Stop al burqa in classe e limiti agli alunni stranieri, Valditara: "Come si può nel nome dell’inclusione accettare che una donna sia una non persona?"
Il ministro vuole vietare il velo integrale anche fuori dalla scuola, ma per ora la norma riguarda gli istituti scolastici. Il caso di Monfalcone e il precedente francese aiutano a...

Il divieto del burqa e del niqab potrebbe diventare una questione che va oltre il mondo della scuola. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, vuole infatti estendere la misura anche agli altri spazi pubblici. Alla base della sua posizione c’è la convinzione che il velo integrale rappresenti una forma di subordinazione della donna.
Durante l’incontro a Monfalcone, il ministro ha contestato l’idea che l’inclusione possa giustificare qualsiasi pratica culturale.
“Come si può nel nome dell’inclusione accettare che una donna sia una non persona? Mi facciano il piacere”, ha dichiarato.
La distinzione da tenere presente è semplice: il decreto approvato per le scuole non introduce un divieto generale del velo integrale in tutti gli spazi pubblici. Valditara ha espresso la volontà di estendere la misura, ma per applicarla anche fuori dagli istituti è necessario un intervento normativo distinto.
Il caso di Monfalcone: come si comportava la scuola
La questione era già emersa a Monfalcone prima dell’introduzione del nuovo decreto. Nel febbraio 2025, era stato raccontato il caso dell’istituto superiore Sandro Pertini, dove alcune studentesse che indossavano il niqab venivano riconosciute da una referente scolastica in uno spazio appartato, prima di entrare in classe.
La procedura permetteva di verificare l’identità delle ragazze senza chiedere loro di togliere il velo davanti agli altri studenti. La scuola cercava così di conciliare le esigenze di identificazione con la possibilità di frequentare regolarmente le lezioni.
Nel settembre 2026, una studentessa di 16 anni aveva raccontato all’ANSA il proprio punto di vista, definendo il niqab “una scelta personale e libera, che non preclude la socialità”.
Valditara considera però il velo integrale una forma di umiliazione della donna; la ragazza, invece, lo descrive come una scelta individuale. Il confronto riguarda quindi anche una questione concreta: come intervenire quando una pratica considerata problematica dalle istituzioni viene vissuta da chi la adotta come una decisione personale?
Il precedente francese: il divieto era già stato esaminato in Europa
In Francia, una legge approvata nel 2010 e diventata effettiva nell’aprile 2011 ha vietato di coprire il volto nei luoghi pubblici. Il divieto riguarda anche chi indossa il burqa o il niqab.
Una donna musulmana francese, che indossava il velo integrale per scelta personale e per motivi religiosi, ha contestato la legge davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Secondo la donna, il divieto limitava la sua libertà personale e il diritto di praticare la propria religione.
Nel 2014, la Corte ha stabilito che la legge francese non violava la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ha quindi ritenuto legittimo il divieto introdotto dalla Francia, considerando anche l’obiettivo di favorire la convivenza tra le persone nella società.
Questo precedente, però, non obbliga l’Italia a introdurre la stessa legge. Significa soltanto che, in quel caso, la Corte europea non ha giudicato illegittima la scelta fatta dal governo francese.
Che cosa prevede il decreto italiano
Il decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, entrato in vigore il primo ottobre, vieta la partecipazione alle attività scolastiche curricolari ed extracurricolari con il volto coperto o con altri mezzi che impediscano il riconoscimento, fatte salve le eccezioni previste dalla norma. Il provvedimento è entrato in vigore, ma resta da completare il percorso parlamentare per la conversione in legge. L’eventuale estensione del divieto agli spazi pubblici costituisce invece un passaggio separato.
La posizione di Valditara è dunque chiara: il ministro vuole che il divieto non sia limitato alla scuola. Per sapere se questa proposta diventerà una norma bisognerà attendere gli eventuali interventi legislativi.
di Leandro Castagna
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