibattito educativo

Nel giro di poche ore due episodi di violenza hanno coinvolto adolescenti di 12 e 13 anni a Pordenone. I fatti riaccendono l’attenzione sul fenomeno delle aggressioni tra giovanissimi e sulla necessità di rafforzare percorsi educativi e di prevenzione


"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per i due gravi episodi di violenza tra giovanissimi avvenuti l’11 marzo a Pordenone, dove due adolescenti di appena 12 e 13 anni sono stati vittime di aggressioni nel giro di poche ore: uno colpito con un pugno all’interno di un istituto scolastico, l’altro brutalmente aggredito nei pressi della propria abitazione.


Entrambi sono stati accolti nel reparto di Pediatria dell’ospedale cittadino.

Questi fatti non possono essere archiviati come semplici “episodi di cronaca”. Essi rappresentano piuttosto il sintomo di un disagio educativo e relazionale sempre più diffuso tra le giovani generazioni, un disagio che interpella direttamente la comunità educante nel suo complesso: scuola, famiglie, istituzioni, media e territorio.


Quando la violenza diventa linguaggio tra pari, significa che qualcosa nel processo di formazione civica ed emotiva si è incrinato. Colpire un coetaneo per affermare una supremazia, per una rivalità affettiva o per dinamiche di gruppo non è soltanto un gesto impulsivo: è l’espressione di una fragilità culturale che rende sempre più difficile riconoscere nell’altro una persona titolare di diritti inviolabili.


Per questo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama con forza l’urgenza di rafforzare nelle scuole percorsi strutturati e continuativi di educazione ai diritti umani, alla gestione non violenta dei conflitti, all’empatia e alla responsabilità sociale. Non bastano interventi episodici o reazioni emergenziali: occorre costruire quotidianamente una cultura del rispetto che renda la violenza non solo inaccettabile, ma culturalmente impensabile.



Le scuole non possono essere lasciate sole. È necessario investire in programmi educativi che integrino educazione civica, alfabetizzazione emotiva e prevenzione del bullismo, coinvolgendo psicologi, pedagogisti e operatori sociali. Allo stesso tempo, le famiglie devono essere sostenute nel loro ruolo educativo, affinché i giovani imparino a riconoscere i propri sentimenti e a gestire frustrazione e conflitto senza ricorrere alla sopraffazione.


Ogni ragazzo che alza la mano contro un coetaneo è anche il segnale di una richiesta di ascolto che non può restare ignorata. Educare ai diritti umani significa proprio questo: trasformare la rabbia in parola, il conflitto in confronto, la paura dell’altro in possibilità di relazione.

Il CNDDU rinnova pertanto l’invito alle istituzioni scolastiche e alle amministrazioni locali a promuovere tavoli permanenti di prevenzione della violenza giovanile e a sostenere con maggiore convinzione la centralità dell’educazione ai diritti umani come presidio culturale contro ogni forma di aggressività.


La tutela dell’infanzia e dell’adolescenza non si realizza soltanto intervenendo dopo i fatti. Si costruisce molto prima, nelle aule, nelle famiglie e nei luoghi della vita quotidiana, insegnando ai più giovani che la dignità dell’altro è il primo confine che non può essere oltrepassato".

di LA REDAZIONE







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