Stipendi docenti e ATA, Valditara: “Tre contratti in meno di quattro anni”. Complessivi 412 euro mensili per i docenti e 304 euro per il personale ATA
Il ministro rivendica tre rinnovi contrattuali e risponde alla proposta della quattordicesima. Intanto l’inflazione torna a crescere...

Gli stipendi della scuola hanno perso competitività per i ritardi accumulati prima dell’attuale Governo. È la posizione sostenuta da Giuseppe Valditara al Senato il 1° ottobre, rispondendo all’interrogazione di Italia Viva sulla retribuzione degli insegnanti e sulla proposta di introdurre la quattordicesima.
“Se le retribuzioni del personale scolastico hanno perso competitività, è per via di questa inerzia di circa quindici anni”, ha dichiarato il ministro, attribuendo ai blocchi e ai ritardi contrattuali del passato il divario da recuperare.
Valditara ha rivendicato “la sottoscrizione di tre contratti in meno di quattro anni”, indicando incrementi complessivi di 412 euro mensili per i docenti e 304 euro per il personale ATA. Sono cifre riferite alla somma degli aumenti dei diversi rinnovi, non a un nuovo incremento da attendere nel prossimo cedolino.
L’ultimo passaggio è documentato dall’ARAN: il 1° luglio 2026 è stata sottoscritta definitivamente la parte economica del contratto Istruzione e Ricerca 2025-2027. La distinzione conta, perché la trattativa sulle regole del lavoro prosegue separatamente.
Il confronto sugli stipendi, però, riguarda anche quanto si riesce ad acquistare con quelle somme. Secondo l’Istat, i prezzi sono aumentati mediamente dell’8,1% nel 2022 e del 5,7% nel 2023, seguiti dall’1% nel 2024 e dall’1,5% nel 2025. Gli aumenti contrattuali vanno quindi letti insieme alla crescita delle spese, senza confondere l’incremento nominale dello stipendio con il recupero del potere d’acquisto. La pressione non si è fermata: nelle stime preliminari di settembre 2026, l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, trainata soprattutto dall’energia. Il dato non permette, da solo, di stabilire quanto abbia perso ogni lavoratore, ma spiega perché il costo della vita resti centrale nel dibattito sulle retribuzioni.
Alla richiesta della quattordicesima, Valditara ha contrapposto la strada dei rinnovi e della valorizzazione professionale: “Abbiamo mantenuto l’impegno preso: valorizzare sempre di più chi lavora per il futuro dei nostri giovani”, aggiungendo di voler proseguire con “iniziative serie e durature, e non demagogiche e dal sapore elettoralistico”.
Resta la distanza tra il risultato rivendicato dal Governo e ciò che docenti e ATA misurano ogni mese, dopo aver pagato affitto, bollette e spesa.
di La Redazione
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