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Scuola, meno alunni per classe rispetto alla media OCSE. Valditara: "Un dato favorevole alla personalizzazione della didattica"

2 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Nella primaria la media italiana è di 18 studenti contro 21, nella secondaria di primo grado 20 contro 23. Il rapporto OCSE 2026 riapre il confronto sulla qualità dell'istruzione.

Le classi italiane sono davvero troppo numerose? Il tema delle cosiddette classi pollaio torna al centro del dibattito scolastico, ma questa volta a richiamare l'attenzione sono i dati internazionali. Secondo i numeri illustrati dal ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in occasione della presentazione del rapporto OCSE Education at a Glance 2026, le classi italiane hanno in media tre alunni in meno rispetto a quelle dei Paesi OCSE, sia nella scuola primaria sia nella secondaria di primo grado.

Un risultato che offre una fotografia diversa da quella spesso associata alle aule sovraffollate. Ma che, naturalmente, non esclude l'esistenza di situazioni critiche nei singoli territori.

Classi meno numerose, cosa dicono i dati OCSE

Nel 2024, anno cui si riferiscono i dati sulla numerosità delle classi, la scuola primaria italiana contava mediamente 18 alunni per classe, rispetto ai 21 della media OCSE. Nella secondaria di primo grado il rapporto era invece di 20 contro 23.

Grado scolastico

Italia

Media OCSE

Scuola primaria

18

21

Secondaria di primo grado

20

23

Rispetto al 2015, inoltre, il numero medio degli studenti per classe sarebbe diminuito di un'unità in entrambi i gradi scolastici. Per Valditara, si tratta di una condizione che può favorire una maggiore attenzione ai bisogni degli alunni e la personalizzazione degli apprendimenti. Resta però una distinzione importante: una media nazionale più bassa non significa che tutte le classi italiane siano poco numerose. I dati aggregati descrivono il sistema nel suo insieme, non le differenze tra scuole, indirizzi e territori.


Dispersione scolastica, Valditara: "Un risultato storico"

La presentazione del rapporto è stata anche l'occasione per fare il punto sull'abbandono scolastico. Secondo i dati illustrati dal ministro, la quota di giovani che lascia prematuramente i percorsi di istruzione e formazione è passata dall'11,5% del 2022 all'8,2% del 2025. Valditara ha inoltre richiamato una stima INVALSI per il 2026, pari al 7,3%. Quest'ultimo valore, proprio perché stimato, va distinto dai dati già consolidati.

Il ministro ha collegato il miglioramento anche agli interventi di contrasto alla dispersione, tra cui Agenda Sud e il docente tutor. Resta però necessario valutare separatamente l'efficacia delle singole misure, senza attribuire automaticamente a ciascuna di esse l'intera riduzione registrata.

Competenze degli studenti: lettura sopra la media OCSE

Un altro risultato significativo emerge dall'indagine PISA 2025, che misura le competenze dei quindicenni. In lettura, l'Italia ha ottenuto 474 punti contro i 461 della media OCSE. Anche in matematica e scienze i risultati italiani risultano leggermente superiori alla media internazionale.

Competenza

Italia

Media OCSE

Lettura

474

461

Matematica

468

463

Scienze

483

482

Il quadro richiede tuttavia una lettura attenta. L'OCSE segnala che, rispetto al 2022, i risultati italiani sono rimasti sostanzialmente stabili nelle tre discipline. Inoltre, rispetto al 2015, è aumentata la percentuale di studenti con competenze insufficienti in matematica.

Più ore di lezione, ma la qualità resta decisiva

Il confronto internazionale riguarda anche il tempo trascorso a scuola.

Secondo i dati presentati dal ministro, nella primaria italiana sono previste 917 ore annue di istruzione obbligatoria, contro le 804 della media OCSE. Nella secondaria di primo grado il confronto è di 990 ore contro 909.

Si tratta di una disponibilità di tempo significativa, che può offrire maggiori opportunità di apprendimento. Ma il numero delle ore, da solo, non misura l'efficacia della didattica. A fare la differenza sono anche l'organizzazione delle attività, la continuità degli insegnanti e la capacità di rispondere ai bisogni degli studenti.


Il rapporto OCSE e la sfida per la scuola italiana

La fotografia internazionale restituisce dunque alcuni segnali positivi: classi mediamente meno numerose, una riduzione dell'abbandono precoce e risultati in lettura superiori alla media OCSE. Lo stesso rapporto Education at a Glance 2026, tuttavia, dedica particolare attenzione alla carenza di insegnanti e alle condizioni di lavoro del personale docente, ricordando quanto la qualità dei sistemi educativi dipenda anche dalla capacità di attrarre e mantenere professionisti qualificati. Il punto centrale resta allora comprendere quanto questi indicatori si traducano nella quotidianità delle scuole. Perché avere meno alunni in classe è certamente un'opportunità. Ma è ciò che si riesce a fare con ciascuno di loro a determinare la qualità dell'istruzione.

di La Redazione


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