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Pellai: “Quando una figlia rieduca il padre”. La riflessione che riguarda molti genitori nel film di Checco Zalone

Aggiornamento: 29 dic 2025

Analizzando Buen Camino di Checco Zalone, Alberto Pellai riflette sul passaggio da uomo a padre, sul materialismo e su ciò che davvero serve ai figli per crescere...

Durante le feste natalizie nelle sale cinematografiche italiane viene proiettato il nuovo film di Checco Zalone dal titolo “Buen Camino”. Un film che parla di adolescenza, di materialismo, di genitori assenti o presenti in modo inadeguato, tutto ciò che la nostra società vive ormai da tempo. A proporci un'analisi del film è stato l’esperto di pedagogia Alberto Pellai secondo il quale si tratta di un “film leggero che mostra aspetti che ci appartengono, che ci stanno appiccicati sul corpo e sul cuore, anche se facciamo di tutto per non mostrarli al mondo”.


Checco Zalone, noto attore e regista del grande schermo, ha le capacità, secondo il pedagogista, di “portare in scena personaggi improbabili che incarnano le fragilità e le contraddizioni della società contemporanea. La capacità di far sorridere raccontando una storia di paternità assente, una vicenda di adolescenza sofferente”. Da questa breve introduzione si può capire come una tematica così importante sia stata trattata con la giusta satira per far ridere sì ma soprattutto riflettere, continua Pellai: “Il protagonista è un padre apparentemente instupidito dalla sua ricchezza, ereditata e mai sudata. E’ un uomo che vive di forma, senza alcuna sostanza.

È la caricatura del successo senza percorso, della ricchezza senza merito, dell’apparire che si mangia l’essere. Sarà sua figlia adolescente a permettergli di invertire la rotta. Perché improvvisamente, quella figlia che ha tutto, si accorge di non avere niente. O meglio: teme di non essere niente. Così fugge e si mette in cammino lungo il percorso di spiritualità più “battuto” al mondo: il cammino di Santiago. E’ lì che il padre decide di andare e riprendersela”.

Da un lato quindi un padre che cerca di compensare l’amore mancato con oggetti materiali, lusso e ricchezza e dall’altro una figlia bisognosa di amore, cure, dedizione che tenta in tutto i modi di fargli capire ciò che vorrebbe davvero, andando addirittura dall’altra parte del mondo. È il ritratto fedele di ciò che vivono oggi figli e genitori. Aggiunge l’esperto:

“E invece no, perché quella ragazza sta davvero cercando il senso profondo del suo esistere. E di un padre col parrucchino in Ferrari non ha alcun bisogno, anche se ha tremendamente bisogno di un padre. Così quel padre pupazzo diventa un papà vero giorno dopo giorno, camminando su un percorso fatto di natura e relazioni, di essenzialità e spiritualità. Si toglie il parrucchino, abbandona la Ferrari, si cambia abito. Gli accade quello che a molti uomini succede nel passaggio da uomo a padre: si evolve e si trasforma in “uomo vero”, attento a ciò che conta”.

I genitori spesso danno per scontato di conoscere alla perfezione i bisogni dei figli, ma ciò che non occorre mai dimenticare è che seppur “nostri figli” sono in realtà identità indipendenti, con ambizioni, sogni e paure diverse da quelle dei genitori e l’unico strumento che può fare da ponte è conversare con loro e osservarli. In questo film: “ il mito del sesso, del denaro, del successo vengono raccontati come maschere iconiche di un’umanità che ha profondamente perso la propria essenza. Si ride e si piange. In questo film mi ha colpito la narrazione di un padre che viene ri-educato dal dolore di una figlia della quale si accorge di non sapere nulla. Alla quale deve imparare a stare accanto” afferma Pellai e conclude: “E’ un film che fa ridere, che fa piangere, che fa pensare. Che mette noi genitori davanti a due domande: tu sai chi sei veramente? Di tuo figlio che cosa hai capito davvero?” 

Per te, lettore che ci segui: come risponderesti a queste domande? Cosa potrebbe aiutare la situazione tra genitori e figli che sta vivendo oggi la società contemporanea? Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere può aiutare altri a fermarsi, emozionarsi e ritrovare ciò che conta davvero.


di NATALIA SESSA

7 commenti


Donatella
28 dic 2025

Il film l'ho visto ieri sera; condivido pienamente l'analisi di Pellai. Avere tutto e accorgersi all'improvviso che quel tutto è NIENTE di fronte ad una figlia che vuole solo essere figlia del suo papa'. Un " buen camino" come spartiacque tra una vita prima e una nuova .......essere finalmente un vero papà con tutto l'affetto e l'amore da donare.......senza Ferrari, senza ostentazione........Consigliato vivamente per ridere, riflettere e commuoversi perché no........!!!

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Ospite
28 dic 2025

Non ho visto il film e lo vedrò, mi piace Checco Zalone.

Ho tre figli adulti e sono nonna. Ritengo che fare i genitori sia un impegno per la vita, con tanto tempo da dedicar loro da piccoli (fatica soprattutto fisica), tanto tempo quando sono adolescenti (fatica psicologica) e se abbiamo lavorato bene quando diventano adulti non occorre più dedicare del tempo, ma condividere momenti piacevoli insieme. Tenendo sempre presente che siamo genitori per la vita, in caso di problemi, dispiaceri e difficoltà siamo delle spalle d'appoggio per dei consigli, per un aiuto. Insomma per amarli per la vita.

Se non si è disposti a questi "sacrifici" è meglio non fare figli.

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Massimo
28 dic 2025

Il film di zalone non vincerà l’Oscar ed è un film adatto ad oggi dove la gente vuole solo ridere in quanto la cultura è merce rara.altra cosa i film di Benigni Troisi Verdone dove la risata è cultura è storia quotidiana.ma questo non importa perché questo film di zalone è business…..unica cosa buona che la gente va al cinema dove noi italiani siamo un esempio nel mondo per i FILM e REGIA.

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Emilia
28 dic 2025

Il film apparentemente leggero offre molti spunti di riflessione. La sfrontata ricchezza del padre fa prendere le distanze dal personaggio per cui ti dici " io non sono così ", ma in realtà quante volte ci mettiamo davvero in ASCOLTO dei nostri figli adolescenti?

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Ospite
28 dic 2025

Sicuramente un film che racconta allora anche speranza... Pur se nella maggioranza dei casi, a mio avviso e se veramente ci sono sotto mancanze gravi di questo genere, difficilmente si riesce a intraprendere da soli percorsi tanto importanti pure se fosse una figlia o un figlio stesso a supplicare il genitore di crescere e 'cambiare' per lei/lui... :(

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