Stipendi dei docenti, un Fondo pluriennale per il riequilibrio retributivo e il rilancio della competitività della professione
La crescita degli stipendi dei docenti rispetto agli altri comparti del pubblico impiego e la tutela del potere d’acquisto al centro...

143 euro lordi mensili di aumento per i docenti contro i 560 euro previsti per la dirigenza sanitaria. Sono le cifre, riferite a categorie professionali differenti, dalle quali parte il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) per richiamare l'attenzione del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sulla progressiva perdita di competitività economica dell'insegnamento.
La richiesta è precisa: istituire un Fondo pluriennale per il riequilibrio retributivo del personale docente, finanziato con risorse aggiuntive rispetto a quelle già destinate ai rinnovi contrattuali. L'obiettivo non è equiparare automaticamente professioni con responsabilità e inquadramenti differenti, ma impedire che gli aumenti contrattuali, pur migliorando gli stipendi, lascino inalterate le distanze economiche accumulate negli anni.
Stipendi pubblici, i dati ARAN: scuola indietro rispetto ad altri comparti
Secondo il Rapporto semestrale ARAN n. 2/2025, tra il 2015 e il 2025 le retribuzioni contrattuali hanno registrato incrementi differenti:
Istruzione e Ricerca: +13,4%;
Funzioni centrali: +17,7%;
Sanità: +15,7%.
Il divario tra Istruzione e Ricerca e Funzioni centrali raggiunge quindi 4,3 punti percentuali. Il CNDDU precisa che questi dati riguardano comparti differenti e non comprendono integralmente gli effetti degli ultimi rinnovi contrattuali. Resta tuttavia il problema di una crescita salariale che, nel tempo, può penalizzare la posizione economica relativa degli insegnanti.
Aumenti contrattuali: 143 euro ai docenti, 560 euro alla dirigenza sanitaria
Il Coordinamento richiama anche i recenti accordi contrattuali.
Il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto definitivamente il 1° luglio 2026, prevede per i docenti un incremento medio di circa 143 euro lordi mensili a regime dal gennaio 2027, comprensivo delle anticipazioni già riconosciute. La pre-intesa dell'Area Sanità, sottoscritta il 7 ottobre 2026, contempla invece per la dirigenza sanitaria un aumento medio complessivo di 560 euro lordi mensili, dei quali 393 derivanti dal rinnovo contrattuale e 167 da ulteriori stanziamenti legislativi. Su tredici mensilità, gli incrementi corrispondono rispettivamente a circa 1.859 euro e 7.280 euro lordi annui. Il confronto, sottolinea il CNDDU, non dimostra un'equivalenza tra le due professioni, ma evidenzia quanto possano incidere gli stanziamenti aggiuntivi sulla valorizzazione economica di determinate categorie del pubblico impiego.
La proposta a Valditara: un Fondo aggiuntivo e cinque anni per recuperare il divario
Per affrontare il problema, il Coordinamento chiede al Ministro di promuovere, insieme al MEF e al Dipartimento della Funzione pubblica, l'istituzione di un “Fondo pluriennale per il riequilibrio retributivo del personale docente, finanziato attraverso risorse aggiuntive rispetto agli stanziamenti ordinari destinati ai rinnovi contrattuali”.
La proposta prevede una prima ricognizione delle retribuzioni annue effettive dei dipendenti pubblici, con il coinvolgimento dell'ARAN e della Ragioneria generale dello Stato. L'analisi dovrebbe individuare i differenziali salariali attraverso criteri professionali omogenei e quantificare le risorse necessarie per un eventuale recupero. Su questa base, il CNDDU propone un “programma quinquennale di adeguamento, con coperture finanziarie progressive, obiettivi verificabili e particolare attenzione al rafforzamento stabile del trattamento economico fondamentale”. Non si tratterebbe, quindi, di un bonus temporaneo, ma di un intervento strutturale da inserire nella programmazione finanziaria nazionale.
Inflazione e costo della vita: perché gli aumenti potrebbero non bastare
Accanto alla diversa crescita degli stipendi pubblici, il Coordinamento richiama il problema dell'inflazione e della perdita del potere d'acquisto.
Per molti insegnanti incidono anche le spese per l'abitazione, la mobilità territoriale e la formazione professionale, soprattutto nelle aree caratterizzate da un costo della vita più elevato. Il CNDDU osserva inoltre che la retribuzione fondamentale dei docenti resta prevalentemente legata all'anzianità di servizio, mentre le ulteriori responsabilità professionali non sempre si traducono in miglioramenti economici stabili. Il rischio, secondo il Coordinamento, è che la professione perda progressivamente attrattività, rendendo più difficile reclutare e trattenere personale qualificato.
Il CNDDU sollecita quindi Valditara a portare la questione salariale all'attenzione del Governo, affinché il recupero dei divari diventi un obiettivo concreto e non resti affidato esclusivamente ai rinnovi periodici.
Il comunicato si chiude con una riflessione che riassume il significato della proposta: “la questione non è soltanto quanto aumentino gli stipendi dei docenti, ma quale posizione economica la professione sia destinata a occupare rispetto alle altre attività qualificate del pubblico impiego. Un rinnovo contrattuale può migliorare la retribuzione individuale senza necessariamente ridurre le distanze accumulate”.
di La Redazione
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